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6 ottobre 2016

Cambiamento climatico: i diritti di donne e bambini passano dal rapido avvio di politiche di mitigazione e adattamento. L’UE ratifica l’accordo di Parigi.

 

Finalmente il Parlamento Europeo ha ratificato l’accordo di Parigi  sul Cambiamento climatico, stilato nel  dicembre 2015 durante l’ultima Conferenza sul clima COP 21. Con il sì dell’Ue il 4 ottobre , seguito poche ore dopo da quello degli USA , l’accordo può ora entrare in vigore: il vecchio continente rappresenta infatti circa il 12% dei gas serra rilasciati in atmosfera a livello mondiale.
L’accordo prevede il mantenimento dell’aumento della temperatura terrestre “ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali”, con l’impegno di “portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi”. Si tratta di un impegno molto ambizioso e secondo alcuni difficilmente raggiungibile se già entro il 2030 non verranno adottate azioni per mitigare l’aumento della temperatura. Dopo il 2030 l’aumento della temperatura sarebbe irreversibile. L’Europa si è impegnata a tagliare le proprie emissioni del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 in tutti i settori dell’economia. Ciò impatta su diversi settori: agricoltura, energie rinnovabili, efficienza energetica, edilizia e trasporti. Ora la parola passa agli Stati. Hanno dato il via libera all’applicazione dell’accordo Austria, Francia, Germania, Ungheria, Portogallo e Slovacchia, mentre l’Italia ha annunciato di essere prossima a questo passo.

Ogni giorno di ritardo nella applicazione dell’accordo potrebbe essere pagato a caro prezzo dai paesi e dalle persone che con più fatica si adattano al cambiamento climatico, per questo motivo i Paesi più ricchi dovranno versare 100 miliardi di dollari ogni anno a quelli più poveri per sostenerli nello sviluppo di fonti energetiche a basso impatto ambientale.

Già oggi i danni provocati dal cambiamento climatico sono evidenti e vasti: aumento della violenza degli eventi climatici, dai temporali, ai fulmini, dagli uragani, all’aumento del livello dei mari che sta sommergendo alcune isole del Pacifico. I profughi “climatici” sono sempre più numerosi e presto saranno altrettanto numerosi dei profughi per guerre e conflitti interni. Queste ultime poi sono spesse scatenate da un mancato accordo sullo sfruttamento delle sempre più preziose riserve d’acqua.

WeWorld nei paesi in cui opera (dal Kenya alla Cambogia all’India) ogni giorno si confronta con gli effetti devastanti del cambiamento climatico sulla vita di donne e bambini: esaurimento di pozzi, migrazioni forzate, disastri ambientali, raccolti e cibo sempre più scarso. Nei prossimi anni sentiremo sempre più spesso parlare del legame tra ambiente e sviluppo e inclusione di donne e bambini. 

Per approfondire il tema guarda il WeWorld Index 2016 il mondo degli esclusi in cui gli indicatori ambientali e legati ai disastri naturali hanno grande spazio.
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