Che cos’è la violenza contro le donne e come si presenta?

La violenza contro le donne è ormai riconosciuta come una violazione dei diritti della persona in tutte le sue forme.  
Non si tratta né di un fenomeno episodico, né un fatto privato: è un problema strutturale e sistemico che attraversa la nostra società e colpisce le donne in ogni fase della loro vita, limitandone benessere, libertà, partecipazione, salute, opportunità e diritti fondamentali. 
La Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’Eliminazione della Violenza Contro le Donne (CEDAW) definisce la violenza contro le donne come “qualunque atto di violenza in base al sesso, o la minaccia di tali atti, che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali, o psicologiche, coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata delle donne”. 

La violenza contro le donne può manifestarsi in molte forme: 

  • Fisica: aggressioni, percosse, intimidazioni. 
  • Psicologica ed emotiva: umiliazioni, minacce, isolamento, manipolazione. 
  • Economica: controllo del denaro, ostacoli all’accesso al lavoro, sfruttamento. 
  • Sessuale: coercizione, abusi, rapporti forzati, molestie. 
  • Digitale: stalking online, diffusione non consensuale di dati e immagini, controllo tramite tecnologia.
  • Simbolica: linguaggi, stereotipi e narrazioni che normalizzano la disparità. 

Queste forme non sono separate, ma tendono a sovrapporsi e a rafforzarsi reciprocamente. Riconoscerle è essenziale per proteggere chi vive situazioni di rischio e per promuovere un cambiamento culturale profondo. 

La violenza contro le donne, e più in generale la violenza di genere, mina l’uguaglianza, ostacola lo sviluppo sociale ed economico e incide profondamente sulla qualità della vita di intere comunità. Per questo, come WeWorld, ci impegniamo da oltre cinquant’anni nella prevenzione e nel contrasto della violenza contro le donne e nel sostegno concreto a chi la subisce, in Italia e nel mondo. 

Lo facciamo seguendo un approccio trasformativo di genere (gender-transformative approach), con il quale integriamo la prospettiva di genere in ogni azione e progetto, in ogni comunità, in ogni contesto.  

Adottare un approccio trasformativo di genere significa lavorare sulle norme culturali, sulle relazioni di potere, sulle pratiche quotidiane, perché il cambiamento diventi duraturo e strutturale. Significa creare spazi in cui le donne e le ragazze possano partecipare, guidare decisioni, esercitare diritti e incidere nelle proprie comunità, e allo stesso tempo cambiare le narrazioni e le aspettative che regolano i ruoli di genere. 

I dati sulla violenza contro le donne in Italia

Nel nostro Paese la violenza contro le donne resta un fenomeno molto diffuso. 

Gli ultimi dati ISTAT confermano la gravità della situazione: 7 milioni di donne, cioè una su tre, hanno subito nel corso della vita una qualche forma di molestia o violenza. Inoltre, una donna su due (49%) dichiara di aver sperimentato almeno un episodio di violenza economica, una delle forme meno visibili ma più pervasive perché limita autonomia e possibilità di scelta. 

Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, ex partner, parenti o amici: avvengono dunque in spazi familiari o relazionali, dove il controllo è più difficile da riconoscere e denunciare. La violenza domestica resta quella più diffusa, trasversale a età, provenienze e livelli socio-economici. 

Per questo il nostro lavoro si concentra sia sul supporto diretto alle donne che vivono situazioni di violenza o di vulnerabilità, sia sulla prevenzione e sull’educazione, affinché ogni persona sia messa nelle condizioni di riconoscere i segnali, chiedere aiuto o agire per raggiungere la propria autodeterminazione. 

Il nostro impegno in Italia 

In Italia il nostro lavoro contro la violenza di genere e per i diritti delle donne si sviluppa su più fronti, con azioni che uniscono prevenzione, sensibilizzazione e advocacy. Attraverso campagne nazionali, ricerche, eventi culturali, iniziative sportive e attività nelle scuole, ci impegniamo a costruire un cambiamento che coinvolge istituzioni, comunità, famiglie e nuove generazioni. 

Da oltre 10 anni, portiamo avanti un lavoro quotidiano di prevenzione, supporto e sensibilizzazione nei nostri sette Spazi Donna WeWorld – a Milano (Giambellino e Corvetto), Bologna, Roma, Napoli, Pescara e Cosenza. Sono luoghi di ascolto, sicuri e accoglienti, guidati da équipe femminili radicate nei territori, dove donne che vivono situazioni di vulnerabilità – insieme ai loro figli e alle loro figlie – trovano ascolto, sostegno psicologico, orientamento al lavoro, laboratori culturali e percorsi che rafforzano autostima, autonomia e capacità decisionale. Tutte le attività e i servizi sono forniti gratuitamente, così da garantire una completa accessibilità. 

Contrastare la violenza significa anche lavorare sulla cultura, sull’educazione e sulle politiche pubbliche. Per questo WeWorld investe in iniziative di sensibilizzazione e advocacy rivolte anche a target difficili da raggiungere o poco consapevoli del tema. Parliamo a contesti diversi – istituzioni, comunità, luoghi di aggregazione – per aprire spazi di confronto, far emergere stereotipi e promuovere un cambiamento reale e inclusivo. 

Per coinvolgere mondi in cui la violenza contro le donne fatica a trovare attenzione, come quello del calcio, ogni anno trasformiamo il 25 novembre in un momento di sensibilizzazione collettiva. Con la campagna #UnRossoAllaViolenza, realizzata con la Lega Serie A, gli stadi diventano un megafono contro la violenza: durante il weekend di campionato, il gesto del cartellino rosso si fa simbolo, calciatori e arbitri scendono in campo con un segno rosso sul volto, i capitani indossano una fascia dedicata e contenuti speciali vengono proiettati prima del fischio d'inizio. Un’azione semplice e immediata, capace di raggiungere milioni di persone e di invitare tutte e tutti a prendere posizione. 

Con le nostre campagne vogliamo incidere anche su ambiti strettamente collegati alla violenza di genere, come le disuguaglianze educative, che contribuiscono a limitare le opportunità delle donne. Con la campagna Ristudiamo il calendario, abbiamo lanciato una petizione nazionale per chiedere una riforma dei tempi scuola che renda il calendario scolastico più equo, riduca i divari territoriali e sostenga concretamente il carico di cura che ancora oggi grava soprattutto sulle madri. 

Promuoviamo il confronto culturale anche attraverso eventi sul territorio dove incontriamo le persone e proviamo a stimolare riflessioni e dibattiti, i principali sono: 

  • i nostri WeWorld Festival di Milano e Bologna, occasioni in cui portiamo al centro del dibattito pubblico i temi della parità di genere, dei diritti e dell'autonomia delle donne;  
  • I cicli di incontri Chiacchierata femminista, un format di dialogo intimo e inclusivo che permette di discutere senza giudizio di stereotipi, violenza, rappresentazione dei corpi e corresponsabilità sociale, con strumenti concreti e dati aggiornati per leggere la realtà quotidiana. 

Il nostro impegno passa anche dallo sport, capace di coinvolgere comunità diverse. Per questo collaboriamo come Charity Partner a eventi come StraWoman, Spinathlon o la Milano Marathon, mobilitando cittadine e cittadini in sostegno dei nostri Spazi Donna WeWorld. 

Lavoriamo anche all’interno delle scuole, dove promuoviamo percorsi di educazione alla sessualità e affettività, strumenti fondamentali per prevenire la violenza e costruire relazioni basate sul rispetto reciproco. Nel 2025 abbiamo ascoltato oltre 300 studenti e studentesse di tutta Italia. Dall’indagine è emerso che solo una piccola parte riceve informazioni chiare a scuola, mentre persistono molte false credenze e lacune sulla salute mestruale, la contraccezione e le malattie sessualmente trasmesse, a testimonianza dell’urgenza di investire in un’educazione completa e accessibile a tutte e tutti. 

Alla dimensione culturale e comunitaria affianchiamo il lavoro di ricerca del nostro Centro Studi, perché dati affidabili sono essenziali per orientare politiche efficaci e rendere più consapevole la narrazione pubblica. Nel report Non staremo al nostro posto. Per il diritto a un lavoro libero da molestie e violenze, realizzato con dati inediti raccolti insieme a Ipsos, evidenziamo come molestie, abusi e mobbing nei luoghi di lavoro, colpiscono in modo particolare donne e persone giovani. Le lavoratrici risultano particolarmente esposte a forme di violenza sessuale, psicologica e discriminatoria, strettamente legate a disuguaglianze di genere, rapporti di potere e gerarchie aziendali.  

Il nostro impegno nel mondo 

Nei Paesi del mondo in cui siamo presenti, operiamoperchè  i  diritti di donne, bambine e ragazze vengano riconosciuti e tutelati in contesti segnati da crisi, povertà e disuguaglianze, dove persistono ancora pratiche dannose come i matrimoni precoci e forzati e le mutilazioni genitali femminili. 

Come evidenziamo nel nostro Atlante Claiming Space. Atlas on Women’s and Girls’ Rights, in molte regioni del mondo le donne sono responsabili della gestione quotidiana delle risorse naturali - come acqua, legna e terreni agricoli - ma quasi mai detengono il controllo su queste stesse risorse. Questa invisibilità, radicata in norme patriarcali e assetti istituzionali diseguali, si aggrava con le crisi climatiche e umanitarie, quando aumentano i carichi di lavoro, i rischi e le forme di esclusione. È in questa tensione tra centralità e marginalità  che si gioca una delle sfide più urgenti del nostro tempo: i diritti delle donne e delle ragazze attraversano oggi un momento di grande potenzialità ma anche di estrema fragilità. 

Con questa consapevolezza, realizziamo programmi che mettono donne e ragazze al centro dei processi decisionali, promuovendo governance inclusiva, leadership femminile e giustizia di genere. Operiamo in diversi Paesi - tra cui Libano, Kenya, Tanzania - dove gestiamo centri dedicati alle donne, ai bambini e alle bambine, dove offriamo supporto psicologico, medico e legale, percorsi educativi, spazi di ascolto sicuri e programmi di inclusione economica.  

In Afghanistan, dove operiamo dal 2002, promuoviamo un’assistenza umanitaria sensibile al genere in un contesto fortemente restrittivo per i diritti femminili. Le donne non sono solo beneficiarie, ma partecipano ai processi di progettazione e attuazione dei programmi.  

In Mali, un approccio integrato unisce protezione, inclusione economica e leadership femminile: nei nuovi centri unici di assistenza, le donne sopravvissute alla violenza possono accedere a supporto medico, psicologico e legale, diventando protagoniste del cambiamento nelle proprie comunità.  

In Palestina, presente da oltre trent’anni, sosteniamo la resilienza delle comunità più vulnerabili promuovendo la partecipazione femminile ai processi decisionali e alla gestione delle risorse, in un contesto segnato da occupazione e restrizioni. 

Accanto agli interventi sul campo, lavoriamo sulla prevenzione e sulla consapevolezza: con campagne, percorsi educativi e iniziative di advocacy diffondiamo informazioni sulla violenza di genere, sui diritti e sulla parità, collaborando con reti locali e internazionali per promuovere politiche più eque e inclusive. 

Parallelamente, le nostre ricerche documentano l’impatto delle crisi sulle donne e generano conoscenza per orientare risposte più efficaci. 
Il report Her Future at Risk. The Cost of Humanitarian Crises on Women and Girls analizza come le crisi umanitarie amplifichino le disuguaglianze di genere e generazionali, e mette in luce la necessità di rafforzare il ruolo delle donne e delle ragazze nella risposta alle emergenze e nei percorsi di ripresa. 

Partendo dai dati del ChildFund Alliance World Index 2024, che misura la tutela e le violazioni dei diritti di donne, bambini e bambine, l’analisi si concentra su otto Paesi — Afghanistan, Burkina Faso, Etiopia, Mali, Mozambico, Niger, Palestina e Ucraina — dove operiamo insieme a ChildFund Alliance. 
 
 Il rapporto, oltre a far luce sullo stato dei diritti di donne e ragazze nelle crisi umanitarie in corso, è arricchito dalle testimonianze dirette di operatrici umanitarie, attiviste, donne e ragazze coinvolte nei nostri programmi. 

Sostienici 

La violenza contro le donne non è solo fisica: può essere anche sessuale, psicologica, economica o persecutoria (stalking). È presente nei luoghi di lavoro, nelle relazioni, nelle battute, nei silenzi.