La povertà mestruale limita l’accesso a prodotti igienici e mestruali, servizi sanitari adeguati e informazioni sulla salute mestruale. Scopri cause, conseguenze e come possiamo contrastarla insieme.
Che cos’è la povertà mestruale?
La povertà mestruale è l’impossibilità o la difficoltà di accedere a prodotti mestruali adeguati (assorbenti, tamponi, coppette mestruali, etc.), servizi sanitari sicuri, informazioni corrette e condizioni igieniche dignitose per gestire il ciclo mestruale. Non si tratta solo di una questione economica, ma di diritti umani e libertà personale: riguarda la salute, la dignità, l’istruzione e la partecipazione sociale di milioni di donne, ragazze e persone con mestruazioni in tutto il mondo.
In molti contesti, la mancanza di accesso a prodotti mestruali costringe le persone a utilizzare materiali alternativi come stracci, carta o foglie, esponendole a rischi per la salute e a situazioni di disagio e esclusione. La povertà mestruale è inoltre aggravata da tabù culturali, mancanza di educazione e disuguaglianze di genere, che rendono difficile parlarne apertamente e trovare soluzioni.
Perché milioni di donne e ragazze ne sono ancora colpite?
La povertà mestruale è un fenomeno globale, che colpisce sia i paesi a basso reddito che quelli a reddito medio-alto. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel mondo 500 milioni di persone non hanno accesso a prodotti igienici e mestruali adeguati durante il ciclo mestruale. Le cause principali sono:
- Disuguaglianze economiche: I prodotti mestruali hanno un costo elevato e non sono accessibili a tutti e tutte. In molti paesi, compresa l’Italia, non sono considerati beni di prima necessità e sono tassati come prodotti non essenziali.
- Mancanza di infrastrutture: In molte aree del mondo, mancano servizi igienici adeguati, acqua pulita e spazi privati per gestire il ciclo in sicurezza.
- Tabù e stigma: Le mestruazioni sono ancora un argomento tabù in molte culture. Questo porta a disinformazione, vergogna e esclusione sociale, soprattutto per le ragazze che spesso abbandonano la scuola durante il ciclo.
- Crisi climatiche e umanitarie: In contesti di emergenza, come guerre o catastrofi naturali, l’accesso a prodotti igienici diventa ancora più difficile, aggravando le condizioni di vulnerabilità.
Le conseguenze della povertà mestruale
Salute
L’uso di materiali non igienici o la mancanza di accesso a servizi sanitari adeguati aumenta il rischio di infezioni, malattie e complicazioni ginecologiche. Inoltre, la mancanza di informazioni corrette sulla salute mestruale può portare a ritardi nella diagnosi di patologie come l’endometriosi o la sindrome dell’ovaio policistico.
Istruzione
Secondo l’UNICEF, in molti paesi le ragazze perdono fino a cinque giorni di scuola al mese a causa del ciclo mestruale. Questo fenomeno contribuisce all’abbandono scolastico, soprattutto nelle aree più povere, dove le ragazze sono costrette a lasciare la scuola per mancanza di prodotti igienici o servizi adeguati.
Partecipazione sociale ed economica
La povertà mestruale limita la partecipazione alla vita sociale e lavorativa. Molte donne e ragazze evitano di uscire di casa durante il ciclo, perdendo opportunità di lavoro, formazione e socializzazione. Questo perpetua un ciclo di povertà ed esclusione, soprattutto per le donne che già vivono in condizioni di vulnerabilità.
Disuguaglianze di genere
La povertà mestruale è un amplificatore di disuguaglianze. Le donne e le ragazze con meno risorse economiche sono quelle che ne soffrono di più, mentre i tabù culturali rafforzano stereotipi dannosi che limitano la loro libertà e autonomia.
La povertà mestruale riguarda anche l’Italia?
Sì, anche in Italia la povertà mestruale è una realtà. Secondo il nostro studio enCICLOpedia la prima indagine nazionale sulla povertà mestruale, realizzata in collaborazione con Ipsos - 1 persona su 6 nel nostro paese non può acquistare prodotti mestruali.
In Italia, i prodotti mestruali sono ancora tassati come beni non essenziali (con un’IVA del 5% dal 2022, ridotta rispetto al passato ma ancora alta rispetto ad altri paesi europei). Per questo, da anni chiediamo l’eliminazione della Tampon Tax, la tassa che colpisce i prodotti mestruali. Riteniamo questa tassazione una vera forma di discriminazione che limita la libertà e la dignità di chi ha il ciclo mestruale.
Inoltre, manca una strategia nazionale per garantire l’accesso universale a questi prodotti, soprattutto nelle scuole, nelle carceri e nei centri di accoglienza.
Perché la povertà mestruale è una questione di diritti?
La povertà mestruale non è solo un problema economico, ma una questione di diritti umani. Riguarda:
- Il diritto alla salute: Ogni persona ha il diritto di gestire il proprio ciclo mestruale in modo sicuro e dignitoso.
- Il diritto all’istruzione: Le ragazze hanno il diritto di frequentare la scuola senza essere discriminate o escluse a causa delle mestruazioni.
- Il diritto alla dignità: Nessuna persona dovrebbe sentirsi umiliata o esclusa a causa di un processo naturale come il ciclo mestruale.
- Il diritto alla parità di genere: Combattere la povertà mestruale significa promuovere l’uguaglianza tra donne e uomini, rompendo stereotipi e barriere culturali.
Per questo lavoriamo per promuovere la giustizia mestruale e portare al centro i diritti di tutte le persone che hanno le mestruazioni.
Perché lo facciamo?
Perché garantire la salute mestruale è una questione di giustizia. Quando c’è giustizia mestruale tutte le persone che hanno le mestruazioni possono accedere ai prodotti mestruali che desiderano, sono libere di decidere per il proprio corpo, ricevono adeguate informazioni, possono vivere il proprio ciclo mestruale libere da stigma e da disagio psicologico e non sono limitate nella partecipazione alla vita sociale.
Come contrastare la povertà mestruale?
La povertà mestruale può essere contrastata attraverso azioni concrete a livello politico, sociale ed educativo. Ecco alcune soluzioni:
1. Politiche di accessibilità economica
- Riduzione o eliminazione delle tasse sui prodotti mestruali, riconoscendoli come beni di prima necessità.
- Distribuzione gratuita di prodotti igienici nelle scuole, nelle carceri, nei centri di accoglienza e nei luoghi pubblici.
- Sussidi economici per le famiglie in difficoltà, come avviene già in alcuni paesi europei (es. Scozia, Nuova Zelanda).
2. Educazione e sensibilizzazione
- Programmi di educazione sessuale e mestruale nelle scuole, per rompere i tabù e fornire informazioni corrette.
- Campagne di sensibilizzazione per normalizzare il dialogo sulle mestruazioni e combattere lo stigma.
- Formazione per insegnanti, operatori sanitari e famiglie su come affrontare il tema in modo inclusivo.
3. Infrastrutture adeguate
- Accesso ad acqua pulita e servizi igienici in scuole, luoghi di lavoro e spazi pubblici.
- Spazi sicuri e privati per la gestione del ciclo mestruale, soprattutto in contesti di emergenza.
4. Coinvolgimento delle comunità
- Progetti di empowerment per le donne e le ragazze, che le aiutino a diventare protagoniste del cambiamento.
- Collaborazione con le organizzazioni della società civile, come WeWorld, per promuovere politiche e pratiche inclusive.
5. Innovazione e sostenibilità
- Promozione di prodotti mestruali sostenibili, come coppette mestruali o assorbenti lavabili, per ridurre l’impatto ambientale.
- Ricerca e sviluppo di soluzioni low-cost e accessibili, soprattutto per i contesti più vulnerabili.

