#FERMALATAMPONTAX: LA RICHIESTA DI WEWORLD AL PARLAMENTO

 

Ridurre dal 22% al 5% l’IVA sugli assorbenti. È questa la richiesta che abbiamo portato in Parlamento in occasione della giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

In Italia, infatti, gli assorbenti sono considerati beni di lusso e la “Tampon tax” rappresenta una vera e propria forma di violenza economica che colpisce le donne: ad oggi, in tutto l’occidente, il nostro Paese è uno tra i pochi a non essere ancora intervenuto in maniera incisiva per abbattere questa discriminazione.

La crisi economica dovuta all’epidemia da Covid-19 grava in particolar modo sulle donne e per questo è importante farci sentire adesso e ottenere la cancellazione della tampon tax in tempi brevi.

Al nostro fianco molti Comuni e iniziative regionali – tra cui i Comuni di Milano, Bologna, Firenze e Bergamo - che si sono mossi - da soli - per mettere un punto a questa ingiustizia. In attesa che anche il Senato si pronunci per mettere fine una volta per tutte e a livello nazionale a una tassa ingiusta, noi non smetteremo di lavorare perché la Tampon Tax sia abolita, come ci richiede anche il Parlamento Europeo.

LA NOSTRA RICHIESTA
WeWorld chiede al Parlamento l’abbassamento dal 22% al 5% dell’IVA sui prodotti per la protezione dell’igiene femminile. Questo intervento fiscale si inserisce in un percorso di politiche per le pari opportunità e di contrasto alla violenza economica contro le donne, che risparmia alle donne la tassazione piena su una categoria di prodotto necessaria ad affrontare un’esigenza naturale come le mestruazioni.

Durante la discussione della Legge di Bilancio 2021, la Ragioneria generale dello Stato ha rivisto le coperture necessarie per abbassare l’aliquota IVA dal 22 al 10% sui prodotti igienici femminili (“Tampon Tax”) in 90 milioni di euro. Si tratta di una cifra lontana dall’iniziale gettito stimato in 300 milioni di euro. Tuttavia, le stime Nielsen, in collaborazione con WeWorld, quantificano la riduzione dell’IVA dal 22 al 5% in 72 milioni di euro: una cifra comunque inferiore anche rispetto ai calcoli aggiornati della Ragioneria di Stato.

Ad aderire alla campagna rappresentanti delle istituzioni, come l’On. Lia Quartapelle, l’On. Laura Boldrini, l’On.Valeria Fedeli, l’On. Valeria Valente e Diana De Marchi del Comune di Milano; scrittrici, giornaliste e attiviste, come  Giada Sundas e Maura Gancitano di Tlon, Mamma di Merda, The Period, Takoua Ben Mohamed e Nicole Di Ilio; le sportive Elisa Di Francisca e Marta Pagnini e molti personaggi dello mondo dello spettacolo come Lo Stato Sociale, Jane Alexander, Jo Squillo, Elisa D’Ospina, Fanny Cadeo, Nadia La Bella e molti altri. Una risposta trasversale che dimostra come l’abbattimento della Tampon Tax riguardi tutte e tutti. 

LE CONSEGUENZE DELL’EPIDEMIA SULLE DONNE
Gli effetti negativi dell’emergenza sanitaria in corso stanno incidendo in maniera diseguale tra uomini e donne. In un Paese in cui il 74% delle donne dichiara di occuparsi interamente della casa e della famiglia, il lockdown ha certamente peggiorato la condizione femminile, impattando sui carichi di lavoro domestici conseguenti alla chiusura di scuole e servizi e diminuendo quindi le opportunità di conciliazione vita-lavoro.

UNA SVOLTA CULTURALE
Molti Paesi sono già intervenuti aggressivamente sulle disparità di genere. L’abolizione o l’abbattimento della “tampon tax” è infatti in primo luogo un intervento di natura culturale, che riconosce l’esistenza di una condizione naturale differente, implicante esternalità economiche negative. Se a livello globale democrazie come il Canada (2015), lo Stato di New York (2016), l’India (2018) e l’Australia (2019) hanno completamente abolito la tassazione su assorbenti, tamponi, coppette e spugne mestruali, molti Paesi Europei sono intervenuti per ridurla, compatibilmente con la normativa UE. Adesso tocca all’Italia.

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