Dieci persone hanno perso la vita e altre 46 sono rimaste ferite, tra cui cinque bambini e bambine, nell'ultimo attacco che nella notte ha colpito Kyiv. Edifici residenziali, infrastrutture civili e servizi essenziali sono stati nuovamente interessati dai bombardamenti, mentre proseguono le operazioni di soccorso e di rimozione delle macerie. 

 «Ogni nuovo attacco significa famiglie che perdono la propria casa, bambini e bambine che vedono interrompersi ancora una volta la propria quotidianità, comunità costrette a ripartire da zero», dichiara Dina Taddia, Consigliera Delegata di WeWorld. «Non possiamo abituarci a leggere ogni settimana il bilancio di vittime e feriti come se fosse inevitabile. Quando vengono colpiti edifici residenziali, scuole e altre infrastrutture civili, sono le persone a pagarne il prezzo più alto. Dietro ogni numero ci sono vite spezzate, famiglie e comunità che continuano a vivere nell'incertezza. 

Gli edifici colpiti sono case, scuole, servizi essenziali: non possono più essere liquidati come episodi isolati o incidenti. Colpire infrastrutture civili significa colpire deliberatamente la possibilità stessa delle persone di vivere, studiare, curarsi, ricostruire una quotidianità. 

Per questo è fondamentale che l'attenzione internazionale non venga meno e che il sostegno umanitario continui a raggiungere chi oggi ne ha più bisogno. Non stiamo chiedendo di scegliere quale guerra indigni di più. Stiamo chiedendo di non smettere di vedere le persone.» 

«Ogni notte le sirene riportano migliaia di persone nei rifugi. Per molti bambini e bambine questa è ormai la normalità, ma non dovrebbe esserlo», racconta Piero Meda, Direttore Paese WeWorld in Ucraina. «Gli attacchi non distruggono solo edifici: compromettono l'accesso ai servizi essenziali, aumentano i bisogni di protezione e rendono ancora più difficile ricostruire una quotidianità. Le persone con cui lavoriamo continuano a dimostrare una straordinaria capacità di resistere, ma hanno bisogno che la comunità internazionale continui a esserci.» 

 Lavoriamo in Ucraina dal 2022 e siamo presenti nelle regioni di Kyiv, Kharkiv, Mykolaiv, Kherson e Donetsk, dove realizziamo interventi di emergenza e a sostegno delle comunità colpite dal conflitto. Lavoriamo per garantire l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, riabilita scuole, reti idriche e altre infrastrutture essenziali danneggiate dagli attacchi, distribuisce beni di prima necessità e sostiene le famiglie sfollate. Accanto agli interventi materiali, offriamo supporto psicosociale e servizi di protezione per bambini, bambine e adulti, creando spazi sicuri e percorsi di sostegno per chi continua a vivere gli effetti della guerra. 

Una parte fondamentale del nostro lavoro riguarda inoltre la prevenzione del rischio legato a mine e ordigni inesplosi, una delle conseguenze più gravi e durature del conflitto. Attraverso attività di educazione al rischio rivolte a bambini, bambine, famiglie e comunità, e con il supporto alle operazioni di sminamento umanitario, contribuiamo a rendere nuovamente accessibili e sicuri territori, scuole e spazi di vita quotidiana. 

 «L'emergenza in Ucraina non appartiene al passato», conclude Taddia. «Continua ogni giorno, spesso lontano dai riflettori. Per WeWorld continuare a esserci significa mettere al centro le persone anche quando l'attenzione pubblica si sposta altrove. Non possiamo permettere che la sofferenza di milioni di civili diventi invisibile: continuare a garantire assistenza umanitaria significa difendere il diritto delle persone a vivere con dignità, anche nel mezzo della guerra.»