È da poco iniziato l'anno scolastico in Ucraina, ma per moltissimi bambini e bambine manca qualcosa di essenziale: i libri.
Negli ultimi mesi, mentre il Paese si preparava al rientro tra i banchi, gli attacchi hanno colpito ripetutamente magazzini, tipografie e mercati editoriali. A metà agosto le fiamme hanno devastato lo storico mercato dei libri di Pochaina, a Kyiv, noto per le sue bancarelle di volumi rari, distruggendo migliaia di libri. Pochi giorni dopo, un attacco missilistico ha raso al suolo una tipografia alla periferia della capitale, mandando in fumo 1,3 milioni di libri di testo, pari al 10% del fabbisogno nazionale per il nuovo anno scolastico. Ad agosto anche un grande magazzino editoriale è stato colpito, con la perdita di altri 8 milioni di volumi, molti dei quali destinati proprio agli studenti e studentesse.
Il bilancio complessivo è drammatico: secondo le stime, tra maggio e agosto 2026 sono stati distrutti tra i 10 e i 13 milioni di libri. Ma la crisi dei libri è solo la punta dell'iceberg di un sistema educativo allo stremo. In Ucraina si contano oggi più di 3000 scuole danneggiate, quasi 400 sono state completamente distrutte e circa 4,6 milioni di bambini e bambine hanno difficoltà ad accedere ai servizi educativi. Molti seguono le lezioni online, spesso interrotte da blackout e dalla mancanza di dispositivi. Una didattica precaria che si riflette sui risultati di apprendimento.
La guerra, insomma, non minaccia soltanto l'incolumità fisica di bambini e bambine, ma sta erodendo, giorno dopo giorno, il loro diritto a imparare, a immaginare un futuro.
Anche durante la pausa estiva, il nostro impegno in Ucraina non si è mai fermato. In vista dell'inizio del nuovo anno scolastico abbiamo distribuito computer portatili e tablet, strumenti fondamentali per accelerare i programmi di recupero scolastico e garantire continuità didattica anche dove le scuole restano chiuse o danneggiate. Insieme ai nostri partner locali abbiamo organizzato uscite didattiche e campi estivi, occasioni preziose non solo per continuare a imparare, ma anche per stare insieme, giocare, tornare per qualche ora a essere semplicemente bambini e bambine.
Perché tornare a scuola dovrebbe significare una cosa semplice: avere gli strumenti per imparare e la possibilità di immaginare il proprio futuro. Ed è esattamente questo che, ogni giorno, continuiamo a costruire insieme a chi ci sostiene.

