Dal 23 al 25 marzo 2026, un gruppo di giovani è volato a Bruxelles per raccontare a policy makers e società civile le proprie idee per costruire una società più solidale e inclusiva. Tre giorni di scambio di idee e accesi dibattiti sul ruolo dei giovani nelle politiche pubbliche insieme a WeWorld, Action Aid Hellas, Social Platform e l’Università di Barcellona.
Articolo a cura di Dorotea Ceriello, Francesca Rallo, Giulia Ciotti, Radheshyam Telange, Silvia Gazzola – partecipanti del progetto HYPE
Il viaggio del progetto
Il viaggio è stato possibile grazie al progetto HYPE (Youth Unified in Local Ecosystems Promoting Solidarity) finanziato dall’UE, che ha coinvolto giovani in Italia e Grecia per rafforzare la solidarietà e la coesione sociale nelle comunità locali. Attraverso dialogo pubblico, azioni locali ed ecosistemi di solidarietà, il progetto ha sostenuto giovani nel progettare iniziative proprie e nel promuovere valori democratici e cooperazione, contribuendo a una società europea più unita e resiliente.
In particolare, il gruppo che scrive questo articolo ha partecipato ad alcune delle tappe fondamentali del progetto:
- A Bologna, dove attraverso laboratori e passeggiate urbane abbiamo riscoperto spazi pubblici dimenticati.
- A Milano, attraverso il Teatro dell’Oppresso abbiamo analizzato le barriere alla partecipazione, per raccontarli a cittadini, cittadine e istituzioni locali.
- A Bruxelles (dal 23 al 25 Marzo) ci siamo riuniti con giovani dalla Grecia e abbiamo messo insieme tutti i pezzi. Ognuno ha raccontato cosa è stato fatto e quali risultati sono stati ottenuti e, dopo aver raccolto tutto, ci siamo confrontati con la società civile e le istituzioni europee nella “loro tana”.
Bologna: Riprendersi la città
Visibile, Sensibile, Possibile: queste sono le tre semplici, ma potenti parole attorno alle quali l’Ecosistema di Solidarietà ha preso forma a Bologna, per tentare, insieme, di rispondere ad una domanda: quali possono essere le azioni per riscoprire e animare, come protagonisti, spazi pubblici dimenticati?
Articolato in 4 laboratori, il percorso si è incentrato sui temi della giustizia sociale e ambientale, per stimolare l’attivismo giovanile e promuovere lo sviluppo di competenze teoriche e pratiche essenziali alla messa in atto di azioni di solidarietà cittadina quotidiana.
Attraverso delle passeggiate urbane abbiamo avuto l’opportunità unica di scoprire e riscoprire con uno sguardo nuovo la città di Bologna, imbattendoci in aree abbandonate che potevano e possono essere ripensate sotto un’ottica inclusiva e sostenibile. Tra gli obiettivi cardine del progetto vi era infatti quello di riqualificare e restituire gli spazi pubblici alla comunità, venendo in primis a conoscenza di questi ultimi, per poi reclamare potere decisionale su come viverli in maniera sicura, accessibile e gratuita.
È stato così che tramite workshop, scambi di idee e vissuti personali, lo staff di WeWorld ha supportato e guidato tutti noi partecipanti nel trasformare idee, sogni e necessità in progetti reali e fruibili. Il tutto è confluito nell’organizzazione e realizzazione di un evento finale per la comunità, dove come spazio per la realizzazione è stata individuata l’ex Caserma Sani, che nonostante 10 ettari di edifici vuoti, centinaia di alberi e una vasta area verde, risultava abbandonata dagli anni ‘90.
Quindi, per rianimarla, il 13 giugno abbiamo realizzato una “Festa Spaziale”: attività ricreative, giochi e dialoghi di voci hanno animato gli spazi di fronte all’ex Caserma Sani, creando un clima di aggregazione raro e prezioso.
Un muro divide tutt’oggi quest’area, enorme in termini di grandezza ma soprattutto di potenziale, dal quartiere cittadino che le si sviluppa intorno. Un valore inestimabile che potrebbe essere recuperato per dar vita a luoghi di incontro, sport, cultura e tempo libero. Dei cambiamenti positivi ci sono stati, diverse associazioni locali hanno infatti colto l’occasione della festa per creare un network con lo scopo di frenare i processi di esclusione promuovendo consapevolezza a livello cittadino. Nonostante ciò, la comunità manca ancora di potere decisionale, al quale si aggiunge la totale assenza di volere politico nel mettere in atto processi di ascolto genuino.
Eppure, è proprio riconoscendo cosa ancora manca e quali passi in avanti bisogna ancora compiere per conquistare voce e potere, che ci si dà forza a vicenda per creare nuovi spazi di dialogo, ascolto e progettazione.
Per approfondire ecco due articoli:
Milano: Dal teatro alla cittadinanza attiva
Tutto ha avuto inizio a dicembre, quando abbiamo provato a trasformare un sabato pomeriggio in un'occasione di riflessione che ci ha fornito lenti nuove con cui osservare le dinamiche della nostra società.
Il teatro come specchio: l'approccio iniziale è stato quello della scoperta.
Abbiamo utilizzato il Teatro dell’Oppresso per conoscerci, aprire un dialogo e mettere in scena le difficoltà quotidiane che ostacolano la partecipazione cittadina e il confronto con le istituzioni.
Questa prima fase esplorativa si è poi evoluta a marzo, culminando nella preparazione di scene di Teatro Forum presentate durante un evento aperto alle istituzioni locali. Questa metodologia ha permesso al pubblico, che includeva alcuni dipendenti comunali, di entrare letteralmente in scena per proporre visioni e soluzioni alternative alle problematiche rappresentate.
Il “miraggio” della partecipazione: portare le istanze dei cittadini all'attenzione della politica, tuttavia, è ostico. Come cittadini ci siamo scontrati con la difficoltà di formulare proposte efficaci, mancando degli strumenti necessari per navigare la complessa macchina burocratica.
Il rischio, sempre presente, è quello di scivolare in una polarizzazione sterile: da un lato i cittadini che rivendicano cambiamenti, dall'altro i rappresentanti istituzionali che percepiscono i loro interlocutori come poco consapevoli.
In questo contesto, il Teatro dell'Oppresso si è rivelato uno strumento straordinario per far emergere alcuni bisogni percepiti dalla comunità, ma resta la difficoltà di tradurli in proposte concrete.
Bruxelles: prendersi lo spazio
Il viaggio a Bruxelles ha rappresentato il culmine e la sintesi di questo percorso di consapevolezza. L'obiettivo era di condividere i risultati ottenuti dai vari partecipanti (dall’Italia, dalla Grecia e dalla Spagna) e presentare le nostre raccomandazioni direttamente ai rappresentanti dell'Unione Europea.

Il primo approccio è stato informale e costruttivo: il Policy Lab è stato un momento di scambio e condivisione di buone pratiche per consolidare delle proposte di cambiamento di gruppo. Insieme alla rappresentante giovanile dalla Grecia, Action Aid Hellas, Social Platform, University of Barcelona and Volonteurope.
Il giorno successivo, l'impatto con l'ambiente istituzionale è stato ben diverso: formale e, a tratti, quasi intimidatorio. Durante l’evento Multistakeholder erano presenti: Luca Menesini (Presidente del Gruppo del Partito del Socialismo Europeo nel Comitato Europeo delle Regioni), Brando Benifei (Membro del Parlamento Europeo nel Gruppo dell'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici), Oonagh Aitken (presidente di VolontEurope), Rita Marques (Policy and Project Officer del Centre for European Volunteering), Andrew King (European Conferederation of Youth Clubs), insieme ai partner di progetto ActionAid Hellas, WeWorld, Università di Barcellona.
Abbiamo esposto il nostro lavoro, ma l'attenzione dei rappresentati è stata estremamente frammentata e dovendo andare via presto non sono riusciti a presenziare ai momenti più cruciali del dialogo.
Eppure, è proprio in questa situazione che è emerso l'insegnamento più prezioso, nato dal confronto con i professionisti della società civile presente: "Lo spazio non vi verrà regalato: dovete prendervelo. Mentre noi e voi cerchiamo di far sentire la nostra voce con gentilezza, le l’attenzione delle istituzioni è costantemente contesa anche da grossi enti e corporazioni”.

Cosa resta
Per noi le aspettative iniziali nei confronti di questo progetto sono state ampiamente superate.
Ciò che resta è una lucida, seppur amara, consapevolezza: c'è qualcosa di profondamente distorto in un sistema in cui è più facile contattare il servizio clienti di un'azienda privata che avere risposte dal proprio rappresentante politico.
È un paradosso inaccettabile che la cura del bene comune (come la pulizia dei parchi o dei mari) venga sempre più spesso svolta da cittadini volontari che lavorano gratuitamente, mentre la politica si nasconde dietro alla retorica della mancanza di risorse.
Nonostante queste considerazioni, però, siamo grati di aver avuto l'opportunità di conoscere persone straordinarie, pronte ad attivarsi per i propri vicini e per il proprio territorio, è stato un formidabile motore di ispirazione.
Infine, un ringraziamento immenso va a WeWorld per averci aperto le porte.
