Cosa succede quando giovani attivisti e attiviste, professionisti e rappresentanti della società civile provenienti da Europa e Kenya si incontrano per confrontarsi sul futuro del cibo, del clima e della giustizia sociale? Tra l'8 e il 17 giugno 2026, 30 giovani provenienti da Kenya, Italia, Romania e Slovenia si sono incontrati a Nairobi per lo Youth Exchange Trip in Kenya, promosso dal progetto europeo Rebooting the Food System. L'obiettivo: promuovere l'attivismo e la partecipazione giovanile per i diritti umani e la giustizia ambientale, grazie a un intenso confronto su alcune delle principali sfide globali legate ai sistemi alimentari. Più che un semplice scambio internazionale, l'incontro ha creato nuove connessioni e collaborazioni tra giovani e realtà di diversi Paesi, dando vita a idee e iniziative concrete: campagne digitali e di crowdfunding, attività di advocacy rivolte a eventi globali come la COP31 e il World Food Forum, podcast, documentari e percorsi di formazione tra pari.
Il racconto dello scambio è stato scritto dai e dalle partecipanti Chiara Cresta, Evelina Ciobotaru e Lovro Klinar.
Il contesto: il Kenya
Sono bastati pochi giorni sul campo per capire perché il Kenya fosse stato scelto come scenario per questo scambio. Il Paese, infatti, ha una delle popolazioni più giovani al mondo, con circa il 35% dei kenioti di età compresa tra i 15 e i 35 anni. Eppure, quasi due terzi dei giovani devono fare i conti con la disoccupazione e con gli effetti del cambiamento climatico, che incidono sempre più sulle loro comunità e sui loro mezzi di sussistenza. L’agricoltura, che contribuisce per circa il 23% al PIL del Kenya, è particolarmente esposta a questi cambiamenti.
Lo Youth Activism Hub
I primi quattro giorni sono stati dedicati allo Youth Activism Hub, uno spazio in cui noi partecipanti allo scambio abbiamo potuto confrontarci e condividere idee e possibili soluzioni alle sfide globali legate alle disuguaglianze sociali, ai sistemi alimentari poco sostenibili e al cambiamento climatico.
Ognuno di noi è arrivato con esperienze e prospettive diverse. Tra noi europei c’erano persone impegnate nell’agroecologia, nella ricerca, nell’attivismo e nella comunicazione. I partecipanti kenioti hanno portato esperienze altrettanto variegate, come ricercatori, attivisti, agricoltori e imprenditori. Questa diversità è presto diventata uno dei principali punti di forza dello scambio.
Insieme abbiamo preso parte a un’ampia gamma di attività: dalle presentazioni e dagli interventi di esperti, tra cui professori universitari e attiviste, alle discussioni interattive di gruppo, fino a esercizi di role-play pensati per metterci nei panni degli altri. Abbiamo iniziato confrontando la situazione dei sistemi agroalimentari in Kenya e in Europa e le sfide che i due contesti affrontano, osservandoli attraverso una lente intersezionale per individuare dove e come emergono le disuguaglianze. L’uguaglianza di genere è stata un tema trasversale a tutte le nostre discussioni: non può esserci uno sviluppo davvero sostenibile se alcune persone vengono lasciate indietro o escluse dalle decisioni che incidono direttamente sulla loro vita.
Nonostante le differenze nel tipo e nella portata delle difficoltà che i due contesti affrontano, un messaggio chiave è emerso con chiarezza: il cambiamento climatico è una minaccia che ci accomuna tutti e la transizione verso sistemi alimentari sostenibili non può essere separata dalle questioni di giustizia e diritti umani.
Un momento particolarmente significativo dello Hub è stato l’intervento di Susan Owiti, Secretary General della Kenyan Peasants League, un movimento sociale locale che promuove l’agroecologia come forma di resistenza. Susan ha parlato anche del ruolo delle donne agricoltrici in Kenya, mettendo in luce come l’agricoltura non sia semplicemente un sistema di produzione alimentare, ma rappresenti anche una questione di sovranità, identità, resilienza e azione per il clima.
Sul campo: economia circolare e agricoltura biologica
Oltre alle attività dello Hub, abbiamo avuto l’opportunità di vedere come alcune delle idee condivise durante il workshop prendano forma concreta in comunità che affrontano ogni giorno importanti sfide sociali, economiche e ambientali.
La nostra prima tappa è stata Ubuntu, una community-based organization guidata da giovani nell’insediamento informale di Mukuru Kwa Ruben. L’organizzazione gestisce un progetto di allevamento della Mosca Soldato Nera, che trasforma i rifiuti organici, raccolti dai giovani membri della comunità presso hotel, mercati e abitazioni, in compost e mangimi per animali, riducendo al minimo gli sprechi.
Una seconda visita sul campo ci ha portati ad Usafi Initiative, a Kibera, dove i membri della comunità praticano l’agricoltura biologica su un terreno situato all’interno di una stazione di polizia e messo a disposizione per la creazione di orti comunitari. Gli orti non solo permettono di coltivare una varietà di colture e piante aromatiche ma fungono anche da spazio educativo per giovani e bambini, contribuendo a trasmettere alle nuove generazioni conoscenze agricole e pratiche sostenibili.
Entrambe le iniziative sono una potente testimonianza di ciò che i giovani possono realizzare quando hanno accesso a risorse, conoscenze e reti di contatto, ma anche quando viene loro riconosciuta la fiducia necessaria per sviluppare le proprie iniziative.
Un posto al tavolo: l'incontro con la Delegazione UE
Noi giovani europei e kenioti coinvolti nello scambio avevamo idee, esperienze e richieste che meritavano di essere ascoltate. Ma avere voce significa anche avere l’opportunità di portare quelle idee negli spazi in cui vengono prese le decisioni.
In uno dei momenti più significativi dello scambio, abbiamo incontrato la Delegazione dell’Unione Europea in Kenya, alla quale abbiamo presentato raccomandazioni politiche costruite attorno a quattro temi centrali — giustizia climatica, partecipazione giovanile, attivismo digitale e uguaglianza di genere — raccolte in uno Youth Manifesto.
Questo Manifesto è il risultato di un più ampio processo di consultazione promosso da Rebooting the Food System che ha raccolto i contributi di oltre 300 giovani.
Presentare direttamente ai rappresentanti politici le raccomandazioni che avevamo elaborato insieme ha contribuito a colmare il divario tra l'advocacy giovanile e i processi decisionali di alto livello. Ci ha inoltre offerto l'opportunità di conoscere meglio le priorità e l'impegno dell'UE in Kenya e in altri Paesi africani e di comprendere come le prospettive dei giovani possano contribuire a queste discussioni.

E adesso?
"La partecipazione non finisce con il ritorno a casa, ma si manifesta in ciò che scegliamo di fare dopo, nelle conversazioni che iniziamo, nei progetti che realizziamo e nelle comunità che continuiamo a sostenere." Evelina, partecipante europea di Mai Bine NGO (Romania)
Lo Youth Exchange Trip in Kenya si è concluso con l’impegno di noi giovani europei e kenioti a continuare a collaborare nel lungo periodo, uniti dalla volontà comune di rimanere attivi e contribuire alla trasformazione dei sistemi agroalimentari
Lo scambio è stato solo il punto di partenza di un processo più ampio. Siamo tornati a casa con la responsabilità di portare avanti queste conversazioni attraverso materiali informativi, un documentario, una campagna di raccolta fondi e la promozione del Manifesto in occasione di eventi internazionali
Questo viaggio in Kenya non è stato solo un’occasione per esplorare la realtà keniota, ma soprattutto per imparare gli uni dagli altri. Ci ha ricordato che, anche vivendo in due continenti diversi, facciamo tutti parte dello stesso mondo interconnesso e che le nostre azioni quotidiane, il nostro impegno e la nostra partecipazione, possono contribuire a creare un cambiamento verso un futuro giusto, equo e sostenibile per tutti.

Il ricco programma è stato realizzato grazie alla collaborazione tra WeWorld e WeWorld Kenya Foundation e al contributo di realtà e persone impegnate per la giustizia climatica in Kenya, a partire da Lydia Kingeru, attivista e ricercatrice kenyana e portavoce di WeWorld alla COP30, Susan Otieno della Kenyan Peasants League e Patrick Irungu dell'Università di Nairobi.
Lo Youth Exchage Trip to Kenya si inserisce in un percorso più ampio di mobilitazione giovanile e advocacy promosso da WeWorld e WeWorld Kenya attraverso iniziative sostenute dall'Unione Europea, tra cui Sikiliza Sauti Yetu: Dunia Inaita! (Listen to Our Voices: The World is Calling!), che supporta realtà attive per la giustizia climatica in Kenya, e WORLD – Our World, Our Planet, che ha coinvolto quasi 400 giovani tra Europa e Africa orientale e portato alla realizzazione dello Youth Manifesto for a Just and Sustainable Future, una delle basi di partenza per le policy recommendations elaborate durante l'esperienza di Nairobi.
Un percorso che conferma l'impegno di WeWorld nel rafforzare la partecipazione giovanile per la giustizia sociale e ambientale.





