In Tunisia, negli ultimi anni il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni ha oscillato intorno al 35-40%, con picchi più alti nelle regioni interne come Sidi Bouzid e Kébili. In questi territori, lontani dalle coste e dai grandi centri economici, il lavoro agricolo resta spesso l’unica possibilità concreta, ma non garantisce stabilità né prospettive di crescita.
È in questo spazio sospeso che prende forma il progetto Loro non tornarono più a terra. Il mito dei Sette Dormienti - diffuso nelle tradizioni cristiane e islamiche - racconta di sette giovani perseguitati che si rifugiano in una grotta e cadono in un sonno profondo durato secoli, risvegliandosi in un mondo trasformato. Nel progetto, questa leggenda diventa un dispositivo simbolico per leggere una generazione in bilico tra immobilità e attesa. Il “sonno” non è inerzia, ma una sospensione forzata: una condizione in cui il sogno di futuro convive con l’impossibilità di immaginarlo dentro i confini presenti.
Kébili - La coltivazione del dattero
Nelle oasi di Kébili, l’industria del dattero rappresenta una delle principali economie locali. La coltivazione segue ancora il sistema agricolo tradizionale a tre livelli - palme da dattero, alberi da frutto e ortaggi - oggi messo sotto pressione dai cambiamenti climatici, dalla scarsità d’acqua e dall’assenza di strategie agricole di lungo periodo. Accanto ai produttori, nuove realtà cercano di innovare la filiera attraverso trasformazione e imbottigliamento, mentre molti giovani continuano a partire verso la costa o l’estero. Il dattero, frutto antico e identitario, diventa così simbolo di una ricchezza che non sempre si traduce in opportunità diffuse.
Le Filiere agricole nella regione di Sidi Bouzid
A Regueb e Sidi Bouzid, l’agricoltura impiega soprattutto manodopera femminile. Giovani donne percorrono ogni giorno lunghe distanze per lavorare nelle serre, sostenendo le piante, rimuovendo erbacce, ripetendo gesti che scandiscono un tempo ciclico e necessario. Parallelamente, nelle cooperative artigianali come quella di Cité Khadra, la tessitura dei tappeti margoum custodisce saperi tramandati tra generazioni: un tappeto richiede settimane, a volte mesi di lavoro, ma il mercato locale fragile rende incerti reddito e continuità.
Una donna della cooperativa Citè Khadra intreccia un tappeto. Fondata nel 2004, la cooperativa Cité Khadra riunisce oggi dieci donne impegnate nella produzione di tappeti margoum e manufatti in helfa, una pianta spontanea delle montagne. Un tappeto può richiedere da due settimane a tre mesi di lavoro. I motivi riprendono disegni antichi, reinterpretati nel presente. In un settore artigianale segnato dalla riduzione dei sostegni pubblici e da un mercato instabile, la cooperativa rappresenta uno spazio di apprendimento, reddito e autonomia.
BIO
Matteo Montenero (Torino, 1995) è un fotografo che lavora tra ricerca documentaria e pratica concettuale. Affiliato a Spazio Paradiso, insegna fotografia allo IED di Torino. I suoi progetti sviluppati tra Tunisia, Irlanda del Nord, Ucraina, Palestina e Italia interrogano il rapporto tra percezione, corpo e politica dell’immagine.
Nicolò Nastasia (Torino, 1998) è regista e ricercatore visuale. Affiliato a Spazio Paradiso, collabora occasionalmente con l'IED di Torino. La sua pratica si è sviluppata attorno alle trasformazioni ambientali e al cambiamento climatico. Ha lavorato in Tunisia insieme a Matteo Montenero sul progetto Loro non tornarono più a terra.
Attività realizzata nell’ambito del progetto Global Districts, co-finanziato dall’Unione Europea.










