Dentro le periferie è il nostro progetto fotografico dedicato al racconto delle marginalità urbane contemporanee in Italia, nato per restituire uno sguardo visivo e umano su territori troppo spesso osservati soltanto attraverso stereotipi, cronaca o narrazioni emergenziali. 

Il progetto parte da una domanda centrale: che cosa significa oggi vivere ai margini? 

Per noi di WeWorld, il margine non è semplicemente un luogo geografico né una condizione individuale, ma il risultato di processi economici, sociali e politici che distribuiscono in modo diseguale opportunità, diritti e possibilità. 

Spesso si tenta di “normalizzare” i margini, correggerli o inglobarli, senza interrogarsi davvero sui meccanismi che li producono. Noi scegliamo invece di riportare l’attenzione sulle persone che quei margini li attraversano ogni giorno, per ascoltarne esperienze, bisogni e visioni. 

I margini non sono fuori dalla società: ne rendono visibili le contraddizioni più profonde

Cuore della progetto è il contributo di Alex Majoli, fotografo di fama internazionale e membro di Magnum Photos e fondatore del collettivo Cesura, che firma un racconto inedito delle periferie milanesi attraverso immagini realizzate nei quartieri di Barona e Giambellino.

Attraverso il suo sguardo, i margini urbani diventano luoghi complessi, vitali e stratificati: spazi attraversati da fragilità e contraddizioni, ma anche da relazioni, desideri, conflitti e forme quotidiane di resistenza. 

Accanto al lavoro di Alex Majoli, i contributi di tre fotografe chiamate a raccontare altri territori attraversati dai progetti di WeWorld in Italia: Arianna Arcara (Cesura) a Cagliari, Camilla Miliani ad Aversa e Cecilia Vaccari a Cosenza. 

I loro lavori restituiscono volti, corpi e storie di ragazze e giovani donne coinvolte nei nostri programmi territoriali, offrendo una prospettiva intima e partecipata sulle nuove generazioni che abitano questi contesti. 

Perché le disuguaglianze non colpiscono tutte e tutti allo stesso modo: nei territori marginalizzati, ragazze e giovani donne vivono spesso una stratificazione ulteriore delle fragilità, dove precarietà economica, stereotipi di genere, limitazioni alla libertà e maggiore esposizione a forme di controllo e violenza si intrecciano, rendendo ancora più complesso il percorso di crescita e autodeterminazione. 

La mostra si inserisce nel percorso di ricerca che abbiamo avviato con Abitare i Margini, l’indagine nazionale che analizza come povertà educativa, precarietà economica, disuguaglianze di genere, accesso diseguale ai servizi e fragilità territoriali contribuiscano oggi a produrre nuove forme di marginalizzazione. 

La ricerca non si limita a raccogliere racconti individuali, ma mette in relazione esperienze quotidiane, bisogni e ostacoli concreti: dall’accesso ai servizi alla precarietà abitativa ed economica, dal lavoro di cura alle difficoltà di mobilità, fino alle barriere amministrative che attraversano la vita di molte persone. L’obiettivo è comprendere da dove nasce il margine e come sia possibile “smarginare”: non adattando chi vive ai margini a un sistema che produce disuguaglianze, ma trasformando quel sistema stesso. 

Perché le marginalità non sono inevitabili: sono il risultato di scelte economiche, istituzionali e politiche. E affrontarle significa non solo includere chi resta ai margini, ma ripensare il centro, redistribuendo potere, risorse e possibilità. 

Dentro le periferie non è quindi solo un progetto fotografico, ma un invito a cambiare prospettiva: a guardare i margini non come luoghi da correggere o normalizzare, ma come spazi da ascoltare, comprendere e attraversare per leggere con maggiore lucidità le disuguaglianze del presente. 


MILANO - ALEX MAJOLI

Nelle periferie di Milano la gente forse non si rende conto che basta fare due passi, uscire di casa e in quindici minuti a piedi vedere delle cose che non credi. È questo il discorso: è tutto lì, a due passi dal centro, a due passi dai Navigli. Non succede nel deserto, succede qua dietro, nella città più ricca d’Italia. È una storia affascinante perché dentro ci sono le migrazioni, la storia di un paese, la storia dell’uomo che si sposta, dell’industria, del lavoro. Ci sono delle scelte fatte da noi uomini, su come vogliamo questa società e su come vogliamo vivere insieme. Non è che uno nasce cattivo o “monello”: ci arrivi, ti ci portano le condizioni. La periferia di Milano è diversa, perché è dentro Milano, fa parte della città a tutti gli effetti. E proprio per questo il contrasto è più forte. Ci sono case occupate, sgomberate e poi murate, perché non ci deve entrare più nessuno anche se vuote. È tutto lì, vicinissimo, e racconta esattamente che tipo di società siamo.
Alex Majoli

MILANO BARONA 

Quartiere storico della periferia sud-ovest milanese, la Barona è oggi un territorio attraversato da profonde trasformazioni: ai processi di riqualificazione urbana e gentrificazione si affiancano fragilità economiche, carenza di spazi aggregativi e crescenti disuguaglianze sociali. 

Ma raccontare la Barona significa anche andare oltre gli stereotipi della periferia come luogo di degrado o marginalità. Attraverso il lavoro di ascolto e partecipazione che portiamo avanti con ragazze e ragazzi del quartiere, emerge il ritratto di un territorio vivo, verde, ricco di relazioni e attraversato da un forte desiderio di appartenenza. 

In Barona, siamo presenti con Frequenza200, il programma educativo portato avanti in collaborazione con Via Libera Cooperativa Sociale, nato per promuovere il diritto al futuro di ragazze e ragazzi. Uno spazio di supporto scolastico, ascolto e crescita, costruito insieme alla comunità educante del territorio. 

Piazza Enzo Paci, i campetti, il Barrio’s, Frequenza200: luoghi quotidiani che per le nuove generazioni diventano spazi di incontro, identità e possibilità. Una periferia complessa, che rivendica il diritto di raccontarsi con il proprio sguardo e di immaginare il proprio futuro. 


MILANO GIAMBELLINO 

Storica periferia popolare del sud-ovest milanese, il Giambellino è da sempre uno specchio delle trasformazioni e delle contraddizioni di Milano: quartiere operaio, crocevia di migrazioni, luogo di forte identità sociale e culturale, oggi attraversato da profondi processi di riqualificazione urbana e crescente pressione gentrificatrice. 

Accanto alle trasformazioni fisiche dello spazio, il quartiere vive una tensione costante tra memoria, cambiamento e diritto a restare. Le sue piazze, i cortili, i tram, i giardini e i luoghi di socialità raccontano una comunità ancora profondamente viva, che continua a costruire relazioni e senso di appartenenza dentro una realtà complessa e stratificata. 

In Giambellinpo, siamo presenti con Spazio Donna WeWorld, presidio dedicato all’empowerment femminile e al contrasto alla violenza di genere, e con WeCare, progetto volto a rafforzare le reti territoriali e intercettare precocemente il disagio giovanile attraverso percorsi educativi, psicologici e di comunità.  

Attraverso il lavoro di ascolto e partecipazione portato avanti con ragazze e ragazzi del quartiere, emerge così il ritratto di una periferia che non si lascia ridurre a stereotipo, ma rivendica la propria complessità, la propria storia e il diritto di raccontarsi con la voce di chi la vive ogni giorno. 

BIO 

Fotografo italiano nato a Ravenna nel 1971, Alex Majoli è tra i più importanti interpreti contemporanei della fotografia documentaria internazionale. Cofondatore del collettivo fotografico Cesura e membro di Magnum Photos dal 2001, il suo lavoro esplora la condizione umana e la dimensione teatrale della vita quotidiana, indagando il confine tra realtà, rappresentazione e performance. Dopo gli esordi con il progetto Leros, dedicato alla chiusura dell’ex manicomio sull’isola greca, ha sviluppato una ricerca visiva riconosciuta a livello internazionale che combina linguaggio documentario e costruzione scenica, utilizzando spesso la luce artificiale per amplificare la dimensione drammatica dell’ordinario. Le sue opere sono esposte in musei e istituzioni di tutto il mondo. 


CAGLIARI - ARIANNA ARCARA

Fotografare le ragazze adolescenti significa sostare in una soglia, dove identità, corpo e sguardo sono ancora in trasformazione. Non è mai un gesto neutro: richiede tempo, ascolto e una responsabilità nel restituire immagini che non chiudano, ma aprano possibilità. L’adolescenza è fatta di contraddizioni, di forza e vulnerabilità insieme, e la fotografia può diventare uno spazio in cui queste tensioni trovano forma senza essere ridotte. Nelle periferie, come a Sant’Elia, questo equilibrio è ancora più delicato. Qui lo sguardo rischia facilmente di sovrapporsi alle vite che incontra. Per questo è fondamentale il lavoro di chi, come WeWorld, costruisce nel tempo una presenza, tessendo relazioni con le ragazze e i ragazzi del quartiere e accompagnandoli nei loro percorsi. È dentro questa trama che anche la fotografia può esistere in modo onesto. Lavorare con le ragazze significa allora costruire una relazione e condividere uno spazio, lasciare che siano loro a ridefinire il racconto, a spostare il punto di vista. Non si tratta solo di rappresentare, ma di aprire un campo in cui l’immagine diventa strumento di riconoscimento e possibilità. In questo senso, la fotografia è un gesto insieme politico e affettivo, che prova a stare dentro le relazioni, senza prenderne il posto.
Arianna Arcara

Nel quartiere di Sant’Elia, periferia storica di Cagliari, il rapporto tra margine e appartenenza prende forma in un territorio segnato da isolamento geografico, fragilità socioeconomiche e forte identità comunitaria. Un luogo in cui vivere ai margini significa spesso confrontarsi con la distanza fisica e simbolica dal centro, ma anche con un radicato senso di appartenenza al proprio territorio. 

Qui WeWorld, insieme a Fondazione Somaschi, è presente con Frequenza200, spazio educativo dedicato a sostenere ragazze e ragazzi nel proprio percorso di crescita attraverso attività educative, supporto scolastico e accompagnamento psico-educativo e con Dispieghiamo le vele, progetto dedicato al contrasto del disagio giovanile, al supporto psico-pedagogico e alla prevenzione del fenomeno NEET. 

A Sant’Elia il margine non è soltanto distanza, ma anche identità: uno spazio in cui le nuove generazioni cercano di costruire il proprio futuro negoziando ogni giorno tra radici, appartenenza e desiderio di possibilità nuove. 


AVERSA - CAMILLA MILIANI

Ogni volta che WeWorld mi chiama per documentare un loro progetto, so già che alcuni dei miei muri di pregiudizio verranno abbattuti. Anche questa volta è successo. Ho lavorato nelle periferie di grandi città italiane come Milano e Aversa, documentando e vivendo da vicino i centri doposcuola per bambini e adolescenti. Ogni volta che racconto una storia, la intreccio alla mia: è così che riesco ad andare oltre ciò che pensavo di sapere. Il lavoro nelle periferie e l’incontro con questi ragazzi mi hanno fatto capire, ancora una volta, la complessità dell’essere umano e di tutto ciò che spesso ignoriamo, e troppo facilmente giudichiamo. Ad Aversa, durante le riprese, un bambino mi ha detto: “Sono felice perché quest’anno, per la prima volta, ho visto il mare.” In quella frase, così semplice solo in apparenza, c’era tutto: il senso profondo del centro doposcuola di WeWorld, la sua importanza per questi bambini, le possibilità che progetti come questo riescono ad aprire. Studiare, crescere, scoprire cosa esiste oltre la propria condizione. Pensare che un bambino di dieci anni, che vive vicino al mare, abbia potuto vederlo solo grazie a questo progetto, dà la misura concreta di quanto tutto questo sia necessario.
Camilla Miliani

Territorio attraversato da profonde fragilità sociali ed educative, Aversa racconta una periferia in cui disuguaglianze economiche, carenza di opportunità e povertà educativa incidono concretamente sulle possibilità di crescita delle nuove generazioni. In un contesto dove i percorsi di autonomia e futuro si scontrano spesso con limiti strutturali e assenza di spazi dedicati, l’adolescenza si confronta quotidianamente con il tema dell’accesso alle opportunità. 

Qui WeWorld, insieme all’Associazione Patatrac, è presente con Frequenza200, programma educativo nato per promuovere il diritto al futuro di ragazze e ragazzi attraverso supporto scolastico, accompagnamento educativo e attività laboratoriali. 

Ad Aversa il margine si manifesta nella difficoltà di immaginare possibilità diverse per sé stessi: per questo creare spazi di ascolto, crescita e partecipazione significa offrire alle nuove generazioni strumenti concreti per costruire il proprio futuro. 

BIO 

Camilla Miliani – Isola d’Elba, 1997 – è un giovane fotografa che si occupa principalmente di fotografia documentaria sia in Italia che all’estero. Nel 2020 vince il premio “Canon Giovani Fotografi” e questo le permette di avviare la propria carriera. Negli anni successivi vince numerosi premi ed espone i propri progetti fotografici ai festival di Cortona On The Move, Terra di Tutti Film Festival, Insight Foto Festival, Riaperture Festival, Biennale dei Giovani Fotografi Italiani, Photo Open Up, We World Festival, Flashback Torino, Moscow International Foto Awards e Vienna International Photo Award. 

I suoi scatti vengono pubblicati da Stern Crime, Geo Francia, Sky tg24, Internazionale, Venerdì di Repubblica, D di Repubblica, L’Espresso, IO Donna, Perimetro, La Nuova Ecologia, Alvento, Skialper. 


COSENZA - CECILIA VACCARI

Inaspettato e luminoso l'incontro con Wewrold e con i ragazzi dei Sistema Assistenza Integrazione della provincia di Cosenza, la mia città. Incuriositi e attenti, ognuno con il suo mondo, ho visto questi giovani partecipanti raccontarsi e misurarsi attraverso la fotografia, e vivere insieme un momento di gioia. A me ritorna un bottino prezioso, queste giornate di condivisione, la possibilità di aver carpito quel lampo di gioia, di chi per la prima volta guarda attraverso l'oculare di una macchina fotografica!
Cecilia Vaccari

A Cosenza le marginalità prendono forma nell’intreccio tra vulnerabilità economica, fragilità educativa e disuguaglianze sociali che incidono profondamente sulla crescita di bambini, bambine e adolescenti. In un territorio segnato da accesso diseguale alle opportunità e da una crescente domanda di supporto sociale, il margine si manifesta spesso nella difficoltà di costruire percorsi stabili di autonomia e benessere. 

Qui WeWorld opera insieme a MoCi Cosenza, attraverso Comunità Senza Ostacoli, dedicato al supporto psicologico degli adolescenti. 

A Cosenza il lavoro sul margine significa costruire reti educative, sociali e di cura capaci di rafforzare non solo i singoli percorsi individuali, ma l’intera comunità che li attraversa. 

BIO 

Cecilia Vaccari, nasce a Cosenza nel febbraio del 1988. 
Figlia d'arte, muove i suoi primi passi da professionista nel ambito teatrale, parte della compagnia Libero teatro di Max Mazzotta. 
Consegue nel 2012 un Master in fotografia presso lo IED, Istituto Europeo di Design a Roma e stesso anno la fotografia di scena per il cinema, lavora al fianco del maestro Angelo Turetta sul set di "Fiabeschi torna a Casa" 
I concerti, la fotografia di cerimonia, gli eventi, flessibile e curiosa, si trasferisce a Bologna, dove lavora per Yoox, azienda italiana presente su scala mondiale nel settore moda. 
La passione per il reportage è il racconto per immagini dona alle sue immagini un taglio sincero ed emotivo. 
Rientra in Calabria, terra natale, dove di tanto in tanto lavora con il cinema, tra le ultime esperienze, sul set di " Il Monaco che vinse l'apocalisse" di Jordan River. 
La collaborazione negli ultimi anni con l'associazione culturale "La rivoluzione delle seppie" e l'ultima felicissima esperienza tra i ragazzi del Moci, grazie a Weworld.