
Oltre 700.000 persone sono state colpite dalle piogge torrenziali che si abbattono sul Mozambico da metà dicembre 2025. Le alluvioni hanno colpito anche il Kenya a marzo, causando più di 60 morti e mettendo in ginocchio interi quartieri di Nairobi. In entrambi i casi, a pagare il prezzo più alto sono le comunità rurali e gli insediamenti urbani informali: i più esposti, i meno attrezzati e i più lontani dai riflettori.
Il Mozambico non conosce tregua
Da metà dicembre 2025, intense piogge stagionali hanno provocato inondazioni su vasta scala in Mozambico, con conseguenze gravissime per le comunità di tutto il Paese. Secondo le autorità nazionali, oltre 700.000 persone sono state colpite tra dicembre e gennaio 2026, mentre centinaia di migliaia sono state costrette ad abbandonare le proprie case e a cercare rifugio altrove.
Le province più critiche sono quelle del sud e del centro, in particolare Gaza, Maputo e Sofala, dove i fiumi sono esondati dopo settimane di precipitazioni persistenti. Le alluvioni hanno danneggiato e distrutto case, scuole, infrastrutture, sistemi idrici e strade, isolando interi villaggi e ostacolando l’accesso ai servizi di base.
“Quello che stiamo vivendo in Mozambico è una delle emergenze più gravi degli ultimi anni. Più di mezzo milione di persone sono già state colpite, intere comunità restano sommerse e strade vitali sono completamente bloccate”, ha raccontato Aneta Jelinkova, la nostra Rappresentante Paese in Mozambico.
Il Mozambico è particolarmente vulnerabile alla crisi climatica. Già ad inizio 2025 il ciclone Chido aveva colpito il nord del Paese, lasciando molte comunità in grande difficoltà. La situazione degli ultimi mesi ha messo ulteriormente sotto pressione servizi e centri di accoglienza già fragili. Le comunità rurali, il cui sostentamento dipende da terreni agricoli e mezzi di sussistenza vulnerabili alle alluvioni, si trovano ora ad affrontare la perdita dei raccolti, della terra coltivabile e del bestiame, con gravi implicazioni per la sicurezza alimentare nei mesi a venire.
Tra i bisogni più urgenti ci sono l’accesso ad acqua potabile, servizi igienici e continuità scolastica. Ed è proprio su questi fronti che si è concentrato il nostro intervento, con la distribuzione di kit igienici, acqua potabile e spazi di apprendimento temporanei per i bambini e le bambine che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni.
Le forti piogge in Kenya mettono in difficoltà la popolazione
All’inizio di marzo 2026, forti piogge hanno causato alluvioni improvvise in diverse aree del Kenya, colpendo soprattutto la capitale Nairobi. I torrenti urbani e i fiumi hanno superato gli argini, inondando strade, quartieri e infrastrutture urbane.
Secondo i dati ufficiali, circa 60 persone hanno perso la vita e più di 2600 famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie case e cercare rifugio altrove.
A essere più esposti agli effetti di eventi climatici estremi sono stati soprattutto gli insediamenti urbani informali nella capitale dove l’alta densità abitativa e le infrastrutture già carenti aumentano la vulnerabilità alle alluvioni.
Un esempio emblematico è Kibera, uno dei più grandi slum del mondo, dove si stima vivano almeno due milioni di abitanti. In queste aree, ogni evento climatico estremo si trasforma rapidamente in una crisi sanitaria e sociale, con acqua potenzialmente contaminata, abitazioni danneggiate e interruzione dei servizi essenziali.
Come ci si adatta alla nuova normalità dei cambiamenti climatici
Questi eventi in Mozambico e in Kenya non sono fenomeni isolati o imprevedibili. Negli ultimi anni, l’Africa orientale ha affrontato periodi di prolungata siccità seguiti da ondate di pioggia intensa. Questa alternanza è descritta dagli scienziati come effetto del climate whiplash, un fenomeno amplificato dal riscaldamento globale che rende gli eventi meteorologici più estremi e meno prevedibili.
Paesi come Mozambico e Kenya contribuiscono in misura relativamente bassa alle emissioni globali di gas serra, eppure ne subiscono in modo disproporzionato le conseguenze, con un impatto profondo sulla vita delle persone che abitano questi territori e sui loro mezzi di sussistenza.
Di fronte a emergenze di questa portata, la risposta immediata è necessaria, ma non sufficiente. Per questo noi di WeWorld interveniamo in entrambi i Paesi anche con programmi strutturali di lungo periodo.
In Mozambico, insieme alla Fondazione CIMA, abbiamo rafforzato i sistemi di allerta precoce nelle aree più a rischio, formato autorità locali e personale della Protezione Civile sul monitoraggio del rischio e sul coordinamento delle emergenze e coinvolto più di 50 comunità in sessioni dedicate a procedure di evacuazione e protezione. Nel 2025 abbiamo inaugurato due centri operativi a Maputo e Beira per il monitoraggio satellitare e la gestione coordinata delle emergenze climatiche.
In Kenya, formiamo le giovani generazioni su giustizia climatica e advocacy, dotandole degli strumenti per portare le proprie istanze nel dibattito politico, e sosteniamo modelli di economia circolare che creano occupazione riducendo l’impatto ambientale. I nostri programmi, inoltre, pongono donne, giovani e persone con disabilità al centro della preparazione ai disastri, categorie che nelle emergenze sono spesso le ultime a ricevere aiuto.
Le alluvioni degli ultimi mesi non sorprendono chi osserva i dati climatici da anni. La vera domanda non è se torneranno, ma se le comunità più vulnerabili avranno gli strumenti necessari per affrontarle. Il nostro lavoro nella regione vuole colmare questo divario, costruendo una risposta insieme ai territori e alle persone che li vivono ogni giorno.



