Nella provincia di Tete, il progetto "Mais Resiliência, Mais Comunidade" — finanziato dalla Cooperazione Italiana e implementato da WeWorld — sta cambiando la vita di centinaia di famiglie, mettendo le donne al centro della risposta ai cambiamenti climatici.
Il Mozambico è tra i paesi più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici. Siccità, piogge irregolari e fenomeni estremi mettono a rischio ogni anno i raccolti di milioni di famiglie che vivono di agricoltura di sussistenza. In questo contesto, la provincia di Tete, nel centro del paese, è una delle aree più colpite: le comunità rurali faticano a garantirsi cibo sufficiente, e le donne — che svolgono un ruolo fondamentale nella produzione agricola familiare — sono spesso le più esposte.
È qui che WeWorld, con il sostegno della Cooperazione Italiana, ha avviato il progetto Mais Resiliência, Mais Comunidade: un intervento che combina la distribuzione di sementi certificate e strumenti agricoli con formazione tecnica su pratiche resilienti al clima, gestione del suolo e conservazione dei raccolti. Al centro di tutto ci sono le donne della comunità, protagoniste di un cambiamento che si misura nei campi, nelle cucine e nelle relazioni di vicinato.
Bia e la "banca dei semi": da 20 kg a 600 kg
Nella comunità di Mponde, nel distretto di Doa, Bia Fambaone Nhampendza ha ricevuto 20 kg di talee di batata dolce a polpa arancione — la varietà Delvia, nutriente, resistente e fino a poco tempo fa introvabile in tutta la zona. Le talee erano state inizialmente coltivate in un Campo di Dimostrazione, dove le agricoltrici locali hanno appreso le tecniche di base: le distanze di semina, la gestione del suolo, la moltiplicazione del materiale vegetativo.
Bia ha applicato tutto quello che aveva imparato con attenzione e disciplina. Invece di consumare subito la produzione, ha avviato un processo di moltiplicazione, costruendo nel tempo una vera e propria banca di semi domestica. Oggi stima di disporre di oltre 600 kg di materiale vegetativo, pronto per la semina e per la vendita alla stagione delle piogge.
Nel mercato locale un fascio di talee vale tra i 100 e i 150 meticais, con prezzi che salgono nei periodi di scarsità. Ma Bia non pensa solo al guadagno: condivide regolarmente parte della produzione con familiari e vicini, abbassando i costi di accesso a una coltura che può fare la differenza sia sul piano nutrizionale — grazie all'alto contenuto di vitamine — sia su quello economico.
Icimere e i sacchi ermetici: conservare il mais senza veleni
Nel distretto di Tsangano, Icimere Chitseche supporta da sola la famiglia: è vedova e tutrice di alcuni bambini rimasti orfani. Come molte agricoltrici della zona, conservava il mais in sacchi di rafia, ricorrendo a prodotti chimici per proteggerlo dalle infestazioni. Un metodo costoso e pericoloso, che metteva a rischio la salute della famiglia.
Grazie al progetto Mais Resiliência, Mais Comunidade, Icimere ha ricevuto sacchi ermetici per lo stoccaggio dei cereali, insieme a una formazione specifica sulle tecniche di conservazione. Il risultato è stato immediato: lo scorso anno ha immagazzinato 100 kg di mais in due sacchi, e all'apertura — mesi dopo — il cereale era perfettamente intatto, senza infestazioni e senza aver usato un solo pesticida.
Una parte del raccolto è andata al consumo familiare, un'altra ai nipoti per permettere loro di seminare i propri campi. Icimere, nel frattempo, ha coltivato la propria parcella con sementi certificate ricevute tramite il progetto, ottenendo una germinazione vigorosa e un ciclo produttivo più breve.
Oggi Icimere è diventata una promotrice attiva dello stoccaggio ermetico nella sua comunità. Consiglia le vicine, condivide le sue esperienze, dimostra con i fatti che è possibile conservare il cibo in modo sicuro ed efficiente senza ricorrere a sostanze chimiche.
Marlene e le sementi certificate: la fiducia ritrovata nel campo
Marlene Divalassone, vedova e madre, vive anche lei nella comunità di Nandaya. Prima di entrare nel progetto, la sua famiglia affrontava un ciclo difficile da spezzare: bassa produttività, sementi di scarsa qualità, tecniche tradizionali insufficienti di fronte a un clima sempre più imprevedibile. Spesso era costretta a dividere il poco mais raccolto tra il consumo quotidiano e la semina successiva, mettendo a rischio entrambi.
"Talvolta volevo coltivare, ma non sapevo come farlo correttamente. Era difficile ottenere sementi, la produzione era molto scarsa e le tecniche che utilizzavamo erano tradizionali. Soffrivo molto", racconta Marlene.
Grazie al progetto, ha ricevuto 5 kg di sementi di mais certificate e 3 kg di fagiolo comune, insieme a una formazione tecnica completa: distanziamento delle colture, conservazione del suolo, uso di fertilizzanti organici e produzione di bio-olio come pesticida naturale. Applicando questi metodi, è riuscita a coltivare circa 0,35 ettari di mais — una superficie e una resa impensabili con i metodi precedenti.
Il cambiamento non è solo produttivo. L'agricoltura, per Marlene, è diventata anche una forma di autonomia e dignità: produrre vuol dire poter garantire il cibo alla propria famiglia e contribuire attivamente all'economia domestica. E per questo incoraggia tutte le donne della sua comunità a fare lo stesso: cercare opportunità, imparare tecniche nuove, investire in sé stesse.
Un progetto, centinaia di storie
Le esperienze di Bia, Icimere e Marlene non sono casi isolati. Sono il riflesso di un approccio che WeWorld porta avanti da anni nei contesti più marginalizzati: mettere le persone - e in particolare le donne - al centro di soluzioni concrete, costruite sulla conoscenza locale e sulla solidarietà tra comunità.
Il progetto Mais Resiliência, Mais Comunidade dimostra che la risposta ai cambiamenti climatici non passa soltanto da grandi infrastrutture o tecnologie avanzate. Passa anche - e soprattutto - da una talea moltiplicata con cura, da un sacco ermetico che salva il raccolto, da un seme certificato che germoglia in un campo dove prima non cresceva nulla.
