Alla Madungu Primary School di Pemba, in Tanzania, l’educazione ambientale fa già parte della quotidianità scolastica. Durante le lezioni dedicate all’ambiente, gli studenti affrontano temi come la gestione dei rifiuti, l’inquinamento e l’uso della plastica. Partendo da queste conoscenze, attraverso il progetto Kijani Pemba, abbiamo proposto loro una sfida diversa: non limitarsi a conoscere l’ambiente, ma diventare loro stessi narratori.

Nell’ambito di un’attività di comunicazione partecipativa, gli studenti sono stati invitati a vestire i panni di “direttori creativi”, decidendo quali storie legate all’ambiente raccontare attraverso la fotografia. Dopo una breve introduzione su come le immagini possano comunicare emozioni, idee e messaggi, gli studenti sono stati divisi in gruppi misti di ragazze e ragazzi. Non è stato detto loro cosa fotografare: sono stati loro a decidere cosa mostrare, chi includere nelle immagini, quali espressioni assumere e quale messaggio trasmettere. Ogni gruppo doveva realizzare due fotografie. Una che rappresentasse una situazione ambientale negativa e una che mostrasse invece un’alternativa positiva. 

Per molti di loro, era anche la prima volta che avevano l’opportunità di impugnare e utilizzare una macchina fotografica digitale. Quella che inizialmente era semplice curiosità si è trasformata rapidamente in entusiasmo. I bambini hanno ideato con attenzione le proprie scene e si sono appropriati dell’attività, diventandone protagonisti.

Dalle storie che hanno scelto di raccontare è emerso un elemento comune.

Quando è stato chiesto loro di rappresentare situazioni ambientali negative, molti gruppi hanno scelto di concentrarsi sui rifiuti e sull’acqua contaminata. I bambini hanno deciso di fotografarsi accanto a cumuli di immondizia e a pozze d’acqua sporca e stagnante. Per rendere immediatamente visibili le conseguenze dell’inquinamento, hanno assunto espressioni serie e preoccupate oppure si sono coperti il naso, evocando il cattivo odore e il disagio provocati dal degrado ambientale.

Per i messaggi positivi, il contrasto è stato netto. La maggior parte dei gruppi ha scelto come sfondo spazi verdi, piante e alberi. I bambini sorridevano, annusavano fiori e foglie, si rilassavano all’ombra degli alberi e usavano il linguaggio del corpo per esprimere felicità e benessere.

Senza che nessuno glielo suggerisse, hanno comunicato un messaggio semplice ma potente: un ambiente pulito e verde è un luogo in cui le persone possono sentirsi bene, al sicuro e felici.

L’attività ha inoltre messo in luce l’impatto che le iniziative di sensibilizzazione ambientale stanno avendo all’interno della comunità scolastica. Secondo Yunus Hafidhi, insegnante di educazione ambientale alla Madungu Primary School, gli studenti stanno diventando sempre più promotori della tutela dell’ambiente.

«Apprezziamo Kijani Pemba perché promuove una corretta tutela dell’ambiente, incoraggiando le persone a evitare diversi tipi di rifiuti, compresa la plastica. A scuola abbiamo imparato quanto sia importante smettere di usare i sacchetti di plastica. Siamo stati formati su questo tema e anche gli studenti stessi si stanno sensibilizzando a vicenda sull’importanza di evitarne l’uso».

L’esercizio fotografico ha mostrato come bambini e bambine percepiscono le sfide che li circondano e quanto siano capaci di esprimere con chiarezza la propria idea di futuro quando viene data loro la possibilità di farlo. Attraverso le fotografie hanno collegato le questioni ambientali alle emozioni e alle esperienze quotidiane, dimostrando che le conseguenze dell’inquinamento e i benefici degli spazi verdi non sono concetti astratti, ma realtà che incontrano ogni giorno nelle loro comunità.

Per il progetto Kijani Pemba, che mira a rafforzare la resilienza ecologica urbana a Pemba, l’attività ha ribadito l’importanza di ascoltare la voce dei più giovani. Non sono semplici destinatari delle attività, ma protagonisti capaci di individuare i problemi, immaginare soluzioni e coinvolgere gli altri attraverso la propria creatività.

Mettendo una macchina fotografica nelle loro mani e lasciando che fossero loro a raccontare le proprie storie, il progetto ha dato agli studenti l’opportunità di diventare ambasciatori della tutela dell’ambiente. Il loro messaggio è stato chiaro e coerente: ridurre l’inquinamento, gestire correttamente i rifiuti, proteggere le fonti d’acqua e creare più spazi verdi sono condizioni essenziali per costruire il futuro in cui vogliono vivere.

Attraverso i loro occhi, la resilienza ambientale non riguarda soltanto infrastrutture e servizi. Significa costruire comunità in cui natura e persone possano prosperare insieme, e in cui la voce delle nuove generazioni contribuisca a dare forma a un futuro più pulito e sostenibile.

Il progetto Kijani Pemba è co-finanziato dall’Unione Europea.