Nel campo di Busuma, oltre 65.000 persone fuggite dall’est della Repubblica Democratica del Congo affrontano condizioni di estrema vulnerabilità. Con il sostegno dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, WeWorld sta intervenendo per prevenire una crisi nutrizionale e garantire assistenza immediata alle famiglie più fragili.  

Dalla fine del 2025, il Burundi ha registrato un massiccio afflusso di rifugiati provenienti dall’est della RDC, in fuga da violenze e insicurezza. In risposta all’emergenza è stato creato il sito di Busuma, nella provincia di Ruyigi, oggi il più grande campo rifugiati del Paese, con oltre 65.000 persone ospitate.  

Le prime valutazioni nutrizionali hanno evidenziato una situazione critica, soprattutto tra i bambini sotto i cinque anni e le donne in gravidanza o in allattamento. L’accesso limitato al cibo e ai servizi sanitari ha causato un’elevata diffusione di malnutrizione acuta moderata, con il rischio di un rapido peggioramento in assenza di interventi tempestivi.  

Per rispondere all’emergenza, WeWorld ha attivato in poche settimane un programma di distribuzione quotidiana di porridge fortificato pronto al consumo, prodotto localmente e destinato ai casi più vulnerabili. L’intervento è stato realizzato in coordinamento con UNHCR, PAM, UNICEF, autorità locali e partner sanitari presenti sul campo.  

Nel momento di maggiore attività, il programma ha distribuito oltre 400 porzioni al giorno, contribuendo a colmare un vuoto critico nell’assistenza nutrizionale durante la fase iniziale dell’emergenza.  

I risultati sono stati immediati e concreti. Molte famiglie hanno visto migliorare rapidamente le condizioni di salute dei propri figli grazie all’accesso regolare al supporto nutrizionale e al monitoraggio sanitario. Una giovane madre racconta che il figlio di due anni, affetto da kwashiorkor, ha recuperato tre chili in appena due mesi.  

“Prima di febbraio mi sentivo sempre senza forze, esaurita dalla gravidanza perché ero sottopeso e preoccupata per mio figlio di 2 anni. Gli era stato diagnosticato il kwashiorkor e pesava solo 10 kg. Grazie al programma di porridge arricchito e al monitoraggio nutrizionale del progetto, la nostra vita è cambiata. In soli due mesi, mio figlio ha ripreso 3 kg e ora pesa 13 kg. È in buona salute e io, all’ottavo mese di gravidanza, ho ritrovato la forza e la serenità necessarie per il mio futuro parto.” 

  • MWENGE Faila, 22 anni 

Elemento centrale del progetto è stato anche il coinvolgimento diretto della comunità rifugiata. Donne e uomini del campo hanno partecipato come volontari alla preparazione e distribuzione del porridge, rafforzando la partecipazione comunitaria e la coesione sociale in un contesto estremamente fragile.  

«Sono padre di sei figli e ho deciso di partecipare al progetto come volontario per garantire la sicurezza e la distribuzione del porridge. Sono in prima linea per vedere l’impatto del programma, perché la mia stessa famiglia ne beneficia. I miei due figli più piccoli, di 2 e 4 anni, vengono regolarmente a prendere la loro porzione. Il cambiamento per mio figlio di 2 anni è incredibile: pesava solo 8 kg prima di iniziare e oggi la bilancia segna 13 kg. In qualità di padre e di volontario, vedere mio figlio riprendere 5 kg mi dà ancora più motivazione per proteggere e servire questo progetto che salva i nostri cari.»  

  • BLAMBO KINDI, 40 anni 

Nei prossimi mesi WeWorld continuerà a rafforzare la risposta umanitaria a Busuma. L’assistenza nutrizionale sarà integrata con attività di protezione dell’infanzia, supporto psicosociale e sicurezza alimentare, anche grazie alla distribuzione supplementare di farine di mais per sostenere le famiglie rifugiate.  

A lungo termine, WeWorld implementerà un approccio integrato che unirà salute, nutrizione, acqua e igiene (WASH) e protezione, con particolare attenzione a donne, bambini e persone più vulnerabili.  

In un contesto in cui i bisogni umanitari continuano ad aumentare, WeWorld rinnova il proprio impegno al fianco delle popolazioni rifugiate e delle comunità ospitanti, sottolineando l’importanza di un sostegno rapido e coordinato per garantire continuità agli interventi salvavita.