Per la maggior parte di studentesse e studenti mancano ancora quasi due settimane al ritorno in classe e, anche quando la scuola riparte, spesso lo fa a singhiozzo. WeWorld e Mammadimerda rilanciano la petizione “Ristudiamo il calendario”, che ha superato le 78mila firme: non basta cambiare le date, serve una scuola capace di mettere davvero al centro studentesse e studenti.
Settembre è arrivato. Si torna al lavoro, riprendono le attività, le città tornano ai ritmi di sempre. Ma per milioni di bambine, bambini e adolescenti la scuola non è ancora ricominciata.
Fatte salve alcune eccezioni, bisognerà aspettare ancora: le prime lezioni inizieranno il 7 settembre nella Provincia autonoma di Bolzano, ma nella maggior parte delle Regioni il rientro è previsto tra il 14 e il 16 settembre, mentre in Puglia si arriverà al 17.
E anche quando finalmente suona la prima campanella, per molte famiglie la ripartenza è graduale: orari ridotti nelle prime settimane, servizi di pre e post scuola e mense che non sempre partono insieme alle lezioni, organici ancora da completare. Un rientro a singhiozzo che prolunga ulteriormente una pausa estiva già tra le più lunghe d'Europa e che non pesa allo stesso modo su tutte le famiglie.
È da qui che ripartono WeWorld, organizzazione italiana indipendente attiva da oltre 50 anni in Italia e in più di 20 Paesi, e Mammadimerda, progetto di divulgazione dissacrante e ironico sulla maternità, rilanciando la petizione “Ristudiamo il calendario”, che ha già superato le 78mila firme.
Perché quando la scuola chiude per quasi tre mesi, l'estate non è uguale per tutte e tutti.
C'è chi può partire, frequentare centri estivi, fare sport, corsi di lingua, coding o vela. E c'è chi passa l'estate in una casa troppo calda senza un luogo fresco in cui andare; chi perde per mesi sostegni, routine e relazioni fondamentali; chi convive con una disabilità, una neurodivergenza o una difficoltà di apprendimento e fatica a trovare attività realmente accessibili e inclusive; chi trascorre giornate intere davanti a uno schermo perché non ci sono alternative; chi aspetta settembre semplicemente per ritrovare le proprie amicizie e una comunità di cui sentirsi parte.
Qualcosa, però, comincia a muoversi. In Emilia-Romagna, ad esempio, dal 31 agosto al 14 settembre è partita una sperimentazione che permette alle scuole primarie aderenti di aprire prima dell'inizio ufficiale delle lezioni, previsto il 15 settembre, offrendo attività educative, sportive e culturali. Un progetto sostenuto dalla Regione con 3 milioni di euro e realizzato insieme ai Comuni.
Esperienze che mostrano come un modo diverso di pensare i tempi e gli spazi della scuola sia possibile. Ma che restano, ancora, eccezioni.
“I diritti di bambine, bambini e adolescenti non possono dipendere dal Comune in cui vivono o dalle possibilità economiche della loro famiglia. Un cambiamento lo dobbiamo a tutte e tutti, ma soprattutto a chi abita i margini: a chi durante l'estate perde opportunità, relazioni, sostegni e spazi sicuri. Per questo non chiediamo semplicemente di spostare qualche data sul calendario: chiediamo di investire in una scuola accessibile e inclusiva, capace di mettere davvero al centro studentesse e studenti, i loro bisogni e i loro diritti. Una scuola che sia un presidio educativo e sociale durante tutto l'anno”, dichiara Greta Nicolini, Coordinatrice Comunicazione di WeWorld.
Secondo il sondaggio realizzato nel 2025 da WeWorld e Mammadimerda, 1 famiglia su 2 segnalava difficoltà nella ripresa della scuola a settembre, mentre 1 genitore su 20 dichiarava di aver rinunciato a opportunità lavorative o di aver lasciato il lavoro per gestire la lunga pausa estiva. A questo si aggiunge un costo medio di circa 530 euro per figlio o figlia per coprire solo una parte delle settimane di chiusura attraverso centri estivi, attività educative o altre forme di supporto.
Ma il problema non riguarda soltanto la conciliazione tra lavoro e famiglia. La lunga pausa estiva può amplificare disuguaglianze educative, economiche e sociali già esistenti, proprio perché le opportunità disponibili fuori dalla scuola dipendono fortemente dalle risorse economiche, sociali e territoriali delle famiglie.
“Manca ancora molto alla riapertura delle scuole e, anche se alcune amministrazioni stanno finalmente provando ad anticipare servizi e attività, gli esempi virtuosi non bastano. Chiediamo investimenti per adeguare gli edifici scolastici a estati sempre più calde: le scuole possono diventare anche rifugi climatici per bambine, bambini, studentesse, studenti e insegnanti. Chiediamo un calendario compatibile con la vita di oggi, non con una società in cui si dava per scontato che fossero le donne a restare a casa a occuparsi dei figli. E chiediamo alternative vere: non possiamo accettare che d'estate le opportunità dipendano dal reddito della famiglia, con chi può permettersi corsi, viaggi e centri estivi e chi resta per tre mesi davanti a uno schermo perché non ha altro. Dateci le alternative. Dateci una scuola pensata intorno alla vita reale di bambine, bambini e famiglie”, dichiara Francesca Fiore, autrice e co-fondatrice di Mammadimerda.
Nel 2025 le firme raccolte dalla petizione “Ristudiamo il calendario” sono state consegnate da WeWorld in Senato. Oggi sono oltre 78mila, ma la richiesta va oltre la revisione delle date di apertura e chiusura.
Ristudiare il calendario significa ristudiare la scuola.
Una scuola con studentesse e studenti al centro, capace di garantire continuità educativa, relazioni, inclusione e opportunità durante tutto l'anno; edifici che possano essere utilizzati anche nei mesi più caldi; servizi accessibili; tempi più compatibili con la vita delle famiglie e con il lavoro; sostegni che non scompaiano per tre mesi proprio per chi ne ha più bisogno.
Perché la scuola non è soltanto il luogo in cui si fanno lezione e verifiche. È uno dei principali presidi educativi e sociali del Paese. E ripensarne tempi, spazi e risorse significa decidere quale posto vogliamo dare alle nuove generazioni.

