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17 aprile 2020

EU Aid Volunteers ai tempi del Covid-19

C’È CHI TORNA E CHI RESTA: IL RACCONTO DEI NOSTRI VOLONTARI NEL MONDO

 

Ho deciso di fermarmi qui per essere utile e perché posso aiutare l’organizzazione con le mie competenze”. A parlare è Maria, volontaria dell’iniziativa internazionale EU Aid Volunteers che ha deciso di restare in Cambogia, dove si occupa di comunicazione e advocacy contro il traffico di esseri umani. Ma potrebbe essere qualsiasi altro dei nostri volontari e volontarie, per i quali la pandemia globale non ha modificato le forti motivazioni che li hanno spinti a partire. Sono circa 40, in totale, i nostri volontari e le volontarie che allo scoppio della crisi sanitaria covid-19 si trovavano impegnati nell’iniziativa dell’Unione Europea che offre l’opportunità di essere coinvolti in delle attività in paesi extraeuropei in emergenza umanitaria. “Sappiamo quanto sia difficile rimanere lontani da casa in questi momenti così difficili – spiega Maria Chiara Lesi, responsabile EU Aid Volunteers di WeWorldma era doveroso allertare anche del rischio di viaggi così lunghi, per sé e per gli altri. Abbiamo quindi offerto a tuttila possibilità di fermarsi nei paesi in cui erano o di tornare. La maggior parte ha scelto di restare, dimostrando un grande senso di responsabilità di cui li ringraziamo, perché stanno davvero dando un grosso contributo alle nostre attività di emergenza sanitaria nel mondo”.

In Cambogia con Maria è rimasta anche Lavinia, partita dall’Italia pochi giorni prima del lockdown. Lei ha visto svuotarsi la città di Siem Reap, meta altamente turistica data la vicinanza al magnifico complesso templare di Angkor. Ora, tra una saracinesca chiusa e l’altra, vede solo i pochi turisti che, con mascherina sempre a portata di mano, non vogliono tornare indietro per paura o perché non sanno ancora come. “Nonostante i tempi difficili, sto continuando a lavorare come posso alle molte attività che l’organizzazione porta avanti – racconta dalla casa in cui è in smart working – Sono comunque contenta di essere rimasta e continuare qui il mio percorso, anche perché penso che muoversi il meno possibile in tempi di pandemia sia indispensabile”. A preoccuparla maggiormente è la situazione dei migranti che dalla Tailandia sono stati costretti a tornare in Cambogia, prima della chiusura dei confini, che oggi si ritrovano senza mezzi per poter mantenere le proprie famiglie, in un contesto di fragilità economica sostanziale.

In Mozambico è rimasto Martino, arrivato a novembre per aiutare le comunità rurali più colpite dopo il ciclone Idai, che nel marzo 2019 ha quasi completamente distrutto la città di Beira e le aree limitrofe provocando la distruzione di case, scuole, ospedali e delle principali infrastrutture. Ora è alle prese con la diffusione delle buone pratiche per evitare il contagio tra le persone e il diffondersi della malattia, che sarebbe un colpo mortale per il paese già duramente provato. Per farlo, insieme al nostro staff locale, ha scritto Previeni, un video musicale per ricordare alle persone le norme basiche: il tutto tra passi di danza e al ritmo coinvolgente della marrabenta, la musica tradizionale mozambicana. “Quando sono partito come volontario, non avrei mai immaginato che potesse accadere nulla del genere. Ma ho deciso di rimanere dove potevo dare il mio contributo, fianco a fianco con i mozambicani. Dopo tutto io sono arrivato qui come esperto in comunicazione, e l’informazione e la sensibilizzazione sono strumenti fondamentali per combattere la diffusione del Covid-19”.

Invece fra chi è voluto rientrare c’è Angus, tornato proprio dal Mozambico perché la sua asma, in questo momento così complicato, lo rende una persona vulnerabile. Dal Kenya è tornata anche Gemma perché “nonostante il sistema sanitario keniota sia uno dei migliori dell’Africa centro-orientale, l’emergenza si stava rapidamente trasformando in un problema di sicurezza”. Anche Cristina, volontaria in project management in Tunisia, è tornata a casa, quella casa diventata per lei un “simbolo di protezione come non lo era da anni – racconta – Mi rendo anche conto che non è un pensiero valido per tutte e tutti. Per questo sono fiera di realtà come WeWorld che rimane a fianco di chi, al contrario, non riesce a trovare alcun tipo di tranquillità e protezione fra quelle stesse mura”. Rimasti all’estero o rientrati, i volontari e le volontarie continuano a rimanere vincolati all’iniziativa, in remoto in alcuni casi, negli altri nel pieno rispetto di tutte le misure di sicurezza.

Scopri di più sull’iniziativa:

EU Aid Volunteers è un’iniziativa dell’Unione Europea che offre l’opportunità ai cittadini europei o residenti di lungo periodo maggiori di 18 anni di essere coinvolti come volontari in paesi extraeuropei in crisi umanitaria. L’iniziativa, che offre un’ottima formazione specializzata gratuita prima della partenza e copre tutte le spese durante il periodo di volontariato, è promossa dalla Direzione Generale per le Operazioni di Protezione Civile e Aiuto Umanitario della Commissione Europea (ECHO).  

WeWorld è stata partner dell’Unione Europea in questo programma sin dalle prime esperienze pilota nel 2012, ed è stata la prima organizzazione non governativa a certificarsi in Europa per l’invio dei volontari. Fino ad oggi, WeWorld ha inviato 180 EU Aid Volunteers in paesi come il Libano, la Cambogia, la Tunisia, il Burkina Faso, Haiti o il Guatemala, e coinvolto circa 50 volontari on line, che da casa contribuiscono al lavoro delle nostri sedi nel mondo. Per informazioni visita il LINK