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21 settembre 2017

LA PIRAMIDE D’ODIO CONTRO LE DONNE: DAI DISCORSI SUL WEB ALLA VIOLENZA.

 

Circa un mese fa, la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, ha dichiarato che avrebbe avviato azioni legali contro chi le rivolge commenti aggressivi e volgari sui social networks. Laura Boldrini è infatti da anni oggetto di insulti quotidiani e offese a sfondo sessuale sul web che costituiscono una vera e propria violenza. Ma non è l’unica donna a essere oggetto d’odio online.

Purtroppo il fenomeno degli insulti sul web e sui social colpisce tutte le donne. In Europa, 1 donna su 10 (dai 15 anni in su) è stata vittima di cyberviolenza. In Italia, su Twitter, tra agosto 2016 e febbraio 2017, le donne sono state oggetto del 63% di tutti i tweet negativi.

L’odio sul web nei confronti delle donne non deve essere sottovalutato. È l’espressione evidente di un pensiero che attribuisce ruoli e capacità diverse a uomini e donne. La Commissione “Jo Cox”, istituita presso la Camera dei Deputati nel 2016 con il compito di condurre attività di studio e ricerca sui fenomeni dell’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e l’odio, parla di “piramide dell’odio”: stereotipi negativi e false rappresentazioni danno origine a discriminazioni sul lavoro, a scuola, nelle relazioni sociali, poi a linguaggi d’odio, per arrivare, nelle forme più estreme, a crimini d’odio, come la violenza contro le donne e il femminicidio.

Per rompere questa “piramide d’odio” si deve agire alla base: contrastare gli stereotipi di genere, e diffondere una cultura e un linguaggio basati sul rispetto. Le azioni di sensibilizzazione ed educazione sono fondamentali, a partire dalle giovani generazioni. Purtroppo anche in Italia persiste ancora una cultura maschilista e patriarcale, in cui la donna ha un ruolo subordinato rispetto all’uomo e viene vista come madre e moglie, prima che donna. Come emerge dalla ricerca di WeWorld Onlus “Rosa Shocking”, secondo cui 1 uomo su 2 pensa che il matrimonio sia “il sogno di tutte le donne”, 7 su 10 che sia più facile per una donna fare dei sacrifici per la famiglia, 1 su 3 che la maternità sia “l’unica” esperienza che consente ad una donna di realizzarsi completamente.

Da questi luoghi comuni ai linguaggi ostili e agli insulti rivolti alle donne, a volte il passo è breve. Tra gli italiani intervistati in “Rosa Shocking” quasi 1 su 5 considera accettabile la denigrazione di una donna tramite uno sfottò a sfondo sessuale e 1 su 10 è convinto che se le donne non indossassero abiti provocanti non subirebbero violenza. Il quadro è ancora più preoccupante se si guarda alle opinioni espresse dalle giovani generazioni: il 16% dei giovani intervistati in “Rosa Shocking 2” pensa che la violenza domestica sia spesso dovuta al fatto che le donne siano esasperanti e il 19% ritiene che se un uomo viene tradito è normale che si arrabbi a tal punto da diventare violento.

Per rompere questi luoghi comuni ed espressioni di disprezzo rivolti alle donne bisogna partire dalla promozione di un’educazione di genere, sia nelle scuole e nelle università, sia sui social media. Bisogna investire sulla sensibilizzazione, sull’informazione e sulla formazione a partire dai giovani. Il Ministero dell’Istruzione e il Dipartimento per le pari opportunità hanno di recente avviato programmi in questa direzione rivolti alle scuole: un segnale importante che si può cambiare.