WeWorld
2 ottobre 2017

L’istruzione italiana fa progressi di quantità, non di qualità.

 

E’ stato presentato a Roma, alla Camera dei Deputati, alla presenza della Presidente Boldrini, il rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), di cui WeWorld Onlus è socio fondatore. Si tratta di un’analisi dell’avanzamento dell’Italia rispetto ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) 2030. In particolare il contributo allo studio, da parte di WeWorld Onlus e degli altri partner che hanno collaborato si è concentrato sulla valutazione dei progressi e dei ritardi rispetto agli OSS 4 e 5,  indirizzati rispettivamente ad “Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti” e a “Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le ragazze”.

Con riferimento ai temi dell’istruzione e dell’educazione allo sviluppo sostenibile, il Portavoce dell’Alleanza, Enrico Giovannini, ha riconfermato le 4+1 priorità indicate dal Rapporto ASviS 2016. La sfida per l’Italia in campo educativo all’orizzonte 2030 si sta giocando su: (a) qualità degli apprendimenti, con attenzione alle competenze per l’occupabilità e per la vita; (b) contenimento della dispersione scolastica e della povertà educativa; (c) precedenza all’inclusione di tutti e tutte; (d) apprendimento permanente. A queste si può aggiungere quella relativa alla diffusione dell’educazione alla sostenibilità e alla cittadinanza globale.

Tra le luci e le ombre segnalate dal rapporto vanno evidenziate la riduzione del tasso di dispersione scolastica, passato nell’ultimo anno dal 14,7 % al 13,8%. Retrospettivamente, prendendo a riferimento il 2009, il miglioramento è notevole: si partiva da una media nazionale poco lusinghiera del 19,1%. Malgrado ciò l’Italia rimane tra i paesi europei con il più alto tasso di dispersione, specie in alcune regioni.
I buoni progressi sul piano della “quantità”, ovvero della partecipazione al percorso di studi, non trovano per il momento però conferma sul piano della “qualità”. Continua ad oscillare tra il 15% e il 25%  (a seconda degli ambiti di competenze rilevate) la quota di quindicenni che non raggiunge la soglia minima delle competenze giudicate indispensabili per potersi orientare negli studi, sul lavoro e più in generale nella vita e permane un grave divario con altri paesi industrializzati nella  percentuale di ragazze con buoni risultati nelle materie scientifiche e in matematica.

La fotografia sommariamente tratteggiata illustra perché non è calata la quota di NEET, giovani che non studiano non si formano e non lavorano. Oltre alla difficoltà di agire sui NEET, con interventi di recupero, a posteriori, va evidenziato che di recente sono state messe in campo, da parte di Istituzioni e Enti del Terzo Settore, diverse azioni, che tuttavia necessitano di anni per mostrare la loro efficacia.

Pensiamo all’Alternanza Scuola-Lavoro, obbligatoria per tutti gli studenti di tutte le scuole superiori; all’istituzione, da parte del MIUR in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità, del “mese delle STEM” (Science, Technology, Engineering e Mathematics ) per le studentesse di ogni ordine  grado ; al completamento del quadro normativo nato dalla legge 107 con otto decreti, in particolare quello che attiene all’istituzione di un sistema integrato per i servizi educativi e di istruzione per i bambini dalla nascita fino a 6 anni; all’approvazione della legge 47/2017, che rafforza i diritti e le tutele a favore dei minori non accompagnati; alla definizione del quadro finanziario per complessivi 840 milioni del PON Scuola, con le sue 10 azioni (che riguardano: Competenze base degli studenti in chiave innovativa, Competenze di cittadinanza globale, Cittadinanza europea, Patrimonio culturale, artistico e paesaggistico, Cittadinanza e creatività digitale, Integrazione e accoglienza, Educazione all’imprenditorialità Orientamento, Alternanza scuola lavoro, Formazione per adulti)  e, per finire, alla definizione, proprio  in questi giorni, da parte della Impresa Sociale Con I Bambini dei primi progetti finanziati dal Fondo dedicato al contrasto della povertà educativa minorile, istituito con la Legge di Bilancio 2016 e dotato di oltre 120 milioni di euro all’anno per  interventi di rimozione degli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori.

In quest’ultimo caso va sottolineato il ruolo riconosciuto agli Enti del Terzo Settore nella governance del sistema e nella attuazione dei progetti. Segno di tempi che cambiano  e che vedono una crescente collaborazione tra Istituzioni (MAECI, MIUR e MATTM) e Terzo Settore. Collaborazione evidente anche nel riconoscimento dell’l’importanza dell’educazione allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale nell’l’avvio di un Primo Piano Nazionale  per l’educazione allo sviluppo sostenibile.

Il rapporto ASviS delinea quindi un quadro in cui non mancano elementi di positività, che però potranno dirsi veramente tali solo nel momento in cui andranno a erodere i ritardi accumulati nel nostro paese sul piano dell’istruzione e della formazione.

WeWorld Onlus, impegnata da anni con il programma Frequenza200 in quartieri ad alto rischio di abbandono scolastico e povertà educativa, vede con favore in particolar modo un aspetto. Si sta definendo un sistema di azioni che, se avranno continuità, potranno permettere il sorgere di Comunità Educanti (scuole, enti del terzo settore, enti locali, genitori, studenti…) nei territori più svantaggiati (Sicilia Campania e Sardegna sono tuttora tra le peggiori regioni europee per dispersione scolastica, ma il fenomeno non è trascurabile nemmeno in alcuni quartieri di città del centro nord). Comunità Educanti che consentiranno di realizzare effettivi processi di inclusione sociale ed educativa non lasciando, come purtroppo accade oggi, indietro nessuno. Approfondiremo il tema con gli attori coinvolti il prossimo 12 ottobre a Milano al Convegno Povertà educativa: protagonismo delle scuole e degli adolescenti.