Nessun Paese al mondo ha ancora raggiunto la piena parità di genere. Lanciamo il nostro Atlante “Claiming Space” a trent’anni da Pechino.

A novembre, a breve distanza dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, abbiamo presentato a Roma il nostro Atlas Claiming Space, con il quale facciamo il punto sullo stato dei diritti di donne e ragazze nel mondo. All'interno dell'Atlas raccogliamo dati, mappe e analisi da fonti internazionali, integrati con esempi di buone pratiche dai 20 Paesi in cui operiamo.

All'incontro hanno parteciapto Marco Riccardo Rusconi, Direttore di AICS, Beatrice Vecchioni, Capo Ufficio III e Gender Focal Point della DGCS, Dina Taddia, CEO di WeWorld, e Luca Fratini, Coordinatore per l’Agenda Donne, Pace e Sicurezza del MAECI, per presentare i dati dell'Atlas Martina Albini, Coordinatrice centro studi WeWorld.

L'evento è stato anche l'occasione per raccontare due esempi di buone pratiche dai paesi in cui operiamo, il lavoro svolto in Afghanistan, un contesto di emergenza e aiuto umanitario, e il secondo in Kenya, come esempio di lavoro in un contesto di cooperazione allo sviluppo. A parlarne, presenti da remoto, Guia Francesca Faglia, Gender Focal Point di AICS Islamabad, e l’attivista Parasto Hakim, insieme ad Annarita Spagnuolo, Direttrice Paese WeWorld in Kenya, e Miriam Bulbarelli, Gender Focal Point di AICS Nairobi. A chiudere l’evento Marta Collu, Gender Focal Point e Coordinatrice dell’Unità Aiuto Umanitario e Fragilità di AICS.

Non c'è mai stato un momento migliore o peggiore per essere donna nella storia

Il 2025 segna un anniversario simbolico, ma i dati raccontano una realtà ambivalente: mai nella storia le donne hanno avuto così tante opportunità, eppure mai come oggi i loro diritti appaiono così fragili.

“Dal lancio della Piattaforma d’Azione di Pechino, nel 1995, non c’è mai stato un momento migliore o peggiore per essere donna. Migliore perché è innegabile che siano stati fatti passi avanti in materia di parità di genere, peggiore perché i diritti conquistati sono sotto attacco” dichiara Stefania Piccinelli, Direttrice Cooperazione Internazionale di WeWorld.

La Conferenza di Pechino ha rappresentato un punto di svolta per i diritti delle donne. Ha messo in luce disuguaglianze profonde e definito un’agenda globale condivisa. Da allora, si sono registrati progressi concreti nella partecipazione femminile alla vita educativa, sociale, politica e culturale, ma questi risultati non vanno dati per scontati.

Molti paesi hanno introdotto leggi contro la violenza di genere, creato servizi di supporto per le sopravvissute e promosso l’empowerment economico delle donne.

Oggi 162 Paesi hanno leggi che vietano la discriminazione di genere sul lavoro.

L’istruzione delle bambine è migliorata: più ragazze frequentano la scuola, conseguono lauree e spesso ottengono risultati migliori dei ragazzi. Tuttavia, solo il 35% dei laureati STEM è donna, e le barriere restano alte per chi vive in aree rurali, ha disabilità o si trova in contesti di conflitto.

Anche la partecipazione femminile in politica e nella leadership è aumentata: 25 Paesi hanno donne al più alto livello esecutivo e in 18 Paesi una donna ricopre contemporaneamente le cariche di capo di Stato e capo di governo.

Il progresso non è stato tuttavia lineare. Crisi globali come la pandemia di COVID-19, conflitti armati ed emergenze economiche e climatiche hanno rallentato il cammino e ampliato le disuguaglianze. Nel 2024, quasi un quarto dei Paesi ha registrato un contraccolpo ai diritti delle donne. In oltre 25 Paesi in crisi, servizi essenziali come salute materna, pianificazione familiare e protezione dalla violenza sono stati ridotti.

Sono stati fatti passi avanti anche nel contrasto della violenza di genere, ma il fenomeno rimane diffuso e strutturale. I matrimoni precoci, ad esempio, colpiscono ancora molte bambine, sebbene dal 2003 al 2023 la quota di ragazze costrette a sposarsi prima dei 18 anni, si sia ridotta dal 24% al 19%.

Anche sul fronte legislativo sono stati fatti progressi: oggi esistono 1.718 misure legislative operative in 188 Paesi per contrastare la violenza di genere, ma stanno emergendo nuove forme di violenza, comprese quelle facilitate dalla tecnologia che richiederanno sempre maggiore attenzione.

Il nostro Atlante della parità di genere mostra un quadro a luci e ombre: da un lato evidenzia progressi concreti e buone pratiche trasformative, dall’altro ricorda che discriminazioni, violenza e barriere strutturali restano diffuse. Questi dati e pratiche confermano che i progressi non devono mai essere dati per scontati: consolidare le conquiste e costruire sulle esperienze efficaci resta essenziale.

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Il Direttore Rusconi ha sottolineato che “La ricerca Claiming Space ci invita non solo a descrivere le disuguaglianze, ma a ripensare gli spazi — fisici, sociali e politici — che le donne e le ragazze devono poter abitare pienamente. Ci ricorda che l’uguaglianza di genere non è un tema settoriale, ma un motore di trasformazione per lo sviluppo sostenibile, la pace e la giustizia.”

Un bilancio globale: progresso e regressione

Secondo l’Atlas Claiming Space, infatti, i progressi delle ultime tre decadi – dall’educazione alla partecipazione politica – convivono con segnali di arretramento preoccupanti:

  • 1 donna o ragazza su 10 vive in povertà estrema (meno di 2,15 dollari al giorno);
  • 119 milioni di ragazze sono ancora fuori dalla scuola;
  • Ogni 10 minuti una donna o una ragazza viene uccisa da un partner o un familiare;
  • Il 70% delle donne in contesti umanitari subisce violenza di genere;
  • Oltre 200 milioni di donne non hanno accesso a contraccettivi sicuri, e gli aborti non sicuri causano circa 39.000 morti prevenibili ogni anno;
  • Ogni due minuti, una donna muore per cause legate alla gravidanza o al parto.

Le donne godono in media solo del 64% dei diritti legali degli uomini e guadagnano il 20% in meno per lo stesso lavoro.

Le disuguaglianze di genere si aggravano nei contesti più fragili, dove si sommano crisi economiche, tagli ai finanziamenti e retoriche conservatrici che minacciano i diritti sessuali e riproduttivi. È un arretramento lento ma sistematico, che dobbiamo fermare” dichiara Piccinelli.

Nel mondo, la regressione dei diritti di donne e ragazze è ormai un fatto politico, non solo sociale. Serve una leadership femminista, basata sulla cura, sull’equità e sulla giustizia sociale. Non possiamo permettere che i diritti diventino privilegi, né che i progressi ottenuti vengano smantellati. Trent’anni dopo la Piattaforma d’Azione di Pechino, ci troviamo in un momento paradossale: da un lato, le conquiste legislative e i movimenti dal basso hanno aperto spazi nuovi per milioni di donne e ragazze; dall’altro, vediamo il ritorno di politiche reazionarie, ideologie patriarcali e ondate di intolleranza che minano decenni di lotte femministe.

Questo Atlas non è solo una raccolta di dati, ma un invito ad affrontare le disuguaglianze di genere come fenomeno sistemico, radicato nei rapporti di potere che strutturano famiglie, istituzioni e società.

Per cambiare davvero, servono approcci trasformativi, locali e guidati dalle donne stesse, che riconoscano l’intersezione tra genere, povertà, razza e identità. Le organizzazioni femministe e le leader comunitarie stanno già mostrando la via: sostenerle non è solo una questione di equità, ma di efficacia.” Conclude Piccinelli

L’Atlas 2025: un quadro globale dei diritti di donne e ragazze

“Claiming Space. Atlas on Women’s and Girls’ Rights” raccoglie dati, mappe e analisi da fonti internazionali, integrati con esempi di buone pratiche dai 20 Paesi in cui WeWorld opera.

Il rapporto segue le quattro aree della Gender and Protection Global Strategic Plan 2024–2030:

  1. Promuovere equità e autonomia di genere
  2. Combattere la violenza di genere
  3. Tutela della salute sessuale, riproduttiva e mentale
  4. Rafforzare le voci e la partecipazione di donne e ragazze

l'Atlante, infatti, non parla solo di problemi, ma propone anche soluzioni che sono quelle che abbiamo sperimentato in oltre 50 anni di esperienza in tanti paesi del mondo.

Il nostro lavoro: una prospettiva gender-transformative

WeWorld opera in oltre 20 Paesi, nei contesti umanitari e di sviluppo, applicando un approccio gender-transformative e women’s voice-based: non solo rispondere ai bisogni, ma cambiare le strutture che generano disuguaglianza.

Il nostro approccio trasformativo di genere (gender-transformative approach) significa proprio questo: non limitarsi a “aggiungere la prospettiva di genere”, ma integrarla in ogni azione e progetto, in ogni comunità, in ogni contesto. Significa lavorare sulle norme culturali, sulle relazioni di potere, sulle pratiche quotidiane, perché il cambiamento diventi duraturo e strutturale. Significa creare spazi in cui le donne e le ragazze possano partecipare, guidare decisioni, esercitare diritti e incidere nelle proprie comunità, e allo stesso tempo cambiare le narrazioni e le aspettative che regolano i ruoli di genere. 

Claiming Space, dunque, non è solo uno slogan: sono donne e ragazze che prendono parola, occupano spazi e riscrivono le regole, generando cambiamenti concreti nelle loro vite e nelle loro comunità. L’Atlante racconta queste storie, e noi ci siamo, ogni giorno, per sostenere questo processo culturale, profondo e collettivo, perché il cambiamento non sia solo visibile, ma duraturo. 

I nostri progetti portano donne e ragazze al centro dei processi decisionali, promuovendo governance inclusiva, leadership femminile e giustizia di genere.

Kenya – Narok

Con il progetto IMARA, grazie al sostegno della Cooperazione Italiana, stiamo lavorando per creare il primo centro di accoglienza per donne sopravvissute a violenza di genere nella contea di Narok, rafforzando la collaborazione tra istituzioni, polizia e comunità locali. L’iniziativa promuove salute e giustizia di genere, coinvolgendo anche uomini e ragazzi per trasformare le norme culturali che alimentano la violenza.

Afghanistan

Siamo in Afghanistan dal 2002, dove collaboriamo con le istituzioni locali per offrire assistenza umanitaria sensibile al genere. Le donne sono al centro degli interventi, coinvolte non solo come beneficiarie ma come partecipanti attive alla progettazione e attuazione dei programmi, anche in contesti estremamente restrittivi. Con il sostegno della Cooperazione italiana, nel 2024 abbiamo avviato un programma per rafforzare sicurezza alimentare e resilienza, combinando assistenza immediata – come trasferimenti in denaro per il cibo – con interventi di lungo termine, come la formazione su pratiche agricole resilienti al clima. 
L'Afghanistan è stato il focus centrale del nostro report “Her Future at Risk. The Cost of Humanitarian Crises on Women and Girls” (marzo 2025), che mostra come le crisi umanitarie aggravino le disuguaglianze di genere e colpiscano in modo particolare donne, bambine e ragazze. Il focus sull’Afghanistan evidenzia le violazioni sistemiche imposte dal regime talebano e illustra il nostro intervento in un contesto di diritti fortemente limitati.

Mali

In un contesto segnato da crisi e instabilità, insieme alla Cooperazione Italiana - sostieniamo donne e giovani con un approccio integrato che unisce protezione, inclusione economica e leadership femminile. Nei centri unici di assistenza che stiamo formalizzando, le sopravvissute alla violenza riceveranno supporto medico, psicologico e legale, diventando protagoniste del cambiamento sociale nelle proprie comunità.

Palestina

Siamo in Cisgiordania e Gaza da oltre trent’anni, e lavoriamo per la protezione e la resilienza delle comunità  in condizione di maggiore vulnerabilità, in particolare delle donne. Attraverso approcci di protezione comunitaria, rafforza il ruolo femminile nei processi decisionali e nella gestione delle risorse, promuovendo dignità e diritti in un contesto segnato da conflitto e restrizioni.

Raccomandazioni: una nuova agenda femminista globale

In occasione dei trent’anni da Pechino e del Cairo - Prima conferenza su popolazione e sviluppo del 1994 - WeWorld richiama governi e istituzioni internazionali a un impegno concreto per un nuovo decennio di equità.

Tra le principali raccomandazioni dell’Atlas:

  • Finanziamenti a lungo termine per organizzazioni femministe e guidate da donne;
  • Leadership comunitaria e riconoscimento del ruolo decisionale degli attori locali;
  • Approcci multisettoriali e trasformativi che integrino la prospettiva di genere in salute, educazione, lavoro, pace e governance;
  • Valorizzazione delle conoscenze indigene e comunitarie;
  • Trasparenza e accountability per misurare l’impatto reale sui rapporti di potere;
  • Coraggio politico e solidarietà globale per resistere ai contraccolpi e difendere i diritti conquistati.

Conclusioni

Il nodtro Atlas è un invito all’azione collettiva: i diritti delle donne non sono un obiettivo da celebrare, ma un dovere da difendere ogni giorno.
Solo rafforzando le voci, la leadership e l’autonomia delle donne potremo trasformare la società in senso equo, giusto e sostenibile.