
In Ucraina, la guerra ruba ai bambini non solo il futuro, ma anche il sonno. Garantire spazi sicuri, protezione e supporto psicosociale significa difendere il loro diritto a sognare.
Milano, febbraio 2026 – A quattro anni dall’inizio del conflitto, in Ucraina l’emergenza per l’infanzia continua e si aggrava. A un quadro già segnato da insicurezza, sfollamenti e interruzioni scolastiche si è aggiunto uno degli inverni più rigidi degli ultimi anni, con temperature fino a –20°C e nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche che hanno causato blackout e carenze di riscaldamento e acqua in molte aree del Paese. Per milioni di bambine e bambini questo significa non solo vivere sotto le sirene, ma studiare e dormire al freddo, spesso in rifugi sotterranei.
Secondo dati UNICEF, sono circa 4,6 milioni i bambini e le bambine per cui si apre il quarto anno scolastico segnato dalla guerra: oltre un terzo degli studenti non ha frequentato regolarmente le lezioni nell’ultimo anno, mentre una quota significativa ha potuto seguire solo online. Circa il 10% delle strutture scolastiche risulta danneggiato. La continuità educativa e il benessere psicologico restano tra le emergenze più critiche.
In questo contesto, il sonno — e quindi il sogno — diventa un bisogno primario negato.
“Quando parliamo di diritto al sogno in Ucraina non parliamo solo di speranza nel futuro: parliamo anche del diritto a dormire sonni tranquilli. Oggi per molte bambine e molti bambini ogni notte è interrotta dagli allarmi e dagli attacchi. Anche con temperature fino a meno venti gradi devono svegliarsi, uscire al freddo e scendere nei bunker con una piccola luce, aspettando che tutto passi. Pensiamo a cosa significa affrontarlo senza una figura genitoriale che possa rassicurare e proteggere. – spiega Piero Meda, Direttore Paese WeWorld Ucraina – Per questo creiamo spazi sicuri dove possano incontrarsi, studiare, giocare e costruire relazioni in modo protetto. Sono luoghi che restituiscono routine e fiducia dopo anni di isolamento. Con le e i minori senza cure parentali il lavoro è ancora più delicato: non si tratta solo di reinserimento scolastico, ma di reintegrazione nella vita sociale. In guerra sono tra le persone più vulnerabili e hanno bisogno di continuità, protezione e supporto psicologico per tornare a sentirsi al sicuro e ricominciare a immaginare il futuro”.
Oggi sono oltre 330 bambini, bambine e adolescenti che supportiamo a Kyiv. In coordinamento con il Servizio per l’Infanzia e le Famiglie della città, l’intervento raggiunge 130 minori in 19 case-famiglia e 200 bambini e adolescenti tra i 6 e i 18 anni in 4 strutture istituzionali, con programmi educativi, protezione e supporto psicosociale.
Negli ultimi anni, l’organizzazione ha condotto diverse sessioni di supporto alla Salute Mentale e Psicosociale, con persone adulte e minori, raggiungendo un totale di 7.344 persone nel Paese.
Per rispondere all’emergenza, insieme al partner locale PHK abbiamo attivato nelle aree più colpite dal conflitto centri sicuri per bambini e bambine in spazi protetti e sotterranei, dove ogni giorno vengono offerte attività educative, ricreative e di sostegno psicologico. Dopo anni di didattica interrotta o a distanza, questi centri, grazie alla costante presenza di Educatrici, educatori, assistenti sociali e psicologhe/i, rappresentano spazi di normalità e relazione, dove bambine e bambini possono tornare a socializzare e sentirsi al sicuro. Anche le figure genitoriali possono accedere a sostegno psicologico, fondamentale in un contesto di stress prolungato.
La storia di Illia, 9 anni
«Ho paura di chiudere gli occhi… perché rivedo noi che scappiamo di nuovo dalla nostra casa distrutta.» Illia è un bambino fuggito dalla regione di Kharkiv dopo che la sua casa è stata distrutta dai bombardamenti. Vive oggi con la madre in una piccola stanza temporanea e, a causa del trauma, dorme a malapena di notte. Durante le sessioni di supporto psicologico, che portiamo avanti con la popolazione colpita dal conflitto e i bambini in particolare, Illia ha iniziato a esprimere la sua paura di rivivere la fuga e la perdita della casa, permettendo a lui e alla madre di condividere dolore e lutto. Grazie al gioco, all’arte e a cure costanti, cerchiamo di costruire “isole di sicurezza” per aiutare i bambini a sentirsi protetti e a elaborare le emozioni, dando loro la possibilità di ricominciare a vivere.
«La scuola era sempre chiusa e non potevo incontrare gli amici nel pomeriggio. Adesso sono felice di andare al centro ricreativo con gli altri bambini della mia età.»
- David, figlio di Eugenia
A Kyiv, il lavoro con le case-famiglia e le strutture istituzionali è rivolto in particolare a bambini e bambine orfani o privi di un contesto familiare, tra i più esposti agli effetti del conflitto. L’obiettivo è accompagnarli nel reinserimento scolastico e sociale, cercando di vivere nel modo migliore in una situazione di emergenza prolungata.
ESSERE BAMBINE E RAGAZZE IN GUERRA
L’impatto della crisi ha anche una dimensione di genere. In condizioni di freddo estremo, scarsità energetica e servizi interrotti, aumenta il carico di cura sulle donne e peggiorano le condizioni di igiene e salute quotidiana. Per le adolescenti, anche la gestione delle mestruazioni diventa più complessa quando mancano servizi adeguati, acqua calda, spazi privati e figure adulte di riferimento. Gli spostamenti forzati e la permanenza in strutture condivise aumentano inoltre i rischi per la sicurezza personale.
Per questo abbiamo sviluppato il Diario di Maria, strumento educativo in lingua ucraina che accompagna le ragazze nelle prime mestruazioni con informazioni corrette e indicazioni pratiche sull’igiene mestruale anche in contesti di emergenza, contribuendo a restituire normalità, consapevolezza e dignità a un passaggio importante della crescita.
Difendere oggi il diritto al sogno significa garantire protezione, continuità educativa e supporto psicologico, perché bambine, bambini e adolescenti possano tornare a immaginare il domani — e a dormire senza paura.
Siamo intervenuti immediatamente a marzo 2022 in soccorso alle persone costrette a lasciare le loro case nelle aree dell’est del Paese, attivando sin dalle prime ore i partner in loco e avviando in seguito una presenza stabile di risposta all’emergenza. Insieme a ChildFund Alliance, ci siamo attivati immediatamente per fronteggiare l’emergenza a inizio conflitto e poi continuato il nostro impegno in Ucraina a fianco della popolazione colpita dalla guerra. Attualmente, le nostre sedi operative nel Paese sono a Kyiv, Kherson, Mykolayiv, Kharkiv e Donetsk. Lavoriamo al fianco di chi, nonostante il conflitto ancora in corso, ha deciso di rimanere, e di chi è tornato dopo aver abbandonato sotto gli attacchi le proprie abitazioni.



