
Il rischio invisibile che segna la vita quotidiana e il futuro dell’infanzia
A oltre quattro anni dall’inizio della guerra su larga scala, l’Ucraina è oggi il Paese più contaminato al mondo da mine e ordigni inesplosi. Si stima che circa il 30% del territorio - pari a 174.000 chilometri quadrati - sia potenzialmente contaminato, mentre dal febbraio 2022 oltre 1.300 persone sono rimaste ferite, tra cui almeno 135 bambini e bambine.
Bambine e bambini sempre più a rischio
“Una minaccia diffusa e spesso invisibile, che continua a colpire anche lontano dalla linea del fronte e che incide in modo parti,colare sulla vita dei più piccoli” Dichiara Piero Meda, Direttore Paese di WeWorld, organizzazione italiana indipendente che da oltre 50 anni lavora per garantire i diritti di donne, bambine e bambini in oltre 20 Paesi tra cui l’Ucraina dove è attiva dall’inizio del conflitto con interventi di protezione dell’infanzia, educazione e supporto alle comunità colpite dal conflitto.
I bambini e le bambine sono tra i più esposti: tornano a vivere in aree danneggiate o precedentemente occupate, frequentano scuole e spazi all’aperto potenzialmente contaminati, si muovono in contesti instabili dove il rischio non è sempre riconoscibile. La curiosità, unita alla mancanza di informazioni adeguate, aumenta il pericolo.
Nelle regioni di Mykolaiv e Kherson, nell'ambito del progetto SMINA, finanziato dalla Cooperazione Italiana, insieme al partner locale Peaceful Heaven of Kharkiv, realizziamo attività di educazione al rischio da ordigni inesplosi che raggiungono oggi oltre 10.800 persone tra bambini, bambine e adulti, attraverso interventi integrati nei servizi educativi e di protezione.
Le attività con i più piccoli utilizzano metodologie adatte alla loro età: giochi, storie, canzoni e materiali interattivi aiutano a riconoscere i pericoli e adottare comportamenti sicuri, senza generare paura. Allo stesso tempo, insegnanti, genitori e comunità vengono coinvolti per rafforzare la diffusione di informazioni corrette e pratiche di sicurezza.
Accanto a questo lavoro educativo, proseguono le operazioni di sminamento umanitario. In Ucraina, oggi, sono sempre più spesso donne a svolgere il lavoro di sminatrici. Circa un terzo degli operatori impegnati nelle attività di sminamento sono donne, tre volte di più rispetto al 2021, impegnate quotidianamente nella bonifica di terreni agricoli, strade e aree residenziali, per restituire sicurezza e accesso alle comunità.
"Mi chiamo Kateryna, ho 46 anni e sono originaria della città di Mykolaiv. Al mattino ci prepariamo per andare al lavoro: carichiamo le nostre cose in macchina, arriviamo al sito, indossiamo l'equipaggiamento di protezione individuale e il visore, prendiamo i nostri strumenti e il metal detector e ci dirigiamo verso la nostra zona.
L'equipaggiamento protettivo per noi è costituito dall’equipaggiamento di protezione individuale (giubotto, casco e guanti) e dalla visiera, poiché ci protegge dalle schegge, mentre con noi portiamo attrezzi come la paletta, lo scalpello e il raschietto per poter scavare in sicurezza.
Probabilmente questo è il nostro rischio più grande: ci preoccupiamo sia per la nostra vita che per quella dei nostri colleghi. Mi piace molto questo lavoro, i miei colleghi. Mi piace ripulire i terreni affinché i nostri agricoltori possano seminare.
Ci sono molte donne che lavorano in questo settore. Credo che anche le ragazze vogliano aiutare sia gli agricoltori che i villaggi a ripulire tutti i terreni. Si sono già abituate, la mia famiglia si è già abituata al fatto che io lavori come sminatrice e aiuti le persone.
All'inizio mi hanno sconsigliato vivamente di intraprendere questa professione, ma ho detto che avrei lavorato con cautela e che volevo aiutare le persone. Ho due figli. Ho detto loro che sarei diventata una sminatrice e loro l’hanno presa bene. Capiscono che è pericoloso, ma allo stesso tempo sanno che è anche un modo per aiutare le persone. Ormai ci si sono abituati, credo.
È il secondo anno. Lavoriamo tutti allo stesso livello. Da noi non c'è distinzione tra donna e uomo. Tutti svolgono il proprio lavoro e si trattano allo stesso modo." Kateryna, sminatrice a Mykolaiv.
Tra loro c’è anche Karina, una giovane sminatrice di vent’anni impegnata nelle attività sul campo a Mykolaiv insieme al partner DCA – DanChurchAid. La sua esperienza racconta cosa significhi operare in contesti contaminati, dove il pericolo è spesso invisibile e imprevedibile:
“All’inizio era tutto tranquillo,” racconta Karina. “Stavo scavando e all’improvviso ho visto del tessuto, un sacchetto di plastica e poi una bustina verde. Ho chiamato subito il mio caposquadra. È venuto fuori che dentro c’erano otto granate e delle munizioni. Qualcuno le aveva nascoste di proposito e aveva persino lasciato un segno su un albero. All’inizio mi tremavano le ginocchia. La cosa più spaventosa è l’ignoto: quando non capisci cosa hai davanti e cosa potrebbe succedere”
Le mine e gli ordigni inesplosi rappresentano una delle eredità più durature dei conflitti. Anche quando la guerra finisce, il loro impatto continua per anni, limitando la libertà di movimento, l’accesso all’istruzione e la possibilità di vivere in sicurezza.
“Ci ricorderemo di questa guerra a lungo,” continua Piero Meda. “Le mine continueranno a rappresentare una minaccia anche quando i combattimenti saranno finiti. Per questo è fondamentale lavorare con i bambini: cresceranno in un Paese dove questi rischi faranno parte della vita quotidiana, e devono avere gli strumenti per riconoscerli e proteggersi.”
Il progetto SMINA è sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Attraverso il progetto, contribuiamo, insieme ai partner locali, alla riduzione dei rischi legati alla presenza di mine e residuati bellici, promuovendo anche una maggiore consapevolezza nelle comunità colpite. Ulteriori attività di sensibilizzazione sono realizzate con il supporto del Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo.
In occasione della Giornata internazionale per la sensibilizzazione sulle mine (4 aprile), è necessario rafforzare l’impegno per interventi che mettano al centro la protezione dei civili e, in particolare, dei bambini e delle bambine. Garantire educazione al rischio, informazione accessibile e attività di sminamento significa proteggere non solo il presente, ma anche il futuro.



