
Gennaio 2026 — In Ucraina uno degli inverni più rigidi degli ultimi anni, con temperature fino a –20°C, si è sovrapposto a nuovi attacchi contro le infrastrutture civili ed energetiche, aggravando blackout e interruzioni dell’acqua in molte aree del Paese. In questo contesto, una raccolta di storie e testimonianze dello staff sul campo di WeWorld - organizzazione che da più di 50 anni è al fianco delle persone, dai margini al centro, in oltre 20 Paesi per la difesa dei diritti umani - evidenzia come la crisi energetica non sia più un’emergenza temporanea, ma una condizione cronica che sta rimodellando la vita quotidiana, con un impatto particolarmente pesante sulle donne.
L’organizzazione umanitaria, presente in Ucraina dall’inizio del conflitto, ha raccolto decine di testimonianze tra lo staff locale, prevalentemente femminile. Le testimonianze descrivono una condizione di adattamento continuo: giornate organizzate in funzione delle ore di elettricità disponibili, necessità di accumulare acqua, ricaricare dispositivi, riprogrammare attività domestiche e professionali. Non si tratta di un disagio episodico, ma di una gestione costante della scarsità.
Le interruzioni di elettricità e riscaldamento stanno compromettendo le attività di base: cucinare, lavare, studiare, lavorare da remoto e mantenere condizioni igieniche adeguate. Oltre l’80% delle persone coinvolte nella raccolta segnala una forte alterazione delle routine quotidiane. Le abitazioni fredde aumentano i rischi per la salute, soprattutto per i bambini, mentre la didattica online e la produttività lavorativa risultano frequentemente interrotte.
Forte anche l’impatto psicologico: emergono stanchezza persistente, ansia e senso di esaurimento emotivo. Molti operatori e operatrici dichiarano di “riuscire a farcela”, ma sottolineano l’alto costo personale in termini di energie fisiche e mentali.
Il carico è chiaramente anche di genere. Le donne riportano un aumento sproporzionato del lavoro domestico e di cura — gestione dell’acqua, preparazione dei pasti in condizioni precarie, igiene familiare, assistenza ai figli — insieme a una pressione emotiva costante. In condizioni di scarsità, il lavoro invisibile delle donne diventa un fattore essenziale per la tenuta quotidiana delle famiglie, ma comporta un costo elevato in termini di energia, tempo e benessere. L’igiene personale, inclusa quella mestruale, diventa più difficile e stressante, con effetti diretti su dignità e salute. Le soluzioni di emergenza adottate sono percepite come temporanee e non sufficienti.
La crisi energetica si traduce inoltre in un onere economico diretto: molte famiglie e membri dello staff devono acquistare batterie, power bank, stazioni di energia portatili e scorte d’acqua.
WeWorld, attiva in Ucraina dall’inizio del conflitto con interventi umanitari e di protezione a sostegno delle comunità colpite, sottolinea che le testimonianze raccolte tra lo staff locale non rappresentano un caso isolato, ma riflettono una condizione diffusa che oggi riguarda milioni di persone nel Paese, inclusi gli operatori e le operatrici umanitarie che continuano a garantire supporto alle comunità più vulnerabili.
Le difficoltà legate a freddo estremo, interruzioni di energia e acqua, sovraccarico di cura e stress psicologico sono parte della vita quotidiana della popolazione civile. Dare voce a queste esperienze significa documentare l’impatto umano prolungato della crisi e richiamare l’urgenza di condizioni che permettano il ripristino di sicurezza, stabilità e servizi essenziali.
La protezione delle persone e il ritorno a condizioni di vita dignitose passano necessariamente dalla fine del conflitto.



