Il freddo pungente, le scuole chiuse da anni e il pericolo costante della guerra rendono ancora più complicata la quotidianità di bambini e bambine in Ucraina, configurando di fatto un’emergenza nell’emergenza. Nonostante le crescenti difficoltà, operatori e operatrici lavorano per garantire uno spazio sicuro, che dia, per quanto possibile, una continuità educativa e di gioco.  

«Le difficoltà nel proporre progetti educativi in Ucraina sono enormi», racconta Piero Meda, direttore Paese WeWorld in Ucraina. «Noi operiamo a Kyiv, ma anche nelle zone di Kherson, Donetsk e Kharkiv, vicino al fronte di guerra. Nella capitale cerchiamo di lavorare con i bambini e le bambine più vulnerabili, che hanno perso i genitori o la famiglia e vivono in istituti o case famiglie temporanee». 

Per loro, spesso privi di riferimenti familiari, la scuola diventa un luogo ancora più essenziale: «Non hanno genitori o nonni che possano fornire aiuto per fare i compiti o seguire la scuola. Il nostro lavoro è garantire loro un supporto educativo, ma anche uno spazio dove sentirsi al sicuro e poter giocare», continua Meda. 

La guerra e il freddo estremo peggiorano ulteriormente la situazione: «La maggior parte delle scuole è chiusa da marzo 2022, perché sono troppo vicine al fronte o non hanno i criteri per rimanere aperte», spiega Meda. «In questi periodi non c’è riscaldamento e le temperature hanno toccato i -17°. Inoltre, le scuole e i parchi giochi sono stati colpiti direttamente: alcune scuole sono state usate come target militari e anche un parco giochi è stato colpito da un drone russo in pieno giorno. Le conseguenze sui bambini e sulle bambine sono evidenti: non hanno momenti e spazi sicuri per stare insieme, per giocare o semplicemente incontrarsi». 

Le storie di fragilità sono quotidiane: «Incontriamo mamme e soprattutto nonne disperate, perché i loro figli e loro figlie si chiudono sempre più. Ci sono bambini e bambine che non parlano per settimane, sotto shock per gli eventi. I nostri psicologi e le nostre psicologhe, operatori e operatrici danno supporto con metodologie educative e giochi per aiutare a superare il trauma e ritrovare la speranza», spiega Meda, che parla anche dell’importanza di garantire il diritto al futuro in contesti difficili come questo. 

«Il nostro obiettivo, come WeWorld, è che tutti i bambini e ragazzi, e in generale tutta la popolazione ucraina, possano riappropriarsi del diritto al futuroa poter sognare: sogni tranquilli e sicuri, senza dover passare le notti nei rifugi per gli attacchi. Sognare significa poter immaginare, anche a occhi aperti, un futuro migliore, dove crescere senza essere obbligati a fare il militare, dove scegliere altre professioni e vivere in un paese sicuro e sereno». 

Dall’inizio dell’invasione russa fino a oggi, abbiamo  già attivato cinque punti sicuri nelle zone di Kharkiv, sensibilizzato più di 2.000 tra ragazzi, ragazze e insegnanti sulle mine antiuomo, supportato 19 case-famiglia e due istituti per orfani a Kyiv, e distribuito migliaia di kit igienici e di sopravvivenza. Inoltre, ospedali e scuole sono stati riabilitati per riportare un minimo di normalità in mezzo al caos. 

Un’emergenza nell’emergenza, in cui garantire educazione, protezione e spazi sicuri ai più piccoli e alle più piccole significa difendere oggi il loro diritto al futuro. 

Se vuoi sostenere il nostro lavoro in Ucraina, puoi donare QUI