
Il conflitto in Medio Oriente sta avendo forti ripercussioni sulla popolazione di diversi Paesi, in particolare sul Libano, già devastato da anni di crisi continue.
In questo articolo parleremo di:
- Il Libano negli ultimi decenni
- La crisi libanese
- L'impatto sull'infanzia
- La nostra priorità su giovani e bambini
La situazione oggi
Da diversi anni il Libano affronta una crisi economica e politica profonda che lo ha portato sull’orlo del collasso. Con una popolazione di circa 6 milioni di persone, accoglie anche circa 1,5 milioni di rifugiati provenienti da Siria e Palestina. Un tempo noto come “la Svizzera del Medio Oriente” per la sua prosperità, il Libano è oggi segnato da oltre quattro decenni di conflitti, corruzione e instabilità.
All’inizio di marzo 2026, la situazione è precipitata ulteriormente a causa delle tensioni regionali: attacchi aerei israeliani hanno colpito le aree intorno a Beirut, il Sud del Libano e la Valle della Bekaa, a seguito delle reazioni armate di Hezbollah alla morte della Guida Suprema iraniana, l'Ayatollah Khamenei. Questa escalation ha riportato nel paese un clima di paura e incertezza che in realtà non si è mai realmente allentato.
Inoltre, massicci ordini di evacuazione in Libano hanno causato un esodo senza precedenti, portando il numero di sfollati da 50.000 a oltre 820.000 in pochi giorni. La pressione sui 596 centri di accoglienza è estrema, costringendo molte famiglie a rifugiarsi in scuole o strutture inadeguate. Questo sovraffollamento ha interrotto i servizi educativi e compromesso le già fragili condizioni di vita.
La popolazione è allo stremo, fisicamente, ma soprattutto psicologicamente. Secondo Aloma Garcia Grau, direttrice di WeWorld in Libano, «Negli ultimi sette anni si sono susseguite crisi continue: dalla crisi economica alla pandemia, dall’esplosione del porto di Beirut ai conflitti armati. Le persone vivono senza sosta in questa situazione, al punto che la speranza di un cambiamento positivo sta lentamente svanendo». Qui trovi l’intervista completa.
La Crisi Multiforme del Libano
Per capire meglio la situazione attuale, facciamo un passo indietro.
Dal 2019, il Libano sta affrontando una crisi complessa e profonda che coinvolge l’intero tessuto istituzionale, sociale ed economico del paese. Nel 2020 il governo ha dichiarato il default e due anni dopo il Libano è sceso per la prima volta in 25 anni nella categoria di reddito medio-basso, a causa delle gravi carenze strutturali ed economiche. L’accesso ai beni alimentari essenziali è diventato sempre più difficile: nell’ottobre 2023, il costo del cibo di base ha raggiunto livelli proibitivi per molte famiglie. La disoccupazione è aumentata drasticamente, con un impatto particolarmente grave su donne e giovani.
Questa situazione si traduce in un aumento della povertà e in misure estreme di sopravvivenza da parte delle famiglie, come la riduzione dei pasti quotidiani e la rinuncia a cure sanitarie e all'istruzione. Oggi, oltre un milione di persone in Libano soffrono di insicurezza alimentare acuta, in un paese di meno di 6 milioni di abitanti.
La crisi è aggravata da una serie di eventi concatenati: pandemia di Covid-19, esplosione al porto di Beirut nel 2020 e continue ripercussioni della guerra siriana, oltre al conflitto in corso a Gaza.
Dall'8 ottobre 2023, le tensioni sono aumentate costantemente lungo il confine meridionale, con frequenti scambi di fuoco tra i gruppi armati e le Forze di Difesa Israeliane, fino ad intensificarsi fortemente nel settembre 2024 con bombardamenti, attacchi aerei e invasione via terra che hanno causato numerose vittime e significativi sfollamenti, in particolare a Beirut, nelle regioni meridionali e orientali.
L’infanzia a rischio: un futuro compromesso
Uno degli aspetti più tragici di questa crisi riguarda l’impatto devastante sulle bambine e i bambini libanesi e rifugiati. Le scuole, oltre al già precario ruolo educativo, sono da tempo frequentemente riconvertite in rifugi temporanei per gli sfollati, spesso sovraffollate e con condizioni igieniche inadeguate.
Aloma Garcia Grau chiarisce: «Sul territorio ci sono circa 350 scuole utilizzabili, ma quasi 270 sono già al limite della loro capacità. Con l’aumento degli sfollati sarà sempre più difficile garantire spazi sicuri e dignitosi».
Le conseguenze psicologiche per bambine, bambini e adolescenti sono profondamente preoccupanti. Dopo aver vissuto e in parte elaborato l’escalation di violenza del 2024, si trovano ora immersi in un nuovo ciclo di paura e trauma collettivo. «Sta emergendo una nuova generazione di libanesi che cresce con cicatrici invisibili ma profonde», conclude Garcia Grau.
L’impegno di WeWorld per Proteggere i Bambini
Noi di WeWorld siamo al fianco delle comunità vulnerabili nel Libano dal 2006, intervenendo per garantire supporto umanitario mirato e programmi di assistenza psicologica e educativa per i più piccoli. Fin dalle prime ore dopo l’escalation, abbiamo attivato piani di emergenza per supportare le comunità colpite. Nel corso delle prossime settimane, continueremo a distribuire cibo (kit di pasti pronti e pacchi alimentari secchi), kit igienico sanitari personalizzati per diversi gruppi come famiglie, donne e ragazze, madri e bambini, anziani e persone con disabilità, che includono sapone, shampoo, asciugamani igienizzanti, pannolini, assorbenti, spazzolino e dentifricio, mascherine e altre necessità di base.
Inoltre, nelle regioni della Bekaa e Akkar, ci occuperemo anche di approvvigionamento di carburante per mantenere operative le pompe dell’acqua, garantendo l’accesso all’acqua potabile anche per chi si rifugia nelle comunità ospitanti.
Priorità per i Bambini e le Giovani Generazioni
In WeWorld abbracciamo un approccio che mette al centro la protezione dell’infanzia e della gioventù, riconoscendo che il loro benessere è essenziale per la stabilità futura del Libano. Il ripristino rapido dei servizi chiave, attraverso un approccio inclusivo e sensibile al conflitto, è centrale nella risposta all'emergenza di WeWorld in Libano.
Garantire nutrizione adeguata, acqua sicura e accesso ai servizi base nelle aree di accoglienza è un impegno prioritario. Solo così si potrà ridurre l’impatto a lungo termine della crisi sulle nuove generazioni.
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