
Sono passati quindici anni dall’inizio della guerra civile in Siria. Quindici anni in cui il Paese è stato segnato da scontri armati, sfollamenti, terremoti e distruzione di infrastrutture essenziali. E sono quindici anni che siamo presenti sul territorio, al fianco della popolazione, senza mai andarcene.
In quindici anni di presenza, il nostro intervento si è evoluto insieme al contesto: dall’assistenza salvavita nelle fasi più violente del conflitto, al ripristino dei servizi essenziali, fino al sostegno ai mezzi di sostentamento delle famiglie siriane come parte dell’impegno attuale per la ricostruzione del Paese in collaborazione con le nuove istituzioni.
Tuttavia, oggi la Siria resta una delle crisi umanitarie più gravi e prolungate al mondo. Oltre 16 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, tra cui milioni di bambini (OCHA, 2025). Le infrastrutture di base, come le scuole, le reti idriche e le stazioni di pompaggio sono state compromesse in tutto il Paese. Di conseguenza, lo è stato anche l’accesso all’acqua, a servizi igienico-sanitari, istruzione e il mercato del lavoro, soprattutto nelle zone rurali più isolate. Inoltre, la maggior parte dei centri urbani rimane al buio di notte, specchio dell’enorme crisi energetica siriana.
Negli ultimi 15 mesi il contesto politico è cambiato radicalmente, la caduta del precedente regime ha rappresentato un punto di svolta e di speranza per la popolazione siriana; ma le difficoltà persistono. Alla distruzione accumulata si è aggiunto un collasso economico che ha aggravato le condizioni di povertà e vulnerabilità: mentre il costo della vita è cresciuto drasticamente, l’accesso al mercato del lavoro e le opportunità di impiego continuano ad essere molto limitate e molte famiglie faticano a coprire i bisogni più basilari.
Sempre più bambini e bambine devono lasciare la scuola per contribuire al reddito familiare, trasformando l’abbandono scolastico in una strategia di sopravvivenza. Oggi circa 2,5 milioni di minori – la metà di chi è in età scolastica - sono fuori dal sistema educativo e altri 1,6 milioni sono a rischio abbandono, mentre il 40% delle scuole nel Paese non sono agibili od operative.
Anche gli ingenti movimenti di popolazione dopo il cambio di governo, con oltre 1 milione di siriani e siriane che nell’ultimo anno sono di ritorno dall’estero, pongono nuove sfide umanitarie, mentre il numero di persone sfollate interne resta alto, con stime intorno alle 700.000 persone. Molte famiglie rientrano nelle aree di origine trovando case danneggiate o distrutte, servizi non funzionanti e opportunità economiche limitate. Allo stesso tempo, il ritorno di milioni di rifugiati e persone internamente sfollate sta mettendo ulteriore pressione sulla capacità di garantire ed avere accesso ai servizi essenziali di base.
A ciò si aggiunga la presenza diffusa di ordigni inesplosi, che continua a rappresentare un grave rischio per la popolazione.
In questo scenario, l’intervento umanitario non può limitarsi alla risposta emergenziale. È necessario affiancare all’assistenza immediata un investimento nella ripresa a lungo termine per contribuire alla ricostruzione delle Siria.
Il nostro impegno oggi
Dal 2011 operiamo in Siria con un approccio integrato che combina risposta all’emergenza, accesso all’istruzione, ad acqua e servizi igienico-sanitari e sostegno ai mezzi di sostentamento. Oggi siamo presenti con tre uffici (Damasco, Aleppo e Deir-ez-Zor) e lavoriamo in oltre 60 comunità attraverso quattro governatorati.
Operiamo principalmente nelle aree rurali e più disservite, dove l’impatto della crisi è stato più profondo e dove il rafforzamento delle capacità in loco è essenziale per garantire la sostenibilità dei nostri interventi nel tempo. In questi quindici anni, il nostro impegno è stato possibile soprattutto grazie allo staff nazionale, che ha continuato a operare anche nei momenti più critici, condividendo le stesse difficoltà delle comunità che sostiene.
Negli anni l’intervento si è evoluto: se in una prima fase l’urgenza era garantire servizi essenziali in un contesto di conflitto aperto, oggi la sfida è duplice. Da un lato continuiamo a rispondere ai bisogni immediati in seguito a nuovi sfollamenti dovuti a escalation delle tensioni o ad esempio al terremoto del 2023, dall’altro rafforziamo servizi e opportunità per favorire stabilità e autonomia e contribuire alla ricostruzione del Paese.
In un contesto dove i fondi statali per l’educazione sono crollati del 78% in 15 anni, ci impegniamo a rendere le scuole dei luoghi sicuri, inclusivi e che diano accesso a un’istruzione di qualità, dando centrale importanza alla formazione del corpo insegnante. Altro canale di intervento è l’offerta di percorsi di istruzione non formale per permettere ai bambini e alle bambine di tornare o restare a scuola. Investire nell’educazione significa contrastare il lavoro minorile e i rischi di protezione, assicurando il diritto al futuro delle giovani generazioni siriane e sostenendo la ricostruzione del Paese e la sua uscita dalla dipendenza dall’assistenza umanitaria.
Per garantire l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, interveniamo per ristrutturare e mantenere le infrastrutture idriche per migliorare l’accesso ad acqua sicura e promuovere pratiche igieniche adeguate, fondamentali per prevenire malattie e tutelare la salute pubblica. Lo facciamo sia a livello comunitario che a livello scolastico: con studenti e studentesse organizziamo infatti campagne di sensibilizzazione su pratiche igieniche e distribuzioni di kit igienici, con una particolare attenzione anche all’igiene mestruale. Inoltre, come parte del nostro programma volto alla ritenzione scolastica, operiamo per garantire l’accesso all’acqua e a strutture sanitarie sicure, inclusive e sensibili al genere anche nelle scuole, tramite ristrutturazioni dedicate.
Attraverso il supporto ai centri di formazione professionale con attività di ristrutturazione, distribuzione di equipaggiamento didattico, formazione dei formatori, distribuzione di kit di avviamento professionale, e il supporto alle piccole attività economiche creando collegamenti con il mercato del lavoro, sosteniamo giovani e famiglie nel ricostruire fonti di reddito dignitose.
Cosa ci si aspetta nei prossimi mesi
Dal punto di vista umanitario, nel prossimo periodo sarà fondamentale garantire un supporto ininterrotto e adeguatamente finanziato per rispondere ai bisogni urgenti della popolazione, che rimangono estremamente elevati. Allo stesso tempo, sarà necessario rafforzare interventi di medio-lungo termine, rafforzando le capacità e l’autonomia delle comunità, con un focus particolare sullo sviluppo economico e la coesione sociale. L’obiettivo è quello di accompagnare le persone verso una maggiore capacità di resilienza, migliorando l’accesso a servizi di base e creando opportunità economiche sostenibili. Questo significa lavorare non solo sulle infrastrutture, ma anche sulle capacità locali, coinvolgendo direttamente le comunità.
Quindici anni dopo l’inizio della crisi, la Siria non è più sotto i riflettori. Ma per milioni di persone la quotidianità resta segnata da difficoltà profonde. Per questo continuiamo a esserci: per garantire servizi essenziali oggi e contribuire a costruire le basi di un futuro più stabile e dignitoso per le siriane e i siriani.



