Nel 2018 le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata mondiale dell’educazione per promuovere l’accesso equo a un’educazione di qualità per tutti e tutte. Eppure, quest’anno i fondi per l’educazione rischiano un taglio di 3,2 miliardi di dollari, e 6 milioni in più di minori potrebbero non tornare a scuola, passando da 272 a 278 milioni. 

Il valore dell’educazione, oggi più che mai 

Il fatto che ancora oggi così tante bambine e bambini non abbiano accesso all’educazione dimostra quanto questo diritto sia tuttora segnato da profonde disuguaglianze. Da una parte sono milioni a essere completamente esclusi dalla scuola; dall’altra, molte e molti frequentano scuole che non garantiscono sicurezza, inclusione o un apprendimento davvero significativo. Nei contesti più fragili, spesso segnati da crisi e instabilità, i sistemi educativi faticano a rispondere ai bisogni reali delle nuove generazioni. Mancano risorse, mancano strutture adeguate e, spesso, manca la possibilità di costruire percorsi educativi continui e affidabili. 

Queste difficoltà non sono nuove, ma oggi pesano ancora di più. Conflitti, migrazioni forzate, cambiamenti climatici e crisi economiche si sommano e aggravano problemi già profondi, mettendo sotto pressione sistemi educativi che erano fragili fin dall’inizio. In contesti così complessi, il rischio è che l’educazione perda la sua forza trasformativa proprio nel momento in cui sarebbe più necessaria per proteggere, includere e dare opportunità reali alle nuove generazioni. 

Il diritto all’educazione, paese per paese 

Di questo e molto altro parliamo nel nostro ultimo Atlante, Learning Out Loud, il quarto dopo “WE CARE. Atlante sulla salute sessuale, riproduttiva, materna, infantile e adolescenziale nel mondo”, “Flowing Futures: Atlas on Water, Sanitation, Hygiene and Human Rights” e “Claiming Space. Atlas on Women’s and Girls’ Rights”. 

Abbiamo scelto questo titolo perché oggi, quando si parla di educazione, il messaggio chiave è chiaro: bambine e bambini imparano ovunque, non solo tra i banchi di scuola, e sono le loro esperienze quotidiane, i contesti informali, le relazioni e gli spazi che abitano a contribuire in modo decisivo al loro apprendimento. Allo stesso tempo, in ogni ambiente è fondamentale che la loro voce non venga messa ai margini: ascoltarli, coinvolgerli e riconoscere la loro partecipazione è parte integrante del diritto all’educazione. 

L’Atlante raccoglie dati, mappe e analisi per raccontare lo stato di questo diritto nel mondo. Non si limita a descrivere ciò che accade: lo mette in discussione e apre la strada a soluzioni di lungo periodo, affrontando temi centrali come i diritti, le disuguaglianze e l’accesso all’educazione. 

Accanto ai numeri, l’Atlante dà spazio a idee, testimonianze e buone pratiche nate dai nostri progetti in 13 paesi: in Africa, con il nostro lavoro in Benin, Kenya, Mali, Mozambico e Tanzania; in Sud America, con il Brasile; in Asia, attraverso la Cambogia e diversi paesi dell’Asia occidentale (Area nota come Medio Oriente) Libano, Palestina e Siria; e in Europa continentale, con iniziative attive in Italia, Moldavia e Ucraina.  

Il modello CARES Framework  

Il nostro impegno per garantire il diritto all’educazione prende forma attraverso il nostro CARES Framework, uno strumento che orienta gli interventi educativi sia nelle emergenze sia nei programmi di lungo periodo. Il modello si basa su cinque dimensioni - Community (Comunità), Access (Accesso), Rights (Diritti), Expression (Espressione), Safety (Sicureza) - e ci permette di progettare ogni attività in relazione al contesto, adattandola alle storie, ai bisogni e alle difficoltà specifiche. Questo approccio esprime il nostro impegno a rendere l’educazione più inclusiva e accessibile, a rafforzare il legame con le comunità e a promuovere protezione, benessere e partecipazione attiva delle nuove generazioni.  

In questo modo, l’Atlante offre uno sguardo ampio e concreto sulle sfide e sulle opportunità, con un obiettivo preciso: contribuire a costruire sistemi educativi più giusti, inclusivi e capaci di dare a tutte e tutti la possibilità di crescere e imparare. Perché per noi l’educazione non è un settore tra gli altri, ma un filo che attraversa ogni intervento - dall’acqua e igiene alla protezione, fino alla risposta nelle emergenze - e che può garantire continuità, sicurezza e futuro anche nei contesti più fragili. 

Il diritto all’educazione è accesso alle strutture  

In molte parti del mondo, milioni di bambine e bambini incontrano ancora grandi difficoltà nell’accesso a un’educazione di qualità: le scuole sono lontane o insicure, la povertà costringe molte famiglie a rinunciare all’educazione e tradizioni o norme sociali limitano soprattutto le ragazze. A tutto questo si aggiungono insegnanti poco formati e risorse insufficienti, che rendono difficile garantire un’educazione davvero di qualità, capace di accompagnare ogni bambino e bambina nella propria crescita. Infatti: 

  • In alcune aree le scuole semplicemente non esistono, e bambine e bambini devono percorrere lunghe distanze per raggiungere quella più vicina. Per molte e molti, il viaggio è troppo lungo o pericoloso, portando a frequenza irregolare o alla mancata iscrizione. 
  • Le mestruazioni continuano ad avere un forte impatto sull’accesso e sulla partecipazione all’educazione di ragazze e insegnanti in tutto il mondo: la mancanza di bagni separati per genere e di supporto per la salute mestruale spesso impedisce loro di frequentare regolarmente la scuola. 
  • In molti casi, ci si aspetta che bambine e bambini contribuiscano al sostentamento della famiglia, rendendo difficile frequentare regolarmente la scuola. L’insicurezza economica spinge molte famiglie a ricorrere a strategie di sopravvivenza come il matrimonio precoce o il lavoro minorile. 
  • Secondo l’UNESCO, bambine e bambini nei paesi a basso reddito che ricevono un’educazione di scarsa qualità hanno una probabilità 4 volte maggiore di abbandonare precocemente rispetto a chi studia in sistemi con insegnamento e supporto solidi (UNESCO, 2020). 

I nostri interventi dimostrano quanto un supporto mirato possa fare la differenza nel percorso educativo di bambine e bambini.  

  • In contesti come Tanzania, Mozambico, Benin e Moldavia, i programmi di recupero e sostegno hanno aiutato studentesse e studenti a colmare le lacune e a riprendere gli studi con maggiore fiducia dopo periodi di interruzione. 
  • In diversi paesi abbiamo realizzato interventi che vanno oltre la semplice costruzione di edifici, per creare ambienti di apprendimento inclusivi e sicuri: in Mali con l’introduzione delle mense scolastiche e in Cambogia con la realizzazione di spazi ricreativi e biblioteche. 

“I miei giorni preferiti sono venerdì e sabato, quando andiamo a scuola. Gli insegnanti rendono tutto facile e divertente. Voglio diventare una scrittrice e aprire un salone di bellezza con mia sorella e il programma di Supporto Compiti mi sta aiutando!” - Zeinab Awad (13 anni), studentessa della Scuola Pubblica Mista di Kfartoon (Libano) 

“Per facilitare il ritorno all’educazione a tempo pieno, dove possibile, stiamo contribuendo alla riabilitazione di scuole e asili danneggiati, fornendo rifugi d’emergenza, kit educativi e attrezzature essenziali. Per le e i giovani che non possono rientrare a scuola, vogliamo favorire l’accesso all’apprendimento a distanza offrendo strumenti digitali e un supporto personalizzato, affinché nessuno venga lasciato indietro.” - Piero Meda, Rappresentante Paese per WeWorld in Ucraina 

“Uno dei cambiamenti più importanti che ho visto grazie a WeWorld è la costruzione di un’aula moderna e spaziosa per le studentesse e gli studenti di terza superiore. Mio figlio fa parte di chi ha sperimentato direttamente l’impatto positivo di questa iniziativa.” – Thomas Achar, genitore di uno studente della St. Joseph Alend Comprehensive School di Nyatike, nella contea di Migori (Kenya) 

Il diritto all’educazione è comunità 

Quando tutta la comunità si mette in gioco nell’educazione dei più piccoli e delle più piccole, l’apprendimento diventa davvero inclusivo e di qualità. Coinvolgere la comunità educante significa aprire le porte della scuola a tutte le persone che contribuiscono all’educazione di bambine e bambini: insegnanti, famiglie, associazioni di genitori e docenti, e naturalmente studentesse e studenti. 

Per noi, la partecipazione attiva della comunità è un elemento essenziale non solo per garantire la sostenibilità degli interventi nel settore, ma anche per riconoscere il ruolo di ciascuna e ciascuno nella promozione del diritto all’educazione. Questo coinvolgimento diventa ancora più cruciale se pensiamo che molte barriere all’accesso nascono da norme culturali e sociali radicate: discriminazioni di genere, marginalizzazione dei gruppi più vulnerabili e scarsa valorizzazione del ruolo della scuola nella comunità. Basti pensare che: 

  • Ogni anno, nel mondo circa 12 milioni di ragazze sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni. Una pratica che porta spesso a gravidanze precoci, abbandono scolastico e isolamento sociale (UNICEF, 2022). 
  • In 1 Paese su 4, le leggi prevedono che le persone con disabilità vengano istruite in contesti separati - una percentuale che supera il 40% in America Latina, nei Caraibi e in Asia. 
  • Nei paesi più poveri del mondo, oltre 1 bambino o bambina su 5 è coinvolto nel lavoro minorile, spesso in condizioni pericolose che impediscono di frequentare regolarmente la scuola o di ottenere buoni risultati (UNICEF, 2024).  
  • Gli investimenti nell’educazione restano gravemente insufficienti: manca un finanziamento di circa 97 miliardi di dollari all’anno nei paesi a basso e medio-basso reddito, necessario per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 4 (SDG4) entro il 2030 (UNESCO, 2025c).  
  • Nel 2024 è stato garantito solo il 29,8% dei fondi richiesti per l’educazione, e nel 2025 la copertura è circa del 24%, segnalando una grave carenza nel soddisfare i bisogni educativi (OCHA, 2025). 

Il nostro Atlante non si limita a descrivere i problemi, ma propone soluzioni concrete per affrontare ostacoli che i sistemi scolastici, da soli, non riescono a superare. Per abbattere queste barriere, promuoviamo iniziative che coinvolgono famiglie e leader locali, con l’obiettivo di ridurre le discriminazioni, favorire atteggiamenti inclusivi e rafforzare la responsabilità condivisa della comunità educante.  

  • In Benin, Brasile e Cambogia sono stati creati spazi partecipativi, come associazioni di genitori e studenti e comitati scolastici, che si sono trasformati in strumenti efficaci per rafforzare la responsabilità condivisa e promuovere l’inclusione. 
  • Le esperienze in Libano mostrano che il coinvolgimento di madri e padri diventa davvero significativo quando è attento al contesto culturale e radicato nelle realtà locali. 
  • Le campagne educative guidate dalle comunità in Mozambico, Kenya e Mali hanno contribuito a modificare concretamente le norme sociali e a favorire un’educazione più inclusiva. 

“L’introduzione di incontri periodici di sensibilizzazione ci ha aiutato a comprendere meglio il nostro ruolo nel percorso educativo dei nostri figli. Io stessa sono entrata a far parte del consiglio dell’associazione genitori-insegnanti della scuola frequentata dai miei bambini.” - Armande Houenou, madre di tre alunni della Scuola Primaria Kpankou a Kétou, Dipartimento di Plateau (Benin) 

“Vogliamo garantire un insegnamento di qualità e rafforzare la gestione delle scuole coinvolgendo insegnanti, studenti e studentesse, insieme alle persone della comunità più vulnerabili, così da assicurare un’educazione inclusiva e di qualità per tutte e tutti. Promuoviamo un modello di gestione scolastica basato sulla comunità, che dà potere agli attori locali di organizzare e sostenere le scuole, migliorando i risultati educativi e aumentando la consapevolezza del valore dell’educazione.” - Andrea Cefis, Rappresentante Paese per WeWorld in Cambogia 

Il diritto all’educazione è garanzia di altri diritti 

L’educazione è uno strumento essenziale che aiuta bambine e bambini a conoscere, difendere ed esercitare i propri diritti. Ma in un mondo costruito soprattutto a misura di persone adulte, rendere davvero centrali i loro bisogni e le loro aspirazioni resta una sfida. Quando non conoscono pienamente i loro diritti o la loro voce non viene ascoltata, gli squilibri di potere aumentano. E così perdiamo tutti: la società si priva di prospettive nuove e preziose, mentre il diritto all’ascolto e alla partecipazione - previsto dall’articolo 12 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) - resta troppo spesso ignorato.  

  • Nel 2023, le violazioni dei diritti dell’infanzia sono aumentate del 21% a causa dei conflitti in corso nel mondo (Scottish Alliance for Children’s Rights, 2024). 
  • Dal nostro ChildFund Alliance World Index on the Rights of Women and Children emerge che, al di là delle differenze geografiche e culturali, i giovani individuano nell’accesso a un’istruzione di qualità una delle priorità fondamentali per il loro futuro (ChildFund Alliance, 2024). Un dato che trova ulteriore conferma nelle evidenze scientifiche: la frequenza scolastica è infatti strettamente legata al livello di felicità, poiché chi va regolarmente a scuola tende a sentirsi più felice grazie a un ambiente stabile in cui imparare, sviluppare competenze e costruire relazioni positive con compagne, compagni e insegnanti (Gómez-Baya et al., 2021). 
  • La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC), ratificata da 196 paesi, è un traguardo storico: riconosce bambine, bambini e giovani come protagonisti della vita sociale, economica, politica, civile e culturale, e stabilisce standard minimi per la loro protezione (UNICEF, 2019a). 

Nel nostro Atlante raccontiamo come, con un approccio davvero a misura di bambini e bambine, utilizziamo il gioco e attività interattive per lavorare insieme a loro, rendere concreti i loro diritti, affrontare temi delicati, esprimersi liberamente e riflettere sul mondo che li circonda. 

  • In Moldavia e Italia sono stati usati strumenti come il diario mestruale, e in Kenya, Tanzania e Libano il Therapeutic Art Toolkit. Insieme a giochi da tavolo e manuali interattivi, hanno aiutato bambine e bambini a imparare in modo semplice e coinvolgente temi legati alla salute, alla consapevolezza del corpo e alla protezione. 
  • In contesti di crisi e spostamenti forzati, come in Libano, Mali, Mozambico e Ucraina, attività basate su arte, teatro e giochi educativi hanno creato spazi sicuri e inclusivi, dove bambine e bambini possono conoscere meglio i propri diritti per imparare a rivendicarli. 
  • In Libano, Mali e Moldavia, strumenti e attività creative - come mood board, poesie e cucito - permettono a bambine e bambini di esprimersi liberamente, favorendo il dialogo e la consapevolezza su temi importanti per loro. 
  • Le iniziative guidate dalle persone più giovani, realizzate ad esempio in Italia e lungo la Costa Swahili, stanno rafforzando le capacità delle nuove generazioni di partecipare alla vita civica e difendere i propri diritti. 

“Ho trovato uno spazio in cui potevo davvero essere me stessa. Attraverso le attività creative e i momenti di confronto aperto, ho fatto nuove amicizie, ho imparato a parlare apertamente e mi sono sentita ascoltata.” - Una ragazza di 18 anni, utente del Centro Comunitario di Soroca (Moldavia) 

“Abbiamo visto un forte calo degli abbandoni scolastici. Vedere bambine e bambini tornare in classe, con gli occhi pieni di speranza, è qualcosa di inestimabile. Giochi e lavori di gruppo sono diventati parte delle lezioni quotidiane. Le aule ora sono piene di energia: studentesse e studenti partecipano, fanno domande e crescono in sicurezza e fiducia. Le insegnanti e gli insegnanti si stanno adattando, favorendo il pensiero critico e rispondendo ai diversi ritmi di apprendimento. La fiducia tra insegnanti e studenti si è rafforzata.” – Abel João Cardoso, Direttore e docente della Mahurunga Basic School di Chiúre, Provincia di Cabo Delgado (Mozambico) 

Il diritto all’educazione è partecipazione 

Ascoltare e amplificare le voci di bambine e bambini è essenziale per garantire la loro partecipazione a scuola e nella vita comunitaria. Tuttavia, le loro capacità vengono spesso sottovalutate e la loro voce percepita come poco importante. Anche quando ci sono strumenti di partecipazione, risultano poco efficaci, e così le nuove generazioni finiscono per avere un ruolo marginale nelle scelte che le riguardano. 

  • Quando studentesse e studenti partecipano davvero alle decisioni scolastiche, sviluppano competenze civiche, più autostima, motivazione e contribuiscono a creare un clima positivo (Council of Europe, 2024; Voight & Nation, 2016).  
  • Secondo un sondaggio europeo, 2 bambini su 3 (su un totale di quasi 20.000 intervistati) dichiarano di non essere soddisfatti del modo in cui le autorità locali delle loro città e dei paesi si relazionano con loro (UNICEF & Eurochild, 2019). 
  • Il Global Youth Participation Index (un indice che misura la partecipazione dei giovani tra i 15 e i 30 anni in 141 paesi, pensato per offrire uno sguardo chiaro e aggiornato sulla loro partecipazione politica) ha un punteggio medio di 61 su 100, segno di forti barriere alla partecipazione giovanile. Questo indica che il limitato coinvolgimento nasce più dalla mancanza di opportunità che da disinteresse (European Partnership for Democracy, 2025).  
  • Le collaborazioni reali con le persone adulte sono rare: bambine, bambini e giovani spesso devono adattarsi a regole pensate dalle persone adulte, con il rischio di disimpegno (Öberg & Nouri, 2021) e di una partecipazione solo simbolica, dove le loro opinioni hanno poco peso (European Commission, 2021; Kay & Tisdall, 2021; OECD, 2023). 

Al centro dei nostri interventi c’è l’impegno a costruire sistemi di protezione, benessere e sviluppo dell’infanzia che riconoscano e valorizzino la partecipazione attiva di bambine, bambini e adolescenti nelle decisioni che le e li riguardano.  

  • In paesi come Benin, Cambogia e Italia, attraverso incontri guidati dai bambini e dalle bambine e laboratori partecipativi, questi possono dare feedback, esprimere le loro preoccupazioni e influenzare le decisioni scolastiche. 
  • In Cambogia e Kenya, comitati di adolescenti e club femminili permettono ai giovani - soprattutto alle ragazze - di parlare di temi legati a protezione, educazione e salute. 
  • In Italia, Benin e Cambogia, campagne comunitarie guidate dagli studenti stanno dando ai giovani l’opportunità di contribuire in modo diretto a migliorare i loro ambienti educativi. 

“Ci impegniamo a dare maggiore spazio alla voce di bambine, bambini e adolescenti nei contesti educativi, come i parlamenti scolastici e gli eventi partecipativi, dove possano esprimersi liberamente e partecipare attivamente al dialogo sulle politiche, in qualità di cittadini e cittadine capaci di contribuire alla costruzione del proprio presente e futuro.” - Annarita Spagnuolo, Rappresentante Paese per WeWorld in Kenya 

“Per rendere le scuole più accoglienti e inclusive, servono azioni concrete che tengano conto di tutte le soggettività: persone LGBTQIA+, chi vive con disabilità, chi proviene da contesti culturali e sociali diversi. Solo così ogni giovane potrà sentirsi riconosciuto, valorizzato e libero di condividere la propria esperienza e partecipare attivamente alla vita scolastica.” - Elena Muscarella, Programme Officer per WeWorld in Italia 

Il diritto all’educazione è sicurezza 

Le scuole dovrebbero essere luoghi sicuri dove crescere e imparare, ma spesso diventano spazi di vulnerabilità. Bambine e bambini possono subire bullismo, punizioni corporali, violenza o traumi, rischi che aumentano nei contesti di conflitto armato. Oltre a queste minacce evidenti, pesano ostacoli più silenziosi come lo stigma legato a salute mentale, violenza di genere, abuso o discriminazione, che impedisce l’accesso al supporto necessario. A peggiorare la situazione ci sono edifici scolastici insicuri e l’assenza di protocolli di emergenza, che interrompono il percorso educativo soprattutto per chi è più fragile. 

  • Tra il 2022 e il 2023 ci sono stati quasi 6.000 attacchi contro studenti, insegnanti, scuole e università (GCPEA, 2024). 
  • Nel mondo, 793 milioni di bambine e bambini vivono in paesi dove le punizioni corporali a scuola non sono completamente vietate (End Corporal Punishment, 2023). 
  • Ragazze e bambine con disabilità subiscono violenze a scuola, lungo il tragitto, a casa e nelle comunità, mettendo a rischio il loro diritto all’educazione. 
  • Nelle zone di conflitto, le ragazze hanno una probabilità 2,5 volte maggiore di non frequentare la scuola rispetto ai ragazzi (World Bank, 2017). 
  • Dal 2005 al 2022 oltre 105.000 bambine e bambini sono stati coinvolti in conflitti armati, con stime fino a 300.000; le ragazze sono fino al 40% di questo totale (UNICEF, 2022a; NRC, 2018). 

Per noi di WeWorld, mettere al centro la protezione dell’infanzia nei sistemi scolastici è una priorità, perché creare ambienti sicuri e inclusivi è fondamentale per il benessere e l’apprendimento di bambine e bambini

  • In Tanzania, le scuole sono oggi più capaci di individuare e sostenere i minori a rischio, grazie al lavoro dei comitati scolastici e dei gruppi di protezione dell’infanzia, mentre i dirigenti scolastici hanno adottato pratiche di gestione più inclusive e centrate sui bambini. 
  • In Palestina, Tanzania, Ucraina e Mozambico, le scuole sono diventate ambienti più sicuri, grazie al miglioramento delle infrastrutture e a una maggiore preparazione alle emergenze. 
  • In Kenya e Tanzania, l’introduzione di servizi igienici e punti per il lavaggio delle mani sensibili alle differenze di genere ha aumentato la frequenza scolastica e ridotto l’abbandono, soprattutto tra ragazze e bambini con disabilità. 
  • In Ucraina, migliaia di giovani e insegnanti hanno trovato sostegno emotivo e strumenti per affrontare lo stress, grazie ad attività come arteterapia, consulenze individuali e spazi sicuri che hanno contribuito a ristabilire un senso di normalità. 

“Prima la scuola materna era semplicemente una stanza in un camper all’interno del cortile scolastico, troppo piccola per accogliere il numero di bambini e bambine della zona, e gli abitanti del posto erano scoraggiati dal mandare i propri figli perché non era sicura. Dopo la ristrutturazione, il numero di iscritti è raddoppiato.” -  Testimonianza dalla Palestina 

“Creare ambienti di apprendimento sicuri e inclusivi è una priorità, con progetti di riabilitazione scolastica che integrano servizi WASH (acqua, servizi igienici e igiene), resilienza climatica e componenti di riduzione del rischio di disastri. Questi spazi sono pensati per essere protettivi e di sostegno al benessere psicosociale, e per promuovere metodologie di apprendimento attive e partecipative che rafforzino il pensiero critico e le competenze di vita. Le insegnanti e gli insegnanti ricevono una formazione professionale continua per sostenere pratiche didattiche inclusive e centrate sui bambini e sulle bambine.” - Helenia Molinaro, Education Project Manager per WeWorld in Tanzania 

L’educazione nelle emergenze: molto più che scuola 

Nelle situazioni di emergenza, rischi come lo sfollamento e l’insicurezza aumentano, e i traumi vissuti rendono bambine e bambini ancora più vulnerabili. In particolare, nel mondo, 234 milioni di bambini e adolescenti in 60 paesi sono colpiti da crisi e hanno bisogno di sostegno per accedere a un’educazione di qualità (Education Cannot Wait, 2025). Per questo è fondamentale che ogni intervento educativo integri misure di protezione dell’infanzia, così da garantire un ambiente il più possibile sicuro e stabile. Le conseguenze sono particolarmente pesanti per le ragazze, molte delle quali, una volta interrotto il percorso scolastico, non riescono più a tornare in classe. In contesti instabili, i giovani rischiano di essere coinvolti in situazioni che li allontanano dalla scuola e li privano non solo dell’apprendimento, ma anche di protezione, cibo, acqua pulita e punti di riferimento. In mezzo a queste difficoltà, il ruolo delle e degli insegnanti diventa ancora più cruciale: sono loro a offrire continuità, sostegno emotivo e una speranza concreta a chi vive traumi e interruzioni. 

Sostenere l’educazione, sostenere le nuove generazioni 

L’educazione può avere effetti concreti sulla salute, sulla protezione, sulla parità di genere e sulla coesione sociale. Ma questo potenziale ha bisogno di sostegno. Eppure, oggi, il divario tra bisogni educativi e risorse disponibili continua a crescere: 

  • Secondo l’OCSE, nel 2025 gli aiuti pubblici allo sviluppo potrebbero calare tra il 9% e il 17%. 
  • Entro il 2026, gli aiuti internazionali all’educazione potrebbero ridursi di 3,2 miliardi di dollari, con il rischio che il numero di bambine e bambini fuori dalla scuola salga da 272 a 278 milioni (UNICEF, 2025). 

L’educazione deve restare una priorità globale. Invertire questa tendenza è possibile, ma servono investimenti mirati, inclusivi e adattati ai diversi contesti. Senza risorse e sostegno, un’intera generazione rischia di essere lasciata indietro. È il momento di investire nell’educazione, per garantire alle nuove generazioni competenze, valori e consapevolezza, così da affrontare le sfide di oggi e di domani e vedere riconosciuto il loro diritto al futuro. 

Attraverso l’Atlante vediamo quanto l’educazione possa aprire strade, proteggere, amplificare voci. Scegliere di sostenerla oggi significa dare a bambine, bambini e giovani gli strumenti per costruire il domani che meritano.