LA TECNOLOGIA COME STRUMENTO DI INCLUSIONE E PARTECIPAZIONE A SCUOLA: I LABORATORI DI MIGRATED

IL RACCONTO DI SARA, LA NOSTRA VOLONTARIA CHE HA PARTECIPATO ALLE ATTIVITÀ SVOLTE CON I RAGAZZI DEL LICEO SABIN.

 

Nei primi mesi del 2020, insieme al Centro Documentazione e Intercultura RiESCo del Comune di Bologna e la cooperativa sociale CSAPSA Due abbiamo dato avvio alle attività laboratoriali del progetto MigratED con ragazzi e ragazze del territorio bolognese, coinvolgendo alcune classi delle scuole secondarie di II grado, ma anche giovani beneficiari dei servizi SPRAR e dei servizi culturali ed educativi. Con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani su migrazioni e diritti umani, i laboratori hanno previsto una prima fase, in collaborazione con Baumhaus, su educazione alla cittadinanza globale ed educazione ai media, e una seconda fase svolta da SMK Factory che ha previsto la realizzazione di video partecipativi da parte dei ragazzi.

La tutela e il rispetto dei diritti umani ricadono su ognuno di noi, e in questo anche noi giovani abbiamo un ruolo molto importante, a partire dal nostro vivere quotidiano. Il percorso portato avanti con il liceo Sabin di Bologna si è concentrato sulle questioni di genere, tematiche sensibili e complesse, che riguardano uomini e donne, geografie e generazioni diverse, e che sono importanti da considerare nelle dinamiche di diseguaglianza e violenza, così come nelle comunicazioni pubbliche che spesso promuovono stereotipi. Dobbiamo impegnarci tutti per combattere luoghi comuni, che si trasformano poi in violenza: l’Italia è al 70° posto su 149 paesi per differenze di genere, e una donna ogni 15 minuti è vittima di violenza nel nostro Paese. Tutti noi, giovani compresi, abbiamo un ruolo importante per costruire società più giuste e relazioni alla pari.

Uscita1Partendo dai desideri, dal vissuto e dalle curiosità degli studenti, Baumhaus ha stimolato un confronto sulla parità di genere, nonostante le difficoltà iniziali legate a termini quali intersessualità, cis-gender, non-binary. Per coinvolgere di più studenti e studentesse, sono state usate metodologie partecipative e interattive, in primo luogo il video partecipativo: questo metodo didattico coinvolge più persone nella realizzazione, e permette di esplorare questioni, esprimere preoccupazioni o semplicemente mettere sotto i riflettori le proprie storie. In questo processo, i partecipanti non solo prendono coscienza del funzionamento delle attrezzature di ripresa e delle regole alla base della realizzazione di un audiovisivo, ma trovano anche un luogo (e i mezzi) per agire in prima persona per affrontare argomenti specifici. Il laboratorio ha così dato vita a uno spazio aperto, di libera espressione e informale, che ha messo i e le partecipanti nella condizione di poter lavorare sia sul contenuto sia sulla realizzazione del video stesso, guidati dai collaboratori di Baumhaus e poi da SMK Factory. Attraverso giochi, video, attività di gruppo e brainstorming collettivi, sono stati affrontati argomenti critici e sensibili, troppo spesso omessi o affrontati superficialmente dai programmi scolastici. “Il video partecipativo è stato un ottimo espediente per stimolare la discussione e la collaborazione tra me ed i miei compagni”, commenta Mattia, studente del Sabin, “è un mezzo originale, per niente noioso: al contrario, non sono mancati anche i confronti con i miei amici sul tema delle discriminazioni, anche al di fuori del solo ambiente scolastico, stimolate proprio dal progetto in sé”. 

Uscita3Le attività pratiche e teoriche hanno messo in luce la distinzione tra sesso biologico e identità di genere; sono state poi esaminate le percezioni, i ruoli e le aspettative di genere, per evidenziare in che misura l'attribuzione di genere determina le aspettative di genere e le potenziali conseguenze. Per esempio, considerare tutti gli uomini come capifamiglia e anaffettivi, così come ritenere tutte le donne emotive e fragili, porta ad attribuire etichette (labeling) e stereotipi. I condizionamenti sociali non sono destinati a rimanere inascoltati, soprattutto tra gli e le adolescenti: decostruire gli stereotipi significa permettere a ciascuno di svelare il proprio sé, riconoscendo lo stesso diritto agli altri, sospendendo qualunque giudizio, verso una società più giusta e inclusiva.

Tommaso, studente del Sabin, racconta come ad averlo stupito di più sia stato “il modo in cui i laboratori hanno condotto ad un sano confronto tra [noi] studenti. Ci hanno permesso di condividere i nostri pensieri e le nostre esperienze, sentendoci a nostro agio a scuola, luogo fondamentale per noi sia di incontro che di formazione. Ad esempio, sentire l’opinione delle ragazze mi ha ricordato quanto sia necessario parlare di queste tematiche: quando si legge di molestie o violenze, le si percepisce come fatti sì reali, ma comunque distanti da noi, quando in realtà ci toccano tutti da vicino proprio perché può capire ovunque e a chiunque”. “Purtroppo – prosegue Tommaso – le discriminazioni di genere o il gender gap sono spesso tralasciate dai programmi scolastici perché considerate “cose da grandi”, quando invece dovrebbero essere affrontate, soprattutto considerato che proprio noi saremo gli attori del futuro”.

Questo pensiero è condiviso anche da Paula e Vittoria, due compagne di classe. Vittoria ribadisce la necessità di stimolare un dibattito sul tema tra i suoi coetanei proprio per “far riflettere su tutte quelle frasi e quei modi di dire, detti con fin troppa leggerezza, senza rendersi conto di quanto siano pericolosi”. Per Paula, il progetto è stato “fondamentale per affrontare queste tematiche complesse e tristemente attuali; la realizzazione del video è stato il pretesto per introdurre il tema e per poi lavorarci assieme; siamo stati tutti coinvolti: dalle immagini, ai contenuti pratici, senza parlare delle riprese, dell’audio e del montaggio”.

Nonostante la chiusura delle scuole a causa dell’emergenza sanitaria, i laboratori di video partecipativo hanno trovato nuove modalità per proseguire, attraverso incontri online. Partendo da una frase esplicativa di stereotipi di genere e luoghi comuni, i singoli studenti hanno realizzato dei video, anche ironici, per promuovere una riflessione pur mantenendo una certa leggerezza.

Il video partecipativo richiede un confronto face-to-face proprio perché si fonda sull’aspetto relazionale; quest’anno, gli eventi hanno fatto sì che anziché lavorare in persona in presenza, uno schermo diventasse il luogo di ritrovo. Ovviamente numerose sono state le difficoltà, a partire da connessioni instabili, videochiamate prive di video, ritardi nelle comunicazioni, etc.”, racconta Marta Melina di SMK Video-Factory. “Ciò nonostante, una volta ingranato e superata la fase iniziale di spaesamento tanto nostra quanto degli studenti, vi è stata una grande partecipazione, anche grazie all’intermediazione dei docenti senz’altro utile nel motivare i ragazzi a proseguire il percorso già iniziato. Infatti, fosse stato realizzato in presenza, le attività sarebbero state condotte in orario scolastico; questa volta invece i ragazzi hanno dedicato in completa autonomia spazio al lavoro, ritagliandosi momenti nel loro tempo libero, per attuare e seguire le indicazioni ricevute negli appuntamenti online. Penso questo sia indice di evidente autonomia, consapevolezza e responsabilità, proprio perché ciascuno dei loro ruoli era funzionale e necessario alla buona riuscita del video: l’aspetto partecipativo è stato garantito da tutti i ragazzi che, seppur in modo isolato durante la quarantena, hanno collaborato verso uno scopo comune.

Le opere video e le loro descrizioni possono essere inviate in italiano o in inglese all’indirizzo
educazione@weworld.it

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Migrat-ED è un progetto di Educazione alla Cittadinanza Globale promosso da WeWorld e cofinanziato dal programma Erasmus + dell’Unione Europea. MigratED si propone di diffondere buone pratiche educative su dialogo interculturale, migrazioni e diritti umani promuovendo un corretto uso di strumenti digitali e multimediali nella didattica. Il progetto coinvolge i giovani e la comunità educante in una campagna di sensibilizzazione digitale per la promozione di una cultura della condivisione e dell’accoglienza in Italia, Portogallo, Slovenia, Cipro e Grecia.

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