La recente escalation lungo il confine tra Afghanistan e Pakistan aggrava una crisi umanitaria già profonda. Migliaia di famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case, perdendo mezzi di sussistenza e accesso ai servizi essenziali. 

Mentre l’attenzione internazionale resta lontana, in Afghanistan oltre 16.000 famiglie hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni dall’inizio di febbraio a causa dell’intensificarsi degli scontri nelle province orientali di Khost, Kunar, Nangarhar e Paktika. Si tratta soprattutto di comunità rurali che vivono di agricoltura e allevamento e che sono state costrette ad abbandonare terra, bestiame e abitazioni a causa degli attacchi. 

Oggi queste famiglie vivono in condizioni estremamente precarie, spesso accolte in rifugi temporanei o presso comunità locali già vulnerabili. “I bisogni più urgenti riguardano un riparo sicuro e il cibo”, racconta un nostro operatore nel Paese. “Molte famiglie sono arrivate senza nulla: hanno dovuto lasciare tutto all’improvviso, senza poter portare con sé scorte o mezzi di sostentamento. Questo le rende estremamente vulnerabili e dipendenti dagli aiuti umanitari.” 

Servizi sotto pressione 

Nonostante i mercati nelle principali città restino aperti, l’arrivo massiccio di sfollati mette a dura prova le risorse disponibili, soprattutto alimentari. L’accesso ai beni di prima necessità è sempre più limitato in particolare per le famiglie senza reddito. 

Anche il sistema sanitario, già carente, è sotto pressione. I recenti bombardamenti e scontri hanno causato numerose vittime civili, aumentando la necessità di cure mediche d’emergenza. Gli attacchi a strutture sanitarie hanno ulteriormente compromesso l’accesso alle cure: emblematico l’attacco aereo che a metà marzo ha gravemente danneggiato il centro di riabilitazione dalle dipendenze a Kabul, riducendo drasticamente la disponibilità di servizi specialistici. 

Anche acqua ed elettricità restano generalmente disponibili nelle città, ma nelle aree colpite dal conflitto si registrano interruzioni frequenti. 

I gruppi più vulnerabili 

Come spesso accade nelle crisi umanitarie, a pagare il prezzo più alto sono i gruppi più vulnerabili. “Donne e bambini sono particolarmente esposti durante lo sfollamento: affrontano rischi maggiori legati alla protezione, alla perdita dell’accesso all’istruzione e ai servizi sanitari essenziali. Anche le persone con disabilità e gli anziani incontrano enormi difficoltà sia nella fuga sia nell’accesso agli aiuti”, spiega il nostro operatore in Afghanistan. 

I continui sfollamenti aumentano inoltre i rischi di violenza e sfruttamento. 

In Afghanistan, WeWorld è presente da più di 20 anni per sostenere le comunità più vulnerabili, con un’attenzione particolare a donne e bambini, gravemente colpiti da crisi multiple, tra cui conflitti, insicurezza alimentare e terremoti. 

Negli anni, abbiamo attivato interventi di emergenza, distribuendo beni essenziali come coperte, kit igienici e materiali per alloggi temporanei. Parallelamente, portiamo avanti programmi per contrastare l’insicurezza alimentare e rafforzare la resilienza delle comunità, attraverso assistenza alimentare, sostegno economico diretto e iniziative di preparazione ai disastri naturali, inclusi terremoti e altre emergenze ambientali. 

Grazie alla collaborazione con partner locali e al sostegno di donatori internazionali, continuiamo a fornire supporto vitale dove i bisogni sono più urgenti, contribuendo a garantire protezione e sostegno alle famiglie afghane più vulnerabili.