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Indagine Dad

DIDATTICA A DISTANZA: PER L’80% DEGLI INSEGNANTI UN MOLTIPLICATORE DI DISUGUAGLIANZA

 

L’80% dei docenti italiani intervistati crede che la Didattica a Distanza abbia accentuato le differenze tra studenti con il 60% di ragazze e ragazzi rimasti indietro. Questo il dato più significativo che emerge dall’indagine realizzata dalla Global Campaign for Education Italia, di cui WeWorld è membro attivo. 

Tra le tante disuguaglianze che l’emergenza Covid-19 ha messo in evidenza, l’accesso all’istruzione è una delle più evidenti. Questo è confermato dalle interviste a oltre 2.800 insegnanti in tutta la penisola, che hanno raccontato difficoltà quotidiane degli studenti, tra disagio in famiglia, difficoltà di connessione e la fatica di mantenere la concentrazione davanti a uno schermo, tanto che l’87,9% di loro è interessato a studiare metodologie didattiche per adottare un modello di insegnamento inclusivo. Gli insegnanti segnalano inoltre che oltre il 60% degli studenti è rimasto indietro con compiti e lezioni e il motivo principale (secondo il 57,4% degli insegnanti) è la presenza di situazioni di disagio in famiglia (mancanza di spazi dove studiare o seguire le lezioni, tensioni in famiglia).

L’insegnante è, al pari del personale sanitario, cruciale per la creazione di una società aperta e capace di affrontare le sfide del presente. Investire nella sua formazione, supportare il suo lavoro e rispondere alle sue necessità sono le azioni più oculate che qualunque governo dovrebbe intraprendere, se interessato realmente al benessere del proprio Paese. La Campagna Globale per l’Educazione, in collaborazione con AstraRicerche, ha deciso di comprendere la condizione degli insegnanti italiani chiedendolo direttamente a tutte le persone che nel nostro Paese svolgono, con dedizione e impegno, questa professione. Ne emerge un quadro critico, in parte peggiorato dalla pandemia in corso, ma comunque vitale e ricco di opportunità per la costruzione di percorsi di collaborazione tra scuola, imprese e organizzazioni della società civile” ha dichiarato Emanuele Russo, Coordinatore della GCE Italia.

Sin dai primi giorni del lockdown ci siamo resi conto delle ricadute che questo avrebbe avuto sul diritto all’istruzione di bambini e bambine – spiega Marco Chiesara, Presidente di WeWorld – L’indagine conferma come la didattica on line abbia accentuato le differenze tra studenti che avevano le risorse per seguire le lezioni (pc, connessione adeguata, sostegno dai genitori, spazi fisici a disposizione) e studenti privi di tali risorse. Chi prima del lockdown era in condizioni di povertà educativa non solo continuerà ad esserlo al rientro a scuola, ma vedrà nettamente peggiorata la propria situazione. La pandemia ha accentuato i rischi di isolamento: un grave danno per tutti, ma in particolare per bambini e bambine che vivono in famiglie in disagio sociale, o famiglie a rischio violenza domestica, per i quali stare a casa ha avuto rilevanti conseguenze emotive e psicologiche. Ora abbiamo però la possibilità di ripensare l’educazione in Italia, ascoltando le esigenze di chi la vive, sostenendo la comunità educante e focalizzandoci sugli studenti già ai margini: alle Istituzioni chiediamo che gli investimenti siano diretti per creare un impatto reale e possano rafforzare la comunità educante e recuperare chi rischia di rimanere irrimediabilmente indietro”.

L’indagine, realizzata nell’ambito del progetto cofinanziato dal programma Erasmus + dell’Unione Europea MigratED – volto a diffondere buone pratiche educative su dialogo interculturale, migrazioni e diritti umani promuovendo un corretto uso di strumenti digitali e multimediali nella didattica – mira anche a dare voce ai protagonisti del sistema educativo, per conoscere le esigenze formative, avere informazioni aggiornate sul mondo della scuola e capire l’impatto della Didattica a Distanza, al fine di attivare un processo di sensibilizzazione dal basso, partecipato. 

È così che è emersa la voglia da parte di docenti e studenti di innovare i metodi di insegnamento partecipando a formazioni, lezioni all’aperto, incontri con il territorio nonché il desiderio di introdurre nuove materie. Un modo, insomma, di ripensare la scuola che nasce dalle esigenze di chi ogni giorno vive dietro i banchi.
I risultati ottenuti forniscono un quadro che permetterà alla Coalizione di lavorare su strumenti, metodologie e attività da proporre ai docenti e alle docenti utili per sviluppare le competenze di cittadinanza degli studenti attraverso i programmi scolastici, incluse le ore di Educazione Civica che dal prossimo anno scolastico entreranno a far parte della didattica.