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WEWORLD ONLUS A VENTIMIGLIA A SUPPORTO DEI MIGRANTI E DEI MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI, BILANCIO DI UN ANNO.

 

Ogni giorno sentiamo parlare di migranti. Nei notiziari, nei talk show, sui giornali, sui social networks e nei discorsi pubblici. In realtà, si sente parlare più spesso di “sbarchi, arrivi via mare, salvataggi e morti, invasioni”, di “accordi, confini e codici di condotta”, di “Europa e Libia”, piuttosto che di uomini, donne e bambini.

Non dovremmo mai dimenticare che dietro i titoli roboanti dei giornali ci sono persone: giovani uomini e donne, famiglie con bambini piccoli, ragazzini e ragazzine soli che sono scappati da guerre, carestie e siccità, persecuzioni e torture, instabilità politica e militare, situazioni economiche difficili.

È complicato individuare un solo motivo per cui i migranti partono. Le cause sono molte, spesso intrecciate le une con le altre (si veda il WeWorld Brief Report “Diritti Confinati” ).

La distinzione tra migranti economici e rifugiati non sempre ha significato, diventa una forzatura che tuttavia permette agli Stati europei di giustificare chi ha diritto all’accoglienza e chi no.

A ben vedere, anche coloro che avrebbero diritto all’accoglienza di fatto si sono visiti negare questo diritto. Infatti, a quasi due anni dagli impegni assunti dall’Europa con il programma di relocation, su 39.600 ricollocamenti programmati dall’Italia verso altri paesi, solo 8.178 persone sono state effettivamente trasferite (dati agosto 2017, fonte Ministero Interno). 1 persona su 5.

Alcuni Stati europei non hanno rispettato gli impegni presi (Ungheria e Polonia, ma neppure Austria), altri stanno procedendo a rilento (Svizzera, Portogallo, Irlanda per citarne alcuni). E nonostante il relativo aumento delle persone ricollocate negli ultimi mesi (circa 1.600 tra giugno e luglio, come riporta la Commissione Europea), il ritmo attuale non è sufficiente ad alleviare la pressione migratoria sull’Italia.

I migranti sbarcati sulle nostre coste da gennaio ad agosto 2017 sono circa 100.000 e i minori non accompagnati sono circa 13.000 (dati Ministero Interno e UNHCR). Benché i numeri non siano più quelli del 2015 (153.000 persone arrivate via mare) e del 2016 (181.000), la mancata collaborazione tra Stati europei e, in aggiunta, la resistenza mostrata con i rafforzamenti dei controlli alle frontiere hanno reso ancor più problematica la gestione del fenomeno.

Prima del 2015 i migranti riuscivano in modo più o meno legale a raggiungere altri paesi europei come Inghilterra, Germania, Francia (dove peraltro la maggior parte desidera andare, piuttosto che restare in Italia). Con la chiusura delle frontiere da parte di Francia e Austria, i migranti si sono trovati intrappolati nel nostro paese, senza possibilità di muoversi né legalmente (a causa della lentezza delle procedure di relocation o di riconoscimento dello status di rifugiato) né in altri modi.

È così emersa una ulteriore questione da gestire: oltre ai continui arrivi di migranti sulle nostre coste e alla gestione degli stessi nelle città portuali meridionali, l’Italia si trova a dover affrontare il crescente numero di persone che arrivano alle frontiere settentrionali e lì rimangono bloccate. Ventimiglia, Como e il Brennero sono luoghi di transito dove i migranti arrivano con l’intento di varcare le frontiere.

Dal 2015 la città di Ventimiglia al confine francese ha quindi dovuto affrontare i continui arrivi di migranti che, dopo alcuni giorni o settimane di stazionamento in città, tentano di varcare il confine.

Ed è proprio nella cittadina ligure che WeWorld Onlus ha attivato da giugno 2016 un progetto volto a migliorare le condizioni di vita dei migranti in transito, dando loro supporto umano, offrendo un’assistenza di base, informandoli rispetto a rischi e opportunità della loro condizione giuridica, rendendoli consapevoli dei propri diritti.

Un’attenzione particolare è stata rivolta ai Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA), che secondo le nostre rilevazioni sono circa il 16% di tutti i migranti presenti a Ventimiglia (ma che raggiunge il 30% se si considerano solo coloro che stazionano lungo le rive del fiume Roja). Sono ragazzi e ragazze con un’età media di 16 anni, che hanno intrapreso il viaggio da soli lasciando i famigliari nel paese d’origine con l’obiettivo di raggiungere altri paesi europei. Sono particolarmente vulnerabili, sia perché non accompagnati, privi di assistenza e rappresentanza da parte dei propri genitori, sia perché in transito, quindi non inseriti nel sistema di tutela e protezione previsto. Eppure, al pari degli adulti, questi giovani cercano di varcare la frontiera, salvo poi essere respinti dalle autorità francesi, a dispetto di qualsiasi trattato internazionale a tutela dei minori, primo fra tutti la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

A peggiorare la situazione dei MSNA vi è stata la chiusura a metà agosto 2017 della Chiesa delle Giacchette (all’interno della quale WeWorld Onlus operava in collaborazione con la Caritas). L’unico luogo protetto dove i minori sotto i 15 anni e le famiglie venivano accolte. Ora possono accedere al campo per adulti della Croce Rossa, sito ad alcuni chilometri dal centro abitato; ma questa è una soluzione rischiosa, perché può preludere a durature situazioni di promiscuità, in cui i minori e le loro madri non sono sufficientemente protetti.

Ad oggi quindi, le donne e le famiglie, sono costrette a vivere in situazioni di rischio all’interno del campo della Croce Rossa o all’aperto, sulle sponde del fiume Roja o in altri luoghi informali. Il rischio di cadere nei circuiti della tratta e dello sfruttamento è pertanto elevatissimo.

Il progetto di WeWorld Onlus vuole evitare che questo accada. Presidiamo da più di un anno il territorio di Ventimiglia, supportando i minori non accompagnati e gli adulti, dando loro informazioni logistiche e legali, aiutandoli nelle procedure burocratiche. Operiamo all’interno del campo della Croce Rossa, lungo le rive del fiume, alla stazione e in altri luoghi informali, dove abbiamo incontrato e aiutato centinaia di migranti (e famiglie), e minori non accompagnati. Facciamo inoltre pressione politica, assieme ad altre ONG, a livello locale e internazionale, per sensibilizzare rispetto alle condizioni dei minori. 

Da luglio 2017 queste attività sul territorio sono supportate da una web radio (www.yallayallaradio.net) attraverso cui diffondiamo informazioni pratiche e diamo voce ai migranti stessi. Crediamo infatti che la radio possa essere un mezzo terapeutico per i migranti, attraverso cui esorcizzare traumi e paure. Ma anche un modo per favorire lo scambio culturale in un contesto dove l’intolleranza potrebbe trovare terreno fertile in cui crescere.