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18 gennaio 2018

FENOMENO DELLE BABY GANG: LA RISPOSTA È LA LEGALITÀ.

Gaetano, 15 anni di Chiaiano; Luigi, 14 anni di Caserta; Arturo, 17 anni di Napoli… Questi sono solo alcuni nomi delle ultime vittime della violenza da parte di bande di minorenni che in queste ultime settimane hanno interessato Napoli e il suo hinterland.

La stampa nazionale racconta quasi ogni giorno di giovani che vengono aggrediti, in maniera brutale e violenta da coetanei, spesso appartenenti a baby gang. Ciò che lascia più esterrefatti è che gli atti di vandalismo e bullismo (già gravi di per sé), hanno lasciato il posto all’ostentazione del potere, alla violenza gratuita fatta per sfregio più che per ragioni economiche.

Purtroppo, gli atti violenti da parte di alcuni giovani non rappresentano una novità per molte città italiane. La novità riguarda le vittime: si tratta di ragazzi dei medesimi quartieri cui appartengono le bande. Ragazzi che stanno diventando sempre più consapevoli che nascere in quartieri disagiati non è una condanna. C’è per loro la possibilità di fare scelte diverse, di crescere e scegliere di vivere nella legalità.

Rispetto al recente passato, vi è poi un ulteriore elemento di novità: tutti gli autori delle aggressioni sono stati identificati e l’omertà si sta restringendo al contesto familiare e criminale. Questo perché è in atto un cambiamento sociale: le scuole sono sempre meno luoghi perduti della cultura e sempre più approdi per costruire nuovi percorsi di vita; gli spazi sociali ed educativi extrascolastici sempre meno parcheggi di disperati senza futuro e sempre più anelli connettivi della comunità.

E il cambiamento sociale è visibile tutti i giorni nei nostri centri Frequenza200 e nei nostri Spazi Donna.

Nello Spazio Donna di Scampia, ad esempio, è facile incontrare donne che prendono coscienza della possibilità di lasciare un marito violento e bambini e ragazzi che, cresciuti in contesti familiari e sociali caratterizzati dalla violenza, riscoprono una socialità tra pari basata sull’accoglienza, anziché sulla prevaricazione. Ciò è possibile perché lo Spazio Donna è ospitato in un Istituto comprensivo  e attorno allo Spazio pulsa una comunità educante ed inclusiva.

Questo è il nuovo, ma rischia di essere presto dimenticato, se l’attenzione che la cronaca ha creato si limita all’azione repressiva e non si trasforma in programma di diffusione di modelli forti di comunità educante da una periferia all’altra.