Esistono confini invisibili che non delimitano solo territori, ma anche la nostra attenzione. Mentre i media si concentrano su pochi scenari bellici, decine di altre crisi continuano a consumarsi nel cono d’ombra dell’indifferenza.

Perché l’attenzione mediatica conta

Parlare di guerre dimenticate non è solo un atto di cronaca, ma una necessità umanitaria: l’attenzione mediatica è il primo scudo per le popolazioni civili. Quando i riflettori si spengono, il silenzio diventa un complice silenzioso che permette alle violazioni dei diritti umani di perpetuarsi e alle emergenze umanitarie prolungate di diventare la tragica normalità per milioni di persone.

Quali sono i conflitti dimenticati?

Ci sono luoghi dove la guerra non è un evento recente, ma un rumore di fondo che accompagna intere generazioni. In Africa e in Asia, crisi croniche continuano a mietere vittime lontano dai nostri titoli di giornale.

  • Mali e Sahel: una crisi che si protrae da anni e che ha forti ripercussioni sulla popolazione
  • Repubblica Democratica del Congo (RDC): Una crisi che dura da decenni, alimentata dallo sfruttamento minerario, dove i civili subiscono violenze indicibili e spostamenti di massa costanti.
  • Siria e Afghanistan: Nonostante non siano più nelle "breaking news" quotidiane, queste nazioni vivono una paralisi dei diritti fondamentali. In Afghanistan, in particolare, le donne e le bambine stanno affrontando una sistematica cancellazione della loro libertà e del diritto all’istruzione.

Gaza rischia di diventare un conflitto dimenticato?

Il rischio è reale. Dopo mesi di mobilitazione globale e manifestazioni, l’attenzione dell’opinione pubblica sta lentamente calando, ma sul campo la catastrofe non si è fermata.

Che cosa è successo a Gaza dopo che i riflettori si sono affievoliti? La carestia è diventata un’arma impropria, l’accesso all'acqua potabile è quasi inesistente e il flusso degli aiuti umanitari rimane drammaticamente insufficiente a coprire il fabbisogno di una popolazione stremata. Senza una pressione internazionale costante, il rischio è che Gaza scivoli in quella lista di "crisi permanenti" dove la sofferenza viene accettata come un dato di fatto, privando i civili di ogni prospettiva di ricostruzione e dignità.

Qual è il ruolo della cooperazione e dell'aiuto umanitario?

In questi contesti, il ruolo delle ONG va ben oltre la distribuzione di cibo e coperte. Operare in contesti di guerra significa presidiare i diritti dove vengono calpestati.

Il nostro intervento a supporto dell'educazione e dell'infanzia in contesti di emergenza si concentra su tre pilastri fondamentali:

  1. Protezione: Garantire spazi sicuri per chi è vulnerabile, specialmente donne e minori.
  2. Educazione in emergenza: Perché un bambino che smette di studiare è un bambino a cui viene rubato il futuro. Costruire scuole e formare insegnanti è un atto di resistenza civile.
  3. Supporto psicosociale: Le ferite invisibili della guerra sono spesso le più difficili da rimarginare. Supportare la salute mentale è essenziale per ricomporre il tessuto sociale.

Gli interventi a lungo termine sono la chiave: non ci limitiamo a gestire l'urgenza, ma restiamo sul campo per ricostruire comunità resilienti.

Cosa possiamo fare noi?

La pace non è solo l'assenza di guerra, ma la presenza di diritti e giustizia. Sostenere una cultura della pace significa non accettare il silenzio. Ognuno di noi può fare la differenza:

  • Partecipa al cambiamento: Resta informato e unisciti alle nostre campagne di sensibilizzazione. La tua voce può aiutare a riaccendere i riflettori su chi è stato dimenticato. Partecipa ora.
  • Dona ora: Ogni contributo si trasforma in medicine, kit scolastici e protezione per chi vive sotto la minaccia dei conflitti. Sostieni i nostri progetti.