WeWorld
SE VUOI SAPERE COME RENDERE CONCRETO IL TUO AIUTO CHIAMACI DAL LUN-VEN 9.00-18.00 AL NUMERO 848.88.33.88

PRESENTATE A MILANO DUE RICERCHE SUL TEMA VIOLENZA CONTRO LE DONNE.

 

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, WeWorld Onlus ha pubblicato i risultati di due ricerche sul tema, presentate il 23 novembre 2017 al Palazzo Sormani, Milano.

La prima, dal titolo GLI ITALIANI E LA VIOLENZA ASSISTITA: QUESTA SCONOSCIUTA contiene i risultati di un sondaggio, svolto in collaborazione con Ipsos, sulla percezione della violenza contro le donne tra gli italiani e le italiane. Con un focus specifico sulla violenza intrafamigliare assistita.

Clicca qui e scarica la ricerca GLI ITALIANI E LA VIOLENZA ASSISTITA: QUESTA SCONOSCIUTA.

Dall’indagine emerge un quadro poco confortante. Infatti solo il 49% degli italiani pensa che le colpe della violenza di genere non siano in alcun modo imputabili alla donna, mentre quasi 1 italiano su 6 attribuisce proprio alla donna alcune responsabilità della violenza stessa.

Gli italiani considerano più gravi le violenze fisiche e sessuali, relegando gli abusi verbali e le vessazioni economiche inflitte volontariamente a espressioni secondarie della violenza. Il 19% ad esempio ritiene accettabile fare battute a sfondo sessuale, il 17% ritiene accettabile fare avances fisiche esplicite.

Un aspetto nuovo della ricerca è il suo focus sulla violenza intrafamigliare assistita: la violenza che subiscono i bambini e le bambine che assistono ad episodi di violenza sulla propria madre. Nonostante l’ultima indagine Istat (2015) ci dica che il numero delle violenze domestiche in cui i figli risultano esposti è pari al 65,2% e nel 25% dei casi i bambini sono stati a loro volta vittime della violenza, gli italiani ne sanno ben poco.

La violenza intrafamigliare assistita risulta infatti sconosciuta al 49% degli intervistati Ipsos, soprattutto nella fascia d’età 30-41 anni. Gli italiani non sono consapevoli neppure della gravità del fenomeno: non tutti gli intervistati sono convinti che i minori esposti a episodi di violenza siano vittime essi stessi dell’atto e delle sue ricadute. Ancor più grave, gli italiani sembrano poco consapevoli delle conseguenze di lungo periodo: solo 1 su 3 sa che una bambina vittima di violenza assistista ha più probabilità di essere vittima di violenza da adulta.

Per prevenire la violenza contro le donne e i loro figli/e WeWorld Onlus ha sperimentato con successo il Programma Spazio Donna.

I risultati del Programma sono contenuti nella seconda pubblicazione presentata il 23 novembre, dal titolo SPAZIO DONNA. Modello di empowerment, child care e prevenzione della violenza in contesti urbani a rischio.

Clicca qui e scarica la ricerca SPAZIO DONNA. Modello di empowerment, child care e prevenzione della violenza in contesti urbani a rischio.

Il Programma è stato implementato in 5 quartieri a rischio di 3 città italiane (San Basilio a Roma, Borgo Vecchio e San Filippo Neri a Palermo, Scampia e San Lorenzo a Napoli), con l’obiettivo di aiutare le donne a intraprendere un percorso di autonomia ed empowerment, nella considerazione che questa forma di aiuto abbia anche ricadute positive nella prevenzione della violenza sulle donne, sui loro figli/e, e sulla trasmissione intergenerazionale della violenza.

Il Programma ha coinvolto 831 donne in attività orientate a favorire lo sviluppo e la crescita di quattro capacità fondamentali per l’empowerment delle beneficiarie: 1) prendersi cura di sé 2) prendersi cura degli altri 3) lavorare 4) accedere alle risorse e ai servizi pubblici.

Il Programma ha riscontrato un elevato grado di partecipazione e coinvolgimento delle donne, che hanno espresso opinioni positive sull’esperienza: lo Spazio Donna è “allegro”, un posto dove “anche io posso mostrare cosa valgo”, una “zattera nel naufragio”.

Lo Spazio Donna ha consentito di coinvolgere anche i figli e le figlie delle beneficiarie: 273 bambini e bambine. Attraverso il servizio di Child Care le donne hanno potuto frequentare le attività a loro dedicate affidando i figli alle operatrici del centro. A loro volta le operatrici hanno potuto far emergere i problemi specifici di alcuni bambini, riguardanti ad esempio la gestione dell’aggressività, il rispetto delle regole, la mancata acquisizione delle prime autonomie di base, il rispetto dell’altro, le difficoltà di attenzione.

Infine l’azione dello Spazio Donna ha consentito l’emersione di episodi di violenza sommersa: nel solo Spazio di Roma ca. il 50% delle donne che hanno preso parte alle attività del Centro sono state prese in carico presso il Centro antiviolenza.