Voci di donne dalle periferie

8 Le periferie italiane Voci di donne dalle periferie 1.1 Dal sogno urbanista della modernità alla “crisi delle periferie” Il concetto di periferia, in sé neutro (περιφέρεια in greco è “una linea curva che racchiude uno spazio”), ha assunto negli ultimi decenni un’ac- cezione negativa, diventando sinonimo di de- grado, emarginazione, povertà e devianza. Ma non è sempre stato così. Il Novecento – soprattutto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale - è stato il secolo delle metropoli e del- le periferie, delle città moderne dove il sistema fordista di sviluppo industriale attraeva masse di lavoratori. Con i flussi ininterrotti di immigra- zione verso le città, l’architettura e l’urbanistica moderna si dedicarono alla costruzione di quar- tieri residenziali low-cost per i lavoratori delle fabbriche, con progetti volti all’ideazione di città razionali e funzionali secondo il modello econo- mico fordista. Le Vele di Scampia a Napoli o lo Zen 2 di Palermo furono ideati in quegli anni e con quelle finalità, ispirati dal sogno urbanista di alcuni promettenti architetti. Purtroppo questi progetti si rivelarono ben pre- sto fallimentari, avulsi dal contesto sociale e dai bisogni dei loro abitanti, privi di servizi e senza collegamenti con il resto della città 1 . Cattive o assenti politiche amministrative contribuirono al fallimento di questi quartieri. Iniziò così un progressivo degrado delle periferie italiane, tanto da parlare di “fine delle periferie”, di “crisi della periferia” intesa in un’accezione progressista come habitat ideale della moder- nità, capace di integrare nel tessuto urbano le classi operaie e quelle più povere (Ciorra, 2010). Viceversa, nelle città contemporanee la perife- ria diviene sinonimo di emarginazione econo- mica e sociale, degrado urbano, criminalità e illegalità. Oggi il termine periferia non connota più un’area distante fisicamente e contrapposta al centro, ma qualsiasi zona – anche nel cuore stesso della città - caratterizzata da disagio e marginalità. La trasformazione del concetto di periferia va di pari passo con i cambiamenti avvenuti nelle cit- tà postmoderne: rapidità di spostamenti, nuove tecnologie, dismissione di aree industriali e di servizi (come quelli ferroviari) rendono le città più fluide, discontinue e frammentarie. Tuttavia, in assenza di una governance e di una pianifica- zione adeguata, le trasformazioni che investono le città contemporanee avvengono in modo di- sordinato. Le periferie si moltiplicano e vanno a ricomprendere anche zone centrali o semi- centrali, quartieri residenziali in progressivo de- grado, centri storici dismessi, vecchi quartieri di edilizia pubblica dimenticati. Le città, pur rima- nendo attrattive dal punto di vista economico e dell’offerta di servizi, diventano luoghi in cui si acuiscono le diseguaglianze sociali, economiche e territoriali. Peraltro, alcuni fattori hanno ulteriormente ali- mentato tali diseguaglianze. Tra questi, i flussi migratori e la crisi economica. Le città, offrendo opportunità di emancipazione e mobilità so- ciale, attraggono gli immigrati che si insediano dove le abitazioni costano meno o sono pre- senti gli alloggi di edilizia pubblica e questi luo- ghi divengono, ovunque si trovino, “periferici”. Oltre agli immigrati regolari, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza e sul degrado delle città e delle periferie (2017) 2 ha evidenziato la presenza nelle periferie anche di stranieri irregolari, persone invisibili che occu- pano gli spazi abusivamente (sommandosi all’a- busivismo già presente, spesso in mano a gruppi più o meno legati alla criminalità organizzata), e dei cosiddetti campi “nomadi”. La presenza di queste popolazioni genera disagi e conflitti più o meno latenti, e rafforza l’idea stigmatizzante di uno “spazio altro”. A sua volta la crisi economica ha comportato un aumento della povertà, della disoccupazione e del disagio sociale, colpendo in particolare le fasce già deboli della popolazione. Tra queste i giovani, che in contesti periferici dove l’illegalità è diffusa, vengono più facilmente reclutati come manovalanza per la criminalità, organizzata e non. A questo si aggiunge la crisi finanziaria dei Comuni, che ha comportato una riduzione dei servizi e degli investimenti. Il processo di erosione ambientale e sociale del- le periferie, iniziato anni addietro, è stato dun- que ulteriormente alimentato negli ultimi anni dalla crisi economica e dall’aumento di persone e famiglie in condizioni di povertà, nonché dalla presenza in queste aree di popolazioni di origine straniera, che aumentano la percezione di insi- curezza e minaccia da parte delle fasce deboli della popolazione italiana, il disagio e il conflitto (Ipsos, 2018). Il tema delle periferie, carico di queste nuove tensioni, è così tornato al centro dell’attenzione dei politici, degli amministratori e dei media. E sebbene il termine periferia non sia più adegua-

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