Il cooperante italiano Giovanni Lo Porto è stato ucciso per errore nel gennaio del 2015 durante un’operazione statunitense anti-terrorismo. Margherita Romanelli della ong GVC “un amico che ha rischiato tutto per la dignità dell’uomo”.

 

E’ di poche ore la notizia dell’uccisione di Giovanni Lo Porto. Il governo degli Stati Uniti lo ha reso pubblico attraverso un comunicato uscito poche ore fa, annunciando di avere ucciso per sbaglio Giovanni Lo Porto in un attacco con un drone lo scorso gennaio al confine tra il Pakistan e l’Afghanistan. Insieme a Giovanni è morto anche il medico statunitense Warren Weinstein.

Giovanni, cooperante originario della Sicilia che ha collaborato con GVC ad Haiti nel 2011, era stato rapito il 19 gennaio del 2012 a Multan, nella provincia centro-occidentale del Punjab in Pakistan.

Al momento del rapimento, Lo Porto lavorava per l’Ong tedesca Welthehungerhilfe ed era arrivato in Pakistan “perché c’era stato un terremoto, poi un’alluvione e migliaia di famiglie disperse e disperate”, racconta Margherita Romanelli, coordinatrice Asia di GVC, che descrive l’amico come “un italiano tra milioni di pakistani, un giovane preparato, competente, consapevole, che insieme ad altri poteva fare qualcosa per aiutare tutte quelle persone in difficoltà, un uomo - come gli altri cooperanti in giro per il mondo - che ha rischiato tutto per la dignità di altri uomini e donne”.

“Abbiamo seguito a lungo la vicenda di Giovanni, come amici e come colleghi, in maniera attiva attraverso petizioni e lettere alle Istituzioni per oltre due anni – continua Margherita - e abbiamo sempre creduto che sarebbe tornato a casa. Ora siamo senza voce,  ma al momento giusto chiederemo di far luce sulle dinamiche della sua morte. A nome di tutto il GVC ci stringiamo attorno al dolore della madre e dei familiari di Giovanni, e continueremo a ricordarlo per il suo sorriso, la sua umanità e il suo impegno per un mondo più giusto”.