Nella Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, GVC – ong operante in 21 paesi del mondo nella cooperazione allo sviluppo- ricorda: “Dal 2014 ad oggi, 15mila morti nel Mar Mediterraneo. La Libia è solo la punta dell’iceberg del problema ma la  risposta rimane nella cooperazione allo sviluppo”. 

 

3 OTTOBRE 2013.     Vicino l’Isola dei Conigli, un’imbarcazione prende fuoco e si rovescia. Cinquecento rifugiati finiscono in mare. “Tre pescherecci ci hanno visti ma non ci hanno dato soccorso. Allora abbiamo deciso di chiedere aiuto, incendiando una coperta. Ma il ponte era sporco di benzina e tutti si sono gettati in mare urlando” ha raccontato un superstite. Tra le 360 salme avvolte e chiuse nei teli di plastica sul molo di Lampedusa, la fine delle esistenze di chi aveva tentato la sorte, partendo da Misurata con una speranza. Le immagini delle vittime hanno scosso l’opinione pubblica in tutto il mondo. Poi, l’indifferenza.

 



 

LA GIORNATA NAZIONALE IN MEMORIA DELLE VITTIME DELL’IMMIGRAZIONE     Quattro anni dopo, il 3 ottobre 2017, l’Italia ricorda all’Europa intera i numeri degli uomini traditi dal Mar Mediterraneo e sepolti nelle sue acque. In quattro anni, sono stati 15mila: dieci al giorno, secondo dati rielaborati dall’Ismu.  Solo nel 2017, in nove mesi, da gennaio a settembre, i morti sono stati 2.600. La rotta più pericolosa rimane quella tra la Libia e l’Italia.

 




 

GVC SULLA LIBIA     “E’ certo che nei centri di detenzione in Libia avvengano delle violazioni dei diritti umani che espongono i migranti a soprusi disumani e violenze inaccettabili - ha dichiarato Dina Taddia, presidente di GVC-  La chiusura dei centri deve rimanere condizione imprescindibile e per farlo è necessario che accordi internazionali sotto l’ombrello delle Nazioni Unite possano metterci in condizione di poter operare in sicurezza al fine di facilitare il processo di chiusura dei centri di detenzione”. 

Bologna, 03 10 2017