I numero di questo fenomeno

Le risposte del test:

  1. Sono 12 milioni le minorenni che ogni anno, nel mondo, sono costrette a sposarsi.
  2. Nel Mondo 650 milioni di bambine e ragazze ancora in vita oggi sono state vittime di matrimoni precoci.
  3. Nel Mondo, sono circa 50mila le ragazze tra i 15 e i 19 anni che ogni anno perdono la vita a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto.
  4. Da 50 anni ci impegniamo a restituire l’infanzia a migliaia di bambine.

La tutela dei diritti umani guida ogni nostro intervento e le iniziative specifiche messe in campo hanno raggiunto 3,14 milioni di persone nel 2019. La protezione dei diritti dell’infanzia si è svolta in continuità con i programmi di educazione in molti paesi: Cambogia, India, Nepal, Benin e Tanzania. Favorendo il dialogo tra istituzioni, commissioni scolastiche e famiglie, in Tanzania abbiamo elaborato un “Codice di condotta per le scuole per la protezione dei bambini”, mentre in altri paesi abbiamo creato un sistema di segnalazione dei casi di violenza contro i bambini e le bambine.

In Libano abbiamo usato la metodologia di protezione comunitaria CPA – Community Protection Approach per l’analisi di vulnerabilità e la risposta comunitaria, promuovendo i diritti dei rifugiati siriani. Metodologia utilizzata anche contro le violenze e i trasferimenti forzati in Palestina, dove abbiamo assistito legalmente le vittime.

476 iniziative hanno promosso la parità di genere, rendendo le donne e le comunità più consapevoli dei propri diritti, favorendo così una maggiore partecipazione e coinvolgimento.

Interveniamo con programmi di prevenzione e protezione da matrimoni precoci, gravidanze e mutilazioni genitali in Kenya e Tanzania.

Gli interventi in Kenya sono dedicati soprattutto a bambine/i e donne in aree rurali, nelle scuole ma allargati anche alla comunità. I campi di azione sono quelli dell’educazione, della nutrizione, della child protection, dell’empowerment femminile, dell’igiene e salute, anche riproduttiva e dell’advocacy.

Un nostro progetto triennale che interviene sulla prevenzione sia della violenza contro donne che di quella sui bambini/e è quello realizzato nella provincia della Rift Valley, contea di Narok.

L’iniziativa è finalizzata ad aumentare l’accesso dei bambini/e, soprattutto bambine, a un’educazione di base di qualità in un ambiente scolastico e comunitario più sano e protetto. Oltre a implementare la qualità dell’educazione e le condizioni igienico-sanitarie, di salute e nutrizionali dei bambini/e, il progetto mira a due importanti obiettivi di prevenzione della violenza: rinforzare i servizi e la consapevolezza sulla salute riproduttiva delle donne a livello comunitario e promuovere la child protection nelle scuole e nelle comunità. La Contea di Narok è infatti caratterizzata da un’alta vulnerabilità delle/i bambine/i e delle donne che si manifesta sotto le forme della violenza domestica, delle mutilazioni genitali femminili, dell’abuso sessuale, dei matrimoni forzati e precoci, oltre che della povertà, del lavoro minorile, e della discriminazione nei confronti dei disabili. Le gravidanze in età adolescenziale sono stimate infatti al 40,4% rispetto alla media nazionale del 18% (la contea di Narok ha il record del paese per questo fenomeno).

Le attività relative alla salute riproduttiva delle adolescenti dedicano quindi una particolare attenzione alla prevenzione dei matrimoni precoci e delle mutilazioni genitali femminili. Le linee di azione in questo ambito prevedono la formazione di operatori sanitari di comunità sulla pianificazione familiare e la prestazione di servizi di salute riproduttiva alle donne e adolescenti (15-49 anni) che si rivolgono al centro di salute Ewaso Ngiro, oltre ad attività di divulgazione sia in generale che nello specifico durante il forum multi-stakeholder della contea. Le iniziative dedicate alla prevenzione della violenza contro le/i bambine/i e più in generale alla child protection nelle scuole e nelle comunità prevedono invece una formazione specifica agli insegnanti, alle/i bambine/i e ai loro tutori, nonché agli operatori e stakeholder dei servizi e della comunità per rinforzare la capacità di identificare e segnalare casi di abuso dei minori.

In Tanzania abbiamo creato un Centro di accoglienza a Bunju, punto di riferimento per 250 bambine tra i 10 e i 21 anni, vittime di queste violenze, abbandonate dalla famiglia ed espulse dalla scuola stessa.