WeWorld
17 ottobre 2017

#giornatamondialecontrolapovertà
PER COMBATTERE LA POVERTÀ INIZIAMO DALL’ACQUA.

 

Il 17 ottobre 1987 oltre 100.000 persone si riunirono spontaneamente a Parigi per manifestare contro la povertà. Purtroppo, dopo trent’anni, è una piaga che affligge ancora milioni di persone nel mondo: dalle ultime stime delle Nazioni Unite risulta che 767 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, con soli $1,9 al giorno.

La povertà è uno dei maggiori vincoli allo sviluppo di donne, bambine e bambini, e al tempo stesso compromette la sopravvivenza di tutte le persone. Infatti, i bambini nati da madri che vivono in condizioni di estrema povertà spesso hanno il più basso tasso di sopravvivenza. Vivere in queste condizioni significa non avere a disposizione molti beni fondamentali utili alla sopravvivenza: un tetto sulla testa, un pasto caldo quotidiano e soprattutto l’acqua.

 

monica

Nel mondo, 1 bambino (sotto i cinque anni) su 5 muore a causa di malattie legate alla mancanza di acqua e 1 persona su 10 non ha accesso all’acqua potabile (WeWorld Index). Stiamo parlando di più di 660 milioni di persone che non hanno la possibilità di usare l’acqua per bere, per lavarsi e per preparare il cibo. Spesso nelle case non è nemmeno presente l’acqua corrente, compromettendo seriamente le condizioni igienico-sanitarie.

Una delle cose che mi ha colpito fin dalle prime missioni in Africa è stata la questione della mancanza di accesso all’acqua”, racconta Monica, la nostra responsabile progetti Africa  “Fin da allora avevo dato l’acqua per scontata: apro il rubinetto e scende. Semplice. In buona parte dell’Africa non è così. In molte case spesso il rubinetto non c’è proprio, quando c’è, non scende l’acqua e se scende il colore… è scoraggiante. Guai a berla!”.

 

 

In Africa, dove circa 21 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile, le donne e le bambine impiegano mediamente ogni giorno 6 ore del loro tempo per raccogliere l’acqua. Tempo che viene sottratto al gioco, al lavoro, allo studio o anche al riposo (UN Water, 2013).
In Tanzania, uno dei Paesi africani in cui operiamo, i livelli di miseria sono elevatissimi: l’indice di povertà multidimensionale (MPI) evidenzia che il 64% della popolazione in Tanzania continentale vive in povertà e il 31,3% in estrema povertà. Qui, solo poco più del 55% della popolazione ha accesso all’acqua potabile.

In questo Paese, molte migliaia di bambini frequentano scuole dove l’acqua potabile non c’è. Ma a scuola questo bene essenziale serve: per bere, per lavarsi le mani, per cucinare i pasti ed evitare la trasmissione di malattie e infezioni. Per garantire l’accesso all’acqua potabile a tutti i bambini, in Tanzania costruiamo pozzi nelle vicinanze delle scuole. Il nostro obiettivo è rendere i luoghi di apprendimento sicuri, accoglienti e puliti. Ciò permette ai bambini di studiare in un ambiente sano e sicuro, consente loro di pensare e costruire il futuro e sconfiggere, un passo per volta, la povertà.