WeWorld
16 gennaio 2018

CYBERBULLISMO. LE PAROLE POSSONO ESSERE MORTALI

 

Nel 1995 la percentuale di persone che avevano l’accesso a Internet era solo l’1%, oggi quasi la metà della popolazione del pianeta è connessa. Tutti abbiamo in casa uno strumento che ci permette di collegarci al web e accedere alle migliaia di informazioni della rete. Purtroppo però manca spesso una corretta educazione digitale e vi è un uso distorto della rete, tra le cui espressioni più gravi vi è sicuramente il cyberbullismo.

È di questi giorni la notizia che ci ha lasciato tutti senza parole: il suicidio della giovanissima Amy “Dolly” Everett. A soli 14 anni, Amy non ha più retto la cattiveria dei cyber-bulli, i cosiddetti hater, che da tempo la bullizzavano, insultavano e ridicolizzavano a causa di una pubblicità fatta quando era molto giovane. Ha deciso di togliersi la vita, lasciando solo un messaggio “Parlate anche se la vostra voce trema”. Il caso di Amy ci riporta alla mente il triste epilogo della vita di Carolina Picchio, che morì suicida, a 14 anni, nel gennaio del 2013, dopo che venne diffuso in Rete un video a sfondo sessuale che aveva lei come protagonista. Anche Carolina aveva lasciato un breve ma straziante messaggio: “Le parole fanno più male delle botte”.

Amy e Carolina sono solo l’esempio di tutti i giovani vittime di attacchi verbali sul web: il 6% degli adolescenti italiani è vittima di cyberbullismo. Di questo enorme numero l’11% ha tentato il suicidio mentre la metà degli adolescenti vittime ha portato a termine atti autolesionistici. Per aiutare tutte le vittime di questo terribile fenomeno ed arginare la piaga degli hater sui social, lo scorso maggio è stata varata la legge contro il cyberbullismo, per aiutare chi soffre di reati come questo che non lasciano segni fisici evidenti come le violenze reali, ma scatenano problemi interiori, spesso anche più gravi delle ferite visibili.

Purtroppo però, serve ancora una forte azione educativa e preventiva, soprattutto tra i giovani perché, come mostrato dal WeWorld Index (2016) la situazione della cultura digitale in Italia è poco confortante: tra i giovani che hanno dai 12 ai 17 anni, solo 1  ragazzo su 2 è in grado di riconoscere i rischi a cui va incontro quando usa Internet e sa codificare i “Termini e Condizioni d’uso” che i social chiedono al momento dell’iscrizione e solo 1 ragazzo su 5 ne legge il contenuto.

Nel nostro progetto Frequenza 200 contro la dispersione scolastica abbiamo ideato molti percorsi formativi rivolti ai ragazzi, ma anche ai genitori e agli insegnanti, sull’uso di Internet e dei suoi applicativi. Inoltre, abbiamo pubblicato un manifesto, fatto di 5 chiare e semplici regole per aiutare i ragazzi a comprendere il fenomeno e a non alimentarlo.

CYBERBULLISMO – 5 REGOLE PER NON ALIMENTARLO

  1. Se vedi un video o foto in cui è presente un caso di cyberbullismo, non condividerli, anche se per commentarli negativamente, alimenteresti il fenomeno
  2. Segnala il video e le foto al social network e richiedine la rimozione
  3. Se conosci la vittima, mandale un messaggio di sostegno
  4. Invita i tuoi amici a non diffondere il contenuto e a segnalarlo, proprio come hai fatto tu
  5. Anche solo fare uno screenshot a un video o ad una foto per commentare è un modo per condividere. Evita.

     

Perché se non vogliamo più che ci siano altre Amy, Carolina, o altri ragazzi che soffrono a causa delle parole, dobbiamo educare i giovani e renderli promotori del cambiamento, affinché le parole non siano più usate come armi.