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13 maggio 2020

Coronavirus e donne invisibili

11 FEMMINICIDI DURANTE L’EMERGENZA: UN NUMERO INACCETTABILE

 

Sono 11 le donne invisibili uccise in questa quarantena. Questo il bollettino raccontato dall’inchiesta di La Repubblica. Un numero inaccettabile dietro cui ci sono le storie di donne lasciate sole, dimenticate da tutti, anche dai vari Dpcm. Lasciate sole nonostante organizzazioni come la nostra abbiano fin da subito lanciato un grido d’allarme attivandosi direttamente per rimanere al loro fianco. Perché sapevamo che far sentire loro la nostra vicinanza, anche solo a distanza attraverso le voci amiche di operatrici e psicologhe del nostro numero verde, poteva farle sentire meno sole e dar loro fiducia. Purtroppo non è stato così per Gina, Lorenza, Rossella, Larisa, Barbara, Bruna, Susanna, Maria Angela, Alessandra, Marisa e Zsuzsanna.

Un femminicidio a settimana durante il lockdown è un dato insopportabile. Per tutti.

Le richieste di aiuto sono aumentate. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato in parte d’Europa un incremento del 60% delle chiamate di emergenza da parte di donne aggredite dal partner in aprile rispetto all’anno precedente. Anche in Italia, dopo un brusco calo all’inizio della pandemia, le richieste di aiuto al numero nazionale 1522 sono andate via via crescendo.

È pensando alle 11 donne, uccise da mariti e compagni violenti, che oggi più che mai chiediamo strumenti concreti. I posti nelle Case Rifugio gestite dalle associazioni di donne contro la violenza alle donne non ci sono. I posti per fuggire e intraprendere un percorso sono insufficienti in tutta Italia: un decimo di quanto sarebbe necessario secondo i calcoli del Consiglio d’Europa che ne prevede uno ogni 10.000 abitanti (sono 680 sui 6.067 che sarebbero ritenuti adeguati). E tutto questo non è a causa dell’emergenza COovid-19: gli strumenti per contrastare la violenza e sostenere le donne sono insufficienti da tempo.

La fine della emergenza Covid-19 dovrà portare con sé un ampio piano di sostegno alle donne, alle famiglie per favorire la loro autonomia economica e sociale: prevenire la violenza è possibile se si investe nei servizi e nel presidio sociale del territorio. Non basta ricordarsene durante una pandemia.

Noi lavoriamo da anni per far sì che non sia tutto sulle spalle delle donne. Con la ripartenza i più fragili rischiano di restare sempre più indietro, creando una distanza incolmabile.

Anche per questo abbiamo lanciato la campagna #TogetherWeBalance per chiedere di rimettere al centro della ripartenza i diritti di bambini, bambine, donne e famiglie. Perché non siano più le donne, da sole, a farsi carico di tutto.