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25 gennaio 2018

UN ATTACCO NON DEVE FERMARE IL NOSTRO OPERATO.

 

Ieri mattina siamo stati raggiunti da una terribile notizia: un commando armato ha fatto irruzione all’interno della sede di Save the Children a Jalalabad, capitale della provincia orientale afghana di Nagarhar. Da quanto riportato dalle agenzie stampa internazionali, un kamikaze si è fato esplodere con un’autobomba all’entrata della struttura della Ong per permettere l’irruzione di uomini armati dentro la sede.

L’assalto è avvenuto a quattro giorni da un altro, che ha colpito un altro luogo simbolo della presenza straniera nel Paese, l’Hotel Intercontinental di Kabul. In quel caso il bilancio è stato di oltre 40 morti.

Purtroppo quello di ieri mattina è solo l’ultimo di una serie di attentati che hanno coinvolto nel corso del tempo varie Ong che operano in Paesi dilaniati dalle guerre: ricordiamo tristemente l’attentato che coinvolse cinque operatori umanitari di Medici senza Frontiere, uccisi nel 2004 in un’imboscata nell’Afghanistan nordoccidentale; o ancora la violenta azione di uomini armati delle forze speciali afghane nel centro traumatologico di Medici senza Frontiere a Kunduz del 2015. 

Operare in contesti di grande instabilità politica, dove sono in atto conflitti, comporta grandi rischi per tutti gli operatori, i cooperanti e i volontari che decidono di vivere la loro vita all’insegna del bene. L’Afghanistan è uno dei Paesi peggiori dove vivere, in cui non vengono rispettati i diritti umani, dove crescere per un bambino è davvero difficile.

Secondo il Global Peace Index, uno degli indicatori del WeWorld Index (indice sintetico che attraverso l’analisi dei dati, rappresenta un aggiornamento puntuale sulla situazione di bambine, bambini, adolescenti e donne in tutto il mondo) l’Afghanistan risulta essere uno dei Paesi meno pacifici al mondo, posizionandosi al 163° posto su 170 Paesi in totale. Il Global Peace Index calcola il livello di pace esaminando vari indicatori tra cui il grado di sicurezza, l’esistenza di conflitti e il livello di militarizzazione del Paese.

Inoltre, a causa della forte instabilità del territorio, l’Afghanistan risulta essere un Paese da cui più persone scappano (più dell’8% della popolazione), in cui purtroppo l’accesso all’educazione di bambine e bambini risulta essere difficile, il sistema sanitario è insufficiente e i rischi legati alla salute sono elevati, soprattutto per le categorie più a rischio di esclusione.

Vogliamo esprimere la nostra vicinanza e solidarietà agli amici di Save the Children in questo momento drammatico. Come WeWorld Onlus condanniamo qualsiasi forma di violenza, dalla negazione dei diritti basilari agli atti più efferati come questo attentato.
Vogliamo però anche augurare ai colleghi in Afghanistan la più pronta e miglior ripresa delle loro attività, convinti che gesti di questo tipo non possano e debbano fermare il lavoro quotidiano di chi cerca di migliorare questo mondo.