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14 giugno 2018

POVERTA’ EDUCATIVA, SEMPRE PIU’ UNA PRIORITA’, LO CONFERMA ANCHE PER IL GARANTE INFANZIA E ADOLESCENZA FILOMENA ALBANO.

 

L’Autorità Garante Infanzia e Adolescenza Filomena Albano nella propria relazione annuale al Parlamento, tenuta ieri al Senato ha indicato le 10 priorità alle quali dovrebbero guardare le istituzioni per rendere effettiva l’attuazione dei diritti dei bambi e degli adolescenti.

Al primo e secondo posto affrontare l’emergenza educativa e rendere operativa una cabina di regia tra tutti gli attori pubblici e del privato sociale che operano sul tema.

La povertà educativa è una delle 5 principali barriere educative, analizzate dal WeWorld Index 2018.

In Italia assume la forma di povertà educativa ereditaria, perché si presenta con forme che si trasmettono da una generazione all’altra, riguarda alcune categorie particolari (maschi, quanti vivono nelle regioni del Mezzogiorno e delle isole, migranti di prima e seconda generazione, figli con genitori con basso reddito)  

La povertà delle famiglie condiziona il benessere dei bambini e la loro inclusione in diversi ambiti, in primis quello educativo.

In Italia la povertà educativa, insieme a quella economica, impedisce lo sviluppo di tutte le potenzialità dei bambini e delle bambine, soprattutto per alcune categorie sociali e in alcune aree del paese.

Un destino che per molti bambini si ripete uguale a se stesso di generazione in generazione:

  • 8% dei giovani si laurea se entrambi i genitori non hanno diploma scuola superiore
  • 68% dei giovani si laurea se entrambi i genitori sono laureati 

Ma questo destino può essere cambiato. Investiamo in un’istruzione senza barriere, solo così potremo creare una società più equa. Per questo siamo presenti in 5 regioni italiane (Lombardia, Sicilia, Lazio, Piemonte e Sardegna) e lavoriamo con i bambini più fragili con l’obiettivo di riportarli sui banchi di scuola. I centri sono uniti in un progetto che mira a valorizzare la relazione tra la scuola e il territorio in cui si trova, coinvolgendo insegnanti, dirigenti scolastici, i ragazzi e le loro famiglie, e gli operatori sociali in attività educative. La dispersione scolastica, che nel nostro Paese coinvolge oltre 700.000 ragazzi, è la condizione che mette molti giovani a rischio di bullismo, violenza, microcriminalità ed esclusione sociale.

Dobbiamo ribaltare la logica: l’educazione viene prima dello sviluppo economico perché lo sviluppo umano, non è mai mera conseguenza dello sviluppo economico. Il WeWorld Index mostra dunque che investire nell’istruzione avrebbe effetti portentosi sulla riduzione della povertà.

Sappiamo come affrontare la povertà educativa: non è solo una questione di risorse, ma soprattutto di coordinamento tra gli attori.  L’appello della Autorità garante non va lasciato cadere, questo ci aspettiamo dal nuovo Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti.