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IN NEPAL I MATRIMONI PRECOCI LIMITANO L’ ACCESSO AD UNA EDUCAZIONE INCLUSIVA E DI QUALITA’ PER LE BAMBINE.

 

Il WeWorld Index, introdotto nel 2015 e giunto ormai alla sua quarta edizione, è uno strumento utile per misurare l’inclusione di bambine, bambini, adolescenti e donne nel mondo.
Il WeWorld Index è uno strumento innovativo perché, rispetto ad altri rapporti, considera il progresso di un paese analizzando le condizioni di vita dei soggetti più a rischio di esclusione, come bambine/i adolescenti e donne; tiene conto della natura multidimensionale dell’inclusione; evidenzia il forte nesso tra diritti di bambine/i e parità di genere.

Il WeWorld Index 2018  dedica per la prima volta un approfondimento a una dimensione fondamentale per l’inclusione di donne e popolazione under 18: l’educazione. L’accesso all’educazione è infatti una precondizione per poter accedere ad altre dimensioni della vita: il lavoro, la partecipazione politica, la sicurezza sociale, una vita attiva e in salute, la dimensione culturale…
In particolare, il Focus 2018 è dedicato a 5 barriere all’accesso alla educazione inclusiva e di qualità: la scarsa nutrizione, che blocca o limita la partecipazione scolastica; la migrazione, che interrompe i percorsi d’istruzione; le discriminazioni di genere, radicate in norme e consuetudini culturali; la violenza, che permea le relazioni sociali e famigliari; la povertà educativa, che in alcuni contesti svantaggiati si trasmette in modo ereditario dagli adulti ai bambini.
Nelle newsletter precedenti abbiamo parlato di due barriere: la violenza in Brasile e la scarsa nutrizione in Kenya.

In questo mese illustreremo il caso del Nepal, dove la pratica dei matrimoni precoci ostacola l’accesso a un’educazione inclusiva e di qualità per le bambine e le ragazze. Il Nepal è infatti il terzo paese in Asia per numero di matrimoni precoci, dopo il Bangladesh e l’India: il 37% delle bambine nepalesi si sposa prima dei 18 anni e il 10% prima dei 15 anni (per legge l’età minima per sposarsi è 20 anni). Tra le cause principali vi è la povertà e l’appartenenza alle caste inferiori: il matrimonio è per le famiglie più povere un modo per liberarsi di una persona da sfamare; inoltre le bambine, a differenza dei bambini, una volta cresciute andranno a vivere in un’altra famiglia e non supporteranno le famiglie d’origine. Investire nella loro istruzione e nutrizione è svantaggioso. Anche le norme sociali e culturali incidono sulla diffusione della pratica: il matrimonio è un modo per controllare la sessualità delle figlie e per evitare relazioni pre-matrimoniali, condannate dalla comunità. È quindi “normale” che le bambine si sposino appena raggiunta la pubertà.
I matrimoni precoci sono dunque una barriera all’educazione delle bambine, in termini sia di accesso sia di partecipazione.

WeWorld Onlus lavora in Nepal, e in particolare nel distretto di Kapilbastu, nella regione del Terai Occidentale, per contrastare questa pratica. Nel concreto, vengono organizzate campagne per sensibilizzare le comunità e le famiglie sul tema dell’abbandono e dell’importanza dell’educazione, attività di mappatura del territorio per individuare le bambine fuori da scuola e le famiglie più vulnerabili, child clubs per favorire la partecipazione attiva dei bambini e delle bambine e trasmettere loro informazioni su salute, igiene, diritti, etc., corsi di doposcuola, classi ponte per reinserire i/le bambini/e fuoriusciti/e.
Ma l’aspetto più interessante del lavoro di WeWorld Onlus è la metodologia usata per supportare l’accesso e la partecipazione delle bambine a scuola: la Sister for Sister Education.

Bhusal, responsabile di GAN (Global Action Nepal), organizzazione nepalese partner di WeWorld Onlus , spiega bene in cosa consiste:
Ogni big sister si occupa di 4 little sisters e le aiuta nello studio, cercando di migliorare le capacità di apprendimento. Le big sisters possono aiutare le più piccole nella lettura, possono motivarle nello studio, sono responsabili del loro andamento scolastico. Parlano anche dei problemi o delle difficolta quotidiane con gli amici o coi genitori. Molti genitori non sono infatti andati a scuola e non possono seguire i figli negli studi. A volte capita che bisogna spiegare ai genitori l’importanza della scuola e dell’educazione e le big sisters possono intervenire.
Un aspetto molto importante è che le big sisters sono ragazze che hanno terminato la scuola da poco o che vanno ancora a scuola e che soprattutto provengono dalla stessa zona e condividono quindi le stesse difficolta delle little sisters. Il continuo sostegno di una persona più grande permette di superare i problemi e le difficolta più facilmente e di conseguenza garantire una migliore riuscita scolastica.
Il caso di Sonu è esemplare. Ha 14 anni, la sua famiglia è composta di 7 persone, vivono di agricoltura e per loro è molto difficile provvedere al sostentamento di tutta la famiglia. La comunità in cui vive non dà molta importanza all’educazione delle bambine. Sonu ha sempre frequentato in modo irregolare la scuola, anche perché doveva aiutare in casa. Grazie alla sua big sister, Sonu ha iniziato ad andare a scuola regolarmente e a studiare di più. La big sister è anche andata a trovare i genitori di Sonu e a spiegare loro l’importanza dell’educazione. I genitori hanno capito e le hanno permesso di aiutare di meno in casa e andare di più a scuola. Sonu è migliorata sempre più, ha iniziato a partecipare a varie attività extrascolastiche e corsi sui diritti dei bambini, sull’igiene, i matrimoni precoci, etc. Ha acquistato sicurezza in sé stessa e determinazione, e ora non ha paura di esprimere le proprie opinioni. È diventata una delle studentesse più brillanti della sua scuola e una difensora dei diritti delle bambine e dell’educazione per le bambine. Tutto ciò ha reso felici i suoi genitori, che ora supportano Soru e la incoraggiano a continuare gli studi. Per il suo attivismo contro i matrimoni precoci e in difesa dell’educazione per le bambine, Soru è stata recentemente premiata dal Ministry of Women, Children and Social Welfare del Nepal e in occasione della Giornata Internazionale delle Bambine è stata premiata come “un’eroina sconosciuta”.