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8 giugno 2017

SCUOLA PUBBLICA: ITALIA AL 30° POSTO IN EUROPA PER INVESTIMENTO IN ISTRUZIONE.

 

L’Italia è tra i paesi europei che ha diminuito maggiormente i propri investimenti in istruzione. È quanto emerge dal nostro brief report “La scuola non chiude”, che pubblichiamo oggi in occasione dell’ultimo giorno di scuola.

Clicca qui per leggere il Brief Report.

Il report, analizzando l’impegno economico del Governo italiano in materia di istruzione, e gli effetti che esso provoca sui ragazzi, fotografa una situazione nazionale critica con gli investimenti previsti che non sono, in volume, ancora sufficienti a far prevedere un miglioramento, nonostante l’interruzione degli anni 2014-2017 dei tagli di fondi e delle risorse dedicati a istruzione, università e ricerca.

Nel 2015 la spesa pubblica in educazione del nostro paese (come percentuale del PIL) è stata solo del 4%, contro il 7,5% dell’Islanda, il 7% della Danimarca, il 6,5% della Svezia e il 6,4% del Belgio. Paesi con condizione simile alla nostra, con percentuali addirittura inferiori o uguali, sono la Romania (3,1%), l’Irlanda (3,7%), la Bulgaria (4%) e la Spagna (4,1%) [fonte: Eurostat 2017].

Anche se si considera il dato della spesa per l’educazione come percentuale della spesa pubblica totale, il quadro non migliora. L’Italia si colloca, infatti, al 30° posto della classifica – dopo di noi solo la Grecia – con una spesa per l’istruzione pari al 7,9% del totale, a fronte della media europea del 10,3%. Il nostro investimento è ancora distante dall’impegno che hanno preso Paesi come l’Islanda (17,4%) e la Svizzera (17,2%), ma anche di paesi come l’Estonia (15,1%) o la Polonia (12,6%) [fonte: Eurostat 2017].

Se si osserva il dato della distribuzione della spesa pubblica per funzione, si può notare che l’Italia spende molto di più in protezione sociale che in istruzione: il 42,6% della spesa pubblica contro il 7,9% [fonte: Istat 2015].

Partendo dai dati della spesa pubblica italiana – con un focus sull’educazione – e paragonandoli con quella degli altri Paesi europei, il nostro rapporto sottolinea la stretta connessione tra la spesa destinata all’istruzione e il fenomeno della povertà educativa. Nonostante la povertà, soprattutto quella assoluta, minacci il presente e il futuro di oltre 1 milione di bambine, bambini e adolescenti italiani e considerate le notevoli differenze regionali, la percentuale di abbandono precoce degli studi nel 2016 è scesa al 13,8%.

In Italia, la quota dei ragazzi di età compresa tra i 10 e i 16 anni che rischiano di abbandonare gli studi prima della conclusione del ciclo scolastico obbligatorio è molto alta: parliamo di oltre 600.000 studenti. A questi dobbiamo aggiungere gli oltre 2,2 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non si formano e non lavorano (Neets) che rappresentano il 24,3% della relativa popolazione, con una incidenza più elevata tra le donne rispetto agli uomini.

Con Frequenza 200 operiamo per creare una strategia che favorisca lo sviluppo sociale dei ragazzi di età compresa tra i 10 e 16 anni che abbandonano gli studi prima della conclusione del ciclo scolastico obbligatorio. Un numero spaventoso se si pensa che parliamo di oltre 600.000 studenti a rischio.

Nei nostri centri, grazie alle educatrici e agli operatori che ci lavorano, i bambini e le bambine riescono ad interagire con i compagni, acquisiscono maggiore sicurezza e consapevolezza di se stessi e riscoprono l’utilità della scuola nella loro vita, proprio come è successo a Matteo (nome di fantasia), un bambino di 9 anni di Cagliari.

Un’educatrice del Centro Frequenza 200 di Cagliari ci racconta: “È arrivato al centro lo scorso ottobre con più di tre insufficienze e con il bisogno di lavorare sulla socializzazione. Ho ben presente ancora i suoi silenzi, la testa bassa, i sorrisi un po’ forzati, la sua tendenza all’osservazione pacata. La storia di Matteo era caratterizzata da forte disagio economico e povertà sia sociale che intellettuale.

Da noi ha scoperto, per esempio, il piacere di fare merenda tutti assieme ed era bello vedere la meraviglia nei suoi occhi per il fatto che perdessimo del tempo a parlare intorno a un tavolo mentre si sgranocchiava del cibo.

Ricordo che lui non aveva mai la merenda e che quasi si vergognava di doverla accettare da noi, anche se aveva fame. Matteo non era di molte parole e raramente era gioioso. Abbiamo così iniziato un percorso dedicato per spronarlo a partecipare alle attività proposte e per coinvolgerlo insieme agli altri bimbi.

Matteo ha iniziato a lasciarsi andare, a sorridere. Per questo ci ha lasciato a bocca aperta quando, qualche mese dopo, abbiamo iniziato a sentire la sua voce mentre raccontava barzellette e ancora quando durante i laboratori era il primo a dare una mano nella preparazione dei materiali.

Con lui abbiamo deciso di usare la strategia dell’investimento di responsabilità, affidandogli per esempio l’organizzazione del torneo di biliardino e il riordino dei materiali delle attività Il lavoro svolto in questi mesi ci ha dato grandi soddisfazioni, prima tra tutte quella di vedere in lui una crescita personale e sociale. Matteo oggi è diventato un vulcano di idee e di proposte.

Il suo traguardo più bello lo raggiungerà in questa fine dell’anno scolastico perché sicuramente verrà promosso, ma soprattutto perché adesso, con un gran sorriso, sogna sul cosa vuole fare da grande!

Questo è un esempio di come operiamo nei nostri centri, proponendo dei programmi che aiutino i minori ad integrarsi e sentirsi parte importante nella società.