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14 febbraio 2014

I COSTI DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE PER PROGRAMMARE INTERVENTI VOLTI A SUPERARE LA DISCRIMINAZIONE DI GENERE.
 

IL SALUTO DELLA CONS. ERMENEGILDA SINISCALCHI 
Il Capo Dipartimento per le Pari Opportunità
 

Gentile Presidente, Care Amiche,
 impegni istituzionali rendono impossibile la mia partecipazione all’evento inaugurale di WeWorld Intervita che, a partire da oggi fino all’8 marzo presenta i risultati della prima ricerca nazionale sui costi economici e sociali della violenza contro le donne in Italia dal titolo“Quanto costa il silenzio?”
I risultati dell’indagine, sono certa, contribuiranno a responsabilizzare ancora di più il Governo e le Istituzioni sul tema.
 Ciascuno, nel proprio ambito di competenza, infatti, può e deve fare molto per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza di genere.
 Comunemente si pensa che la violenza di genere sia un fenomeno di dimensioni limitate, interessi fasce sociali svantaggiate, appartenga a culture straniere, sia agita da uomini con problemi psichiatrici, sia tollerabile perché l’uomo “per natura” è più aggressivo.
 Non è così: la violenza di genere è estesa, trasversale, presente in culture diverse, perpetrata da uomini che molto spesso non hanno disturbi mentali.
 Il pensiero comune è condizionato da troppi stereotipi che alterano la realtà e deresponsabilizzano l’intera collettività.
 Ben vengano dunque iniziative e ricerche come questa di WeWorld Intervita che non solo alimentano il dibattito sul fenomeno della violenza contro le donne ma accendono i riflettori sulle cause e sui costi sociali ed economici .
 La ricerca elaborata da WeWorld Intervita è, dunque, un lavoro importante e di enorme valore che ci potrà aiutare a comprendere meglio il fenomeno e ad individuare ulteriori strumenti per contrastarlo.
 La violenza contro le donne, oltre a rappresentare un problema culturale, costituisce anche un costo sociale che frena lo sviluppo economico delle società, sia in termini di mancato guadagno da parte delle vittime che in termini di costi finanziari; costi che l’intero sistema deve sostenere per arginare gli effetti negativi dei maltrattamenti contro le donne.

Leggere che il costo totale economico e sociale della violenza nel nostro Paese è di circa 16,7 miliardi di euro – pari a 3 manovre finanziarie – mi spinge, ancor di più, in qualità di Capo Dipartimento per le pari opportunità a porre in essere ogni utile azione positiva per prevenire e contrastare il fenomeno.
Ringrazio WeWorld Intervita per il lavoro svolto perché l’indagine, nell’offrirmi un’ ulteriore chiave di lettura del fenomeno – includendovi anche la dimensione economica e finanziaria – potrà essere un valido supporto per indirizzare al meglio il mio lavoro e per utilizzare in modo efficace ed efficiente le risorse finanziarie destinate all’attuazione del Piano Nazionale contro la violenza.

Conoscere i costi della violenza contro le donne consente di programmare interventi finalizzati a superare la discriminazione di genere.
 E’ nel persistere delle disparità di genere, negli stereotipi culturali non sufficientemente contrastati che la violenza contro le donne trova la possibilità di esistere. Una vera azione di prevenzione deve muovere da un profondo ripensamento dei ruoli e delle relazioni tra i sessi.
 Sono certa che il lavoro di sensibilizzazione e di informazione avviato oggi da WeWorld Intervita e che attraverserà l’intero Paese, diffonderà il seme della cultura del rispetto tra i generi e delle pari opportunità per tutti, nessuno escluso.

L’educazione, ancor più se attenta a superare stereotipi e ad usare un linguaggio rispettoso di identità e differenze, è il mezzo più potente per cambiare il mondo e per produrre una società più giusta e con meno violenza.

Una società in cui la parola “femminicidio” deve essere contrastata dal profondo della cultura e dei comportamenti degli uomini, per avere nuove donne e nuove uomini e una società più umana e civile.

Per smettere di pagare il costo della violenza e invece mettere a valore la partecipazione delle donne al benessere della società, liberando e valorizzando il capitale femminile.