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20 febbraio 2018

COSA VORREMMO DAL NUOVO PARLAMENTO CONTRO LA DISPERSIONE SCOLASTICA.

 

L’abbandono della scuola (la cosiddetta “dispersione scolastica”), con un tasso del 13,8% (2016), rimane uno degli scogli che più limita lo sviluppo del nostro paese, segno che non siamo in grado di garantire a tutti i cittadini e le cittadine under 18 un percorso educativo inclusivo e di qualità.

Innanzitutto, la dispersione scolastica dieci anni fa era del 20,8%. Oggi si concentra soprattutto nel Mezzogiorno e nelle Isole: Sicilia, Campania e Sardegna sono abbondantemente sopra la media nazionale per tassi di fallimento educativo. C’è, inoltre, una questione maschile: gli studenti sono più a rischio delle studentesse. Vi è poi il tema dell’inclusione degli alunni con cittadinanza non italiana, che sono più a rischio degli altri: 3,3% verso lo 0,6%. Infine, gli under 18 che vivono in condizioni economiche e sociali svantaggiate, a prescindere dal luogo di residenza, affrontano con difficoltà il percorso scolastico. In Italia, infatti, sono 1.292.000 gli under 18 in condizione di povertà assoluta. È un fenomeno che investe tutto il paese. Pertanto, considerando congiuntamente la condizione socio economica e quella culturale, si profila una sorta di ereditarietà della povertà economica, combinata con quella educativa, con l’una che alimenta l’altra e viceversa. In Italia, la situazione sembra essere aggravata dalla segregazione per scuole e classi dei ragazzi svantaggiati: siamo tra i paesi Oecd con la minore eterogeneità intra-classe e in cui chi parte svantaggiato ha minori possibilità di farcela.

Tutti questi elementi dovrebbero farci riflettere sull’efficacia o meno delle azioni finora condotte dal Governo e dal Parlamento e, per le parti che loro competono (es. formazione professionale), dalle Regioni e dai Comuni (es. servizi per la prima infanzia).

Tuttavia, negli ultimi cinque anni, vi sono stati anche alcuni segnali positivi. Abbiamo innanzitutto dati migliori: l’anagrafe nazionale degli studenti inizia a funzionare e ci consente di seguire i passaggi da un corso di studi a un altro. Poi, a una indagine parlamentare condotta nella prima parte della legislatura, ha fatto seguito una cabina di regia voluta dal Miur per approfondire le politiche di contrasto al fallimento formativo.

Abbiamo quindi una percezione più chiara di cosa funzioni e cosa no per contrastare l’insuccesso educativo. Sul piano informativo resta molto da fare, ma, sicuramente, sappiamo meglio dove intervenire: nelle aree geografiche (Mezzogiorno, periferie urbane, aree a forte densità illegale); nelle fasi più critiche del percorso d’istruzione (es. passaggio fra scuola primaria e secondaria); nell’ampliamento dei servizi per la prima infanzia (carenti al Sud); laddove l’apprendimento è più scarso e l’abbandono più elevato (scuole ghetto per stranieri, aree disagiate).

Sappiamo anche come agire: rafforzando la collaborazione tra le reti territoriali del Terzo Settore e il mondo della scuola (la “scuole aperte” e “comunità educanti”); ampliando la didattica laboratoriale (meno lezioni frontali); ammodernando l’edilizia scolastica ed estendendo il tempo pieno (praticamente inesistente al Sud) e le mense scolastiche, potenziando la formazione dei docenti, integrando gli strumenti digitali nel piano pedagogico.

Resta da definire l’indirizzo della politica che dovrebbero prendere il nuovo Governo e il nuovo Parlamento e quanto sarebbe necessario per superare lo scoglio della povertà educativa. Ben vengano i fondi strutturali europei, il Fondo per il contrasto alla povertà educativa, i vari miliardi inseriti nei piani ipotizzati per l’edilizia scolastica e i tre già in programmazione con la legge 107/2015. Tuttavia, nella spesa pubblica per l’istruzione, il gap accumulato dal 2008 con le altre democrazie e i paesi industrializzati è talmente ampio che ci vorrebbe un balzo al 10% (da poco più del 7% attuale) per colmare il distacco. Le risorse, infine, non sono sufficienti se non sono bene indirizzate.

La richiesta che noi di WeWorld Onlus avanziamo al nuovo Parlamento è quella di creare una vera strategia operativa nazionale. Un piano unitario garantito dal Governo, con Regioni e Comuni, che sappia includere i soggetti del Terzo Settore, con l’obiettivo di superare la discontinuità e la frammentarietà delle azioni fin qui condotte. Questo è anche l’auspicio del Coordinatore della Cabina di Regia del Miur sul tema, Marco Rossi Doria. Se la povertà educativa è una priorità nazionale va affrontata con un’azione coordinata tra i Ministeri, in uno sforzo di alto livello d’impegno istituzionale che includa la società civile.

Il tema sarà oggetto del Focus sull’Italia all’interno del nostro nuovo rapporto WeWorld Index 2018. Bambine/i adolescenti e donne. Le barriere all’educazione inclusiva che sarà presentato il prossimo 18 aprile al Ministero degli affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.