WeWorld
SE VUOI SAPERE COME RENDERE CONCRETO IL TUO AIUTO CHIAMACI DAL LUN-VEN 9.00-18.00 AL NUMERO 848.88.33.88

I nostri interventiin Brasile

LA STORIA DI GABRIELA


“Gabriela ha 25 anni e vive a Tamboril, nello Stato del Cearà. Quando si è sposata aveva solo 18 anni e ha avuto due bambini, Pedro e Cassia. La sua vita non è stata facile. Suo marito la trattava come una schiava e più volte l’ha tormentata con violenze fisiche e psicologiche.

Gabriela aveva pensato tante volte di scappare, ma sapeva che senza soldi e senza un lavoro non avrebbe potuto far crescere i suoi bambini da sola.

Grazie ai progetti che WeWorld svolge nella scuola di Pedro e Cassia, siamo riusciti a coinvolgere Gabriela in uno dei nostri gruppi informali di donne. Qui Gabriela ha appreso e messo in pratica nuove tecniche agricole, per sfruttare al meglio il suo orto domestico, e ha iniziato a coltivare da sola il cibo per i suoi bambini.

Soprattutto, insieme alle altre donne della comunità ha imparato che, in quanto donna, ha dei diritti e che questi sono tutelati da una legge statale.

Gabriela ha finalmente trovato il coraggio per denunciare suo marito. Adesso lavora a tempo pieno nel suo orto e vende i prodotti, sani e biologici, alla mensa della scuola dei suoi figli.”

Monica, operatore WeWorld in Brasile

 

 La situazione in Brasile

Fino a due anni fa il Brasile ha conosciuto una rapida crescita economica, che lo ha fatto rientrare fra le cinque economie emergenti del mondo (i cosiddetti BRICS), arrivando ad occupare nel 2014 il 7° posto nel Ranking delle maggiori economie mondiali, con un PIL di 2.340 Miliardi di Dollari. Nel 2016, secondo dati dell´Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (IBGE) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) il Paese è sceso al 9° posto, con una riduzione del 24,6% del PIL nazionale. In tutti i casi, si mantiene stabile al 2° posto come maggior economia del continente Americano, preceduta solo dagli Stati Uniti d’America. Nonostante questa grande crescita, il Brasile ha mantenuto le sue caratteristiche di profonde disuguaglianze sociali, alta concentrazione ed iniqua distribuzione della ricchezza, profondissime sacche di povertà e miseria. Il Paese ha 206,08 milioni di abitanti (IBGE, 2016), il 20% più ricco dei quali guadagna in media quasi 17 volte in più rispetto al 20% più povero, collocando il Brasile al 14° posto fra i Paesi più disuguali del mondo (Report di Sviluppo Umano/ONU 2015).

Nonostante ciò, secondo il Report dello United Nations Development Programme (UNDP, 2013) che analizza i risultati degli obiettivi di sviluppo del millennio definiti dall’ONU all’inizio del 2000, il Brasile risulta essere uno dei Paesi che più hanno contribuito al raggiungimento del primo degli 8 obiettivi – “sradicare la povertà estrema e la fame nel mondo” – diventando un punto di riferimento internazionale. Mentre nel resto del mondo si è riusciti a ridurre la povertà dal 47% del 1990 al 22% del 2012, il Brasile, nello stesso periodo, ha sradicato la fame ed è riuscito a ridurre la popolazione in condizioni di povertà estrema a un settimo rispetto a quella del 1990, passando dal 25,5% al 3,5% nel 2012. Questo grande traguardo è il risultato di politiche pubbliche nazionali, come per esempio l´iscrizione unica per i programmi sociali, che ha permesso che benefici quali la Bolsa familia arrivassero in tutti i 5.570 Municipi del Paese.
Molti passi avanti sono stati fatti, ma il Brasile ha ancora molta strada davanti per risolvere i suoi problemi strutturali.

In uno studio divulgato nel 2016 dall’International Policy Centre for Inclusive Growth (IPC-IG), vincolato all’UNDP, si conclude che fra il 2004 e il 2013 gli indici di povertà sono scesi dal 20% al 9% della popolazione e dal 7% al 4% nel caso della povertà estrema. Tuttavia, il profilo della povertà continua a rimanere invariato: è maggiore nelle aree rurali e nelle regioni Nord e Nord-Est del Brasile, dove si trova anche lo Stato del Ceará. Quasi la totalità dei residenti in domicili agricoli estremamente poveri nel Nord-Est non possiedono terra sufficiente per la sussistenza, lavorano in maniera informale e non hanno accesso ai servizi e sussidi di supporto dello Stato.

Il Brasile è un riferimento a livello mondiale per la riduzione della mortalità infantile. Dal 1990 al 2012 il tasso di mortalità di bambini minori di 1 anno è stato ridotto del 68,4% e portato a 14,9 morti per ogni 1.000 nati vivi (dati del Ministero della Salute, in particolare del Sistema de Informação sobre Mortalidade SIMe del Sistema de Informação sobre Nascidos Vivos – SINASC, 2012). Ad oggi tuttavia bambini minori di un anno muoiono per cause che potrebbero essere facilmente evitate e le maggiori vittime della mortalità infantile sono i bambini indigeni, soggetti ad un tasso di mortalità infantile pari al doppio rispetto agli altri bambini brasiliani (Departamento de Informática do Sistema Único de Saúde – DATASUS 2011).

Dal 1990 al 2013 la percentuale di bambini in età scolastica obbligatoria al di fuori del sistema scolastico è scesa del 64%, passando dal 19,6% al 7% (Pesquisa Nacional por Amostra de Domicílios – PNAD/IBGE 2013). Nonostante questo importante miglioramento, più di 3 milioni di bambini e bambine non frequentano la scuola (PNAD/IBGE 2013). Questa esclusione scolastica ha un volto preciso: chi non va a scuola sono bambini/e poveri/e, di colore, indigeni/e e quilombolas (afro-discendenti). Molti di loro sono portatori di handicap e la maggior parte vive nelle periferie dei grandi centri urbani, nel Semi-arido (Sertão), in Amazzonia e nelle aree rurali. Molti di questi bambini lasciano la scuola per lavorare ed aiutare le famiglie: quasi 1,7 milioni di bambini e adolescenti dai 5 ai 15 anni lavorano (PNAD/IBGE 2014). Fra il 2007 e il 2014 il numero dei bambini costretti a lavorare è sceso del 44%, ma fra il 2013 e il 2014 il numero di bambini/e fra i 5 e 15 anni che lavorano è salito dell’8%.

In Brasile, il tasso di femminicidi è di 4,8 per 100mila donne – il quinto quindi nel ranking mondiale, secondo dati dell´Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Nel 2015, la Mapa da Violência ha rivelato che, dal 2003 al 2013, il numero di omicidi di donne afrodiscendenti è cresciuto del 54%, passando da 1.864 a 2.875 casi all’anno. Nello stesso decennio, il numero delle vittime di violenza di genere è aumentato del 190,9% tra le donne di colore, la quantità annuale di omicidi di donne bianche è sceso del 9,8%, da 1.747 nel 2003 a 1.576 nel 2013. Del totale di femminicidi registrati nel 2013, 33,2% degli assassini erano partner o ex partner delle vittime. Dopo la Legge Maria da Penha, nel 2015 è stata approvata anche la Legge sul Femminicidio (13.104/2015), che ha alterato il codice penale brasiliano, caratterizzando esplicitamente questo crimine come omicidio commesso contro donne per motivi di genere.

Oggi il Brasile vive un momento di profonda crisi economica e di estrema fragilità e minaccia alla sua giovane democrazia. Dopo soli 25 anni dall´inizio del processo di re-democratizzazione del Paese, succeduto a 20 anni di dittatura civile-militare (1964 – 1985) e ad un processo di lenta riapertura politica che è durato circa 5 anni (1985-1990), i risultati che il Brasile ha conquista negli ultimi 20 anni sono seriamente a rischio.

Il Paese sta vivendo il peggior scandalo di corruzione della sua storia, che coinvolge direttamente i principali attori politici del Paese, senza distinzione di partito. Il governo attuale ha annunciato misure di riduzione della spesa pubblica preoccupanti, a scapito soprattutto delle politiche sociali, che nell´ultima decade hanno favorito lo sviluppo sociale, umano ed economico della popolazione brasiliana. Sono stati estinti importanti ministeri, come quello dello sviluppo sociale e lotta contro la fame, dello sviluppo agricolo, della cultura, delle donne, dell´uguaglianza razziale, della gioventù e dei diritti umani. I ministri nominati dal nuovo governo sono tutti uomini bianchi e appartenenti all´élite. Sono state notevolmente ridotte le politiche pubbliche di distribuzione del reddito; è in atto una riforma di matrice conservatrice del sistema della previdenza sociale e del sistema di educazione superiore, con una forte riduzione degli investimenti nelle università pubbliche federali.

 

Come interveniamo

In Brasile basiamo il nostro intervento principalmente sulla lotta alla violenza, lotta allo sfruttamento sessuale, sostegno per madri e bambini e supporto per il miglioramento del servizio educativo. 

Il primo passo per fermare la violenza domestica e lo sfruttamento sessuale, consiste nel rafforzare il legame tra famiglia, scuola e bambini, per creare una rete di sicurezza sempre più fitta e offrire un aiuto concreto alle vittime. Nelle scuole coinvolte nel progetto, insegnanti ed educatori ricevono una formazione specifica per riconoscere e identificare i casi di violenza. Attraverso la cultura, lo sport e l’arte, offriamo concrete alternative di vita a bambini e adolescenti maggiormente a rischio di esclusione sociale per farli rientrare nel sistema educativo, evitando che possano cadere nuovamente vittima di abusi. 

Inoltre, il nostro lavoro nelle scuole mira a sensibilizzare i bambini sui loro diritti e a educarli al rispetto degli altri e dell’ambiente. Perché è solo con la consapevolezza, che ci si potrà realmente incamminare verso un futuro in cui l’economia del Brasile possa crescere senza creare gravi squilibri sociali e distruggere il patrimonio naturalistico del Paese.

Offriamo anche un aiuto concreto a tante donne e mamme in difficoltà economica e sociale. Il nostro supporto in particolare consiste nell’aiutarle ad acquisire consapevolezza dei loro diritti, per combattere la violenza e fare pressione sulle autorità affinché vengano messe in atto misure concrete per contrastare efficacemente il fenomeno e parallelamente contribuire al miglioramento della loro autonomia.

A favoredei bambini

DIAMO UN FUTURO AL NOSTRO FUTURO: I BAMBINI.

 

Noi di WeWorld ci ispiriamo alla Convenzione Internazionale per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989.

Scopri di più

A favoredelle donne

A FAVORE DELLE DONNE E DELLE MAMME

 

Povertà, discriminazioni e violenza relegano le donne all’ambito domestico. Spesso alle bambine viene negato l’accesso all’istruzione e, private della loro infanzia, diventano mogli e madri troppo presto.

Scopri di più

Doveinterveniamo

Italia

Scopri la storia
di Francesca

Italia

Brasile

Scopri la storia
di Gabriela

Brasile

Benin

Scopri la storia
di Yves

Benin

Tanzania

Scopri la storia
di Ahmed

Tanzania

Kenya

Scopri la storia
di Marie

Kenya

India

Scopri la storia
di Sejal

India

Cambogia

Scopri la storia
di Sayni

Cambogia

Nepal

Scopri la storia
di Bijay

Nepal
clicca sui paesi e scopri le storie