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LA COMUNITÀ EDUCANTE SI ATTIVA PER FAVORIRE L’ACCESSO A SCUOLA DELLE BAMBINE.

 

Lilawati e Sonpari sono due sorelle nepalesi di 11 e 6 anni. Appartengono a una famiglia molto numerosa, composta da padre, madre e 6 figlie. È difficile dire dove vivono, perché la loro famiglia si sposta continuamente da un luogo all’altro alla ricerca di lavoro. Quando le abbiamo incontrate, erano ospitate a casa degli zii materni, a Kapilbastu.
La loro famiglia non possiede terreni, e i genitori si recano nei villaggi circostanti per lavori saltuari o per chiedere l’elemosina. Anche le figlie vanno di casa in casa a chiedere offerte da un villaggio all’altro, ma ciò che guadagnano e raccolgono non è sufficiente. L‘intera famiglia vive alla giornata e l’educazione delle figlie non è mai stata una priorità.

Lilawati e Sonpari sono state così coinvolte nel progetto PEAK (Partnership for Equity and Access in Kapilbastu), portato avanti da WeWorld Onlus in collaborazione con due organizzazioni locali, il Siddhartha Social Development Center (SSDC) e il Global Action Nepal (GAN) nel distretto di Kapilbastu.
In questa zona del Nepal il 17,8% della popolazione in età scolastica non va a scuola. I motivi sono in primo luogo legati alle condizioni economiche delle famiglie: dalla rilevazione condotta durante il progetto PEAK, il 38% delle famiglie si sposta per lavori stagionali, soprattutto in agricoltura, portando con sé i figli e talvolta facendoli lavorare. La migrazione e il sostegno richiesto ai figli/e nel lavoro incide sui loro percorsi scolastici.  

Il progetto PEAK ha dunque l’obiettivo di promuovere un’educazione equa e di qualità per tutti, attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. È infatti fondamentale sensibilizzare l’intera comunità educante (genitori, insegnanti, istituzioni locali, etc.) dell’importanza dell’investimento in educazione.
Per prima cosa abbiamo coinvolto la mamma e la zia di Lilawati e Sonpari in alcuni incontri di sensibilizzazione con la comunità del villaggio in cui veniva spiegata l’importanza di andare a scuola per i bambini e le bambine. Poi le organizzazioni locali hanno organizzato una manifestazione per invitare i genitori a iscrivere a scuola i loro figli e figlie. Lilawati e Sonpari hanno così iniziato ad andare a scuola, soprattutto grazie al supporto della mamma e della zia.
Ma ci siamo resi conto che non era sufficiente. Lilawati e Sonpari hanno ricominciato a saltare la scuola e a frequentare in maniera discontinua. Assieme ai nostri partner abbiamo quindi cercato di coinvolgere l’intera famiglia delle due bambine in attività legate alla scuola. Nello specifico, abbiamo cercato di sensibilizzare e rendere partecipi il papà e lo zio.

Con il supporto del progetto PEAK, infatti, ogni scuola beneficiaria ha sviluppato un Programma volto a migliorare la qualità dell’educazione. La maggioranza degli insegnanti e le comunità afferenti ad ogni scuola hanno ricevuto formazioni ad hoc e partecipato alla stesura del Programma.
I membri della comunità in tal modo si responsabilizzano e si incaricano di sollecitare le famiglie a mandare i loro figli a scuola. E così è successo nel caso di Lilawati e Sonpari: alcuni membri della comunità hanno raggiunto il padre e lo zio delle bambine e spiegato loro l’importanza dell’educazione. Li hanno poi coinvolti nella progettazione e nelle attività del Programma. Ad oggi, dopo 4 mesi di frequenza regolare, Lilawati e Sonpari hanno imparato a scrivere l’alfabeto nepalese e inglese.

I risultati raggiunti sono stati resi possibili grazie all’approccio educativo integrato caratterizzante il progetto PEAK, che ha promosso e supportato la comunicazione, il coordinamento e la collaborazione tra le organizzazioni della società civile, la comunità e il governo locale facilitando il reinserimento a scuola di 1.062 bambini e bambine che non la frequentavano. Ora i genitori comprendono l’importanza dell’educazione. Eloquenti a tale proposito le parole del papà di Lilawati e Sonpari: “Non abbiamo né terra né altre fonti di reddito. Ma d’ora in poi mi impegnerò affinché le mie figlie vadano lo stesso a scuola”.